Eventi

Porchetta e saltarella caput mundi

di Redazione · 13 giugno 2026, 16:07

Voglio fare una riflessione sul programma dell’estate venafrana. O meglio: su quel capolavoro di ingegneria del copia-incolla che qualcuno ha avuto il coraggio di chiamare “programma”.

Perché qui il problema non è organizzare eventi. Quelli, bene o male, li organizza chiunque: basta una locandina colorata, due font scelti a caso, qualche appuntamento buttato dentro come si fa con gli avanzi nel minestrone, ed ecco servita l’“estate venafrana”. Il problema vero è spacciare per programmazione una lista della spesa assemblata senza un’idea, senza un’anima, senza una visione. Una specie di buffet amministrativo dove ognuno porta qualcosa, nessuno sa perché, ma alla fine tutti fingono che sia una cena di gala.

Eventi copiati perché “li fanno anche negli altri paesi”. Appuntamenti inseriti perché bisognava riempire i buchi. Iniziative messe lì come i soprammobili brutti: non servono a niente, ma almeno occupano spazio. Il tutto con la solita pretesa di farci credere che in città stia accadendo qualcosa. E infatti qualcosa accade: la pazienza dei cittadini evapora.

Un programma estivo, in una città normale, dovrebbe avere un senso. Dovrebbe raccontare un’identità, costruire partecipazione, valorizzare luoghi, coinvolgere comunità, giovani, famiglie, associazioni, spazi pubblici. A Venafro invece sembra bastare il principio del “butta dentro tutto, poi Dio vede e provvede”. E infatti hanno buttato dentro tutto: eventi dell’hinterland, appuntamenti delle frazioni, iniziative che con una vera programmazione cittadina c’entrano poco o nulla.

Poi, per dare ancora più sostanza al minestrone, ci hanno infilato pure i festeggiamenti dei Santi Martiri. Una tradizione religiosa e popolare con una sua storia, una sua dignità, un suo significato profondo, trasformata in una voce qualunque del catalogo estivo. Come se fosse la serata karaoke del giovedì o la sagra della porchetta fluorescente. Complimenti: mancava solo “tramonto ore 20:31” tra gli eventi ufficiali, così facevamo numero anche con l’astronomia.

Questo non è programmare. È gonfiare il materassino bucato e chiamarlo nave da crociera.

E mentre si gioca con locandine, palchi, service audio e serate buone per far fare cassa a qualche locale o al solito organizzatore benedetto dalla provvidenza comunale, la città vera resta lì. Ferma. Immobile. Congelata. Una cartolina del “ci penseremo”.

La Villa Comunale? Sempre lì. Bloccata. Triste. Abbandonata. Ostaggio dell’immobilismo amministrativo, che ormai non è più una fase: è una forma d’arte. Via Caserta? Ancora un problema aperto, con una viabilità compromessa e un traffico che ha trasformato la città in un esperimento sociale sulla sopportazione umana. Ma vuoi mettere? Meglio distrarre tutti con il festival del “qualcosa abbiamo fatto”. Del resto, se non puoi risolvere i problemi, puoi sempre illuminarli con un palco e metterci sotto una cassa sparata a volume funerale.

Questo programma è la fotografia perfetta di una città che viene trattata come se dovesse ringraziare pure quando le servono il nulla su carta patinata. E loro lo sanno. Sanno che possono presentare un calendario debole, confuso, raffazzonato, tenuto insieme con lo scotch emotivo del “dai, almeno qualcosa c’è”. Sanno che basta una locandina colorata, qualche nome messo in fila, due serate rumorose e il gioco è fatto.

Il cittadino guarda, sospira e dice: “Va be’, almeno si muove qualcosa”. Sì, si muove. Ma verso il basso.

Venafro merita altro. Merita cultura vera, intrattenimento pensato, promozione del territorio fatta con criterio. Merita eventi che abbiano un senso, non manifestazioni assemblate come un mobile dell’Ikea senza istruzioni e con metà pezzi mancanti. Merita una programmazione capace di lasciare qualcosa, non l’ennesima passerella per accontentare locali, amici, organizzatori, convenienze e piccoli sistemi di sopravvivenza estiva.

Perché un programma pezzotto resta pezzotto anche se lo impacchetti con la grafica bella. Puoi metterci i colori, i loghi, gli sponsor, le foto suggestive, ma sempre pezzotto resta. Passa la serata, si smonta il palco, qualcuno incassa, qualcuno si prende l’applauso, qualcuno fa il post celebrativo con “grande successo di pubblico” anche se c’erano quattro sedie, due parenti e un cane smarrito. E alla città cosa resta? Il vuoto. Ma con l’eco.

Dulcis in fundo: il concerto sul laghetto.

Qui siamo davvero davanti alla poesia amministrativa dell’assurdo. Nulla da dire sul valore artistico dell’evento, anzi. Proprio per questo la domanda è ancora più seria: con quale sfondo lo si vuole realizzare? Si spenderanno soldi, probabilmente tanti, per allestire una scena suggestiva sul laghetto. Luci, palco, atmosfera, magari pure la lacrimuccia istituzionale. Ma intorno cosa ci sarà?

La Villa Comunale disastrata? Uno spazio pubblico ancora fermo? Un’area incompiuta? Il monumento vivente al “faremo, vedremo, provvederemo”?

Si prova a costruire l’effetto scenografico mentre il luogo che dovrebbe fare da cornice è l’immagine plastica del degrado e dell’abbandono. Si vuole vendere bellezza dove prima non si è stati capaci di garantire decoro. Si vuole mettere il palco sull’acqua, ma sulla terraferma resta il fallimento. Una metafora così perfetta che sembra scritta da un autore satirico con problemi di insonnia.

Il concerto sul laghetto rischia di diventare il manifesto definitivo di questa amministrazione: tanta scena, tanta spesa, tanta immagine, tanto fumo. Poi si abbassa il sipario e resta lei, la Villa Comunale, che non applaude. Grida vendetta.

Perché Venafro non ha bisogno di fumo negli occhi. Ne ha già respirato abbastanza. Ha bisogno di una programmazione vera, di spazi pubblici funzionanti, di una Villa Comunale restituita ai cittadini, di una viabilità normale, di amministratori capaci di affrontare i problemi invece di coprirli con feste, manifesti e sorrisi da inaugurazione.

Una città non si rilancia con il copia-incolla. Non si governa con le locandine. Non si amministra con le serate messe in fila come figurine doppie. E soprattutto non si prende in giro chi Venafro la vive ogni giorno, non solo quando c’è da salirci sopra un palco.

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