VELENI IN CERCA D’AUTORE, IL CASO MOLISE

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    Di ritorno dall’incontro-dibattito “Veleni in cerca d’autore, il caso Molise” tenutosi presso l’aula magna dell’Itis di Isernia pubblichiamo l’intervento della nostra associazione:

    INTERVENTO ISERNIA 13 DICEMBRE 2013
    Buonasera a tutti, a nome di tutta la mia associazione “Mamme per la Salute e
    l’Ambiente Onlus“ di Venafro ringrazio tutti gli organizzatori di questo incontro e,
    Letizia Giancola, per averci invitato a dare testimonianza in merito alle
    problematiche legate all’ambiente e alla legalità, così come noi le viviamo nel nostro
    territorio.
    La nostra storia è lunga ed articolata: nei dettagli è consultabile sul nostro sito
    www.mammesaluteambiente.it. Vi invitiamo a visionare i documenti contenuti nella
    sezione “cosa abbiamo fatto” perché sono prova della grave responsabilità della
    politica e delle istituzioni in generale in merito alla mancata tutela della salute
    pubblica; riteniamo infatti che l’informazione rispondente alla verità dei fatti possa
    scaturire solamente dalla lettura di documenti ed atti pubblici.
    La nostra esperienza nasce da una semplice e legittima preoccupazionederivante da
    un elevato aumento di patologie che registravamo nel nostro territorio e dalla
    constatazione dell’esistenza di più fonti inquinanti:
    – 1 inceneritore, -1 cementificio, – 1 nucleo industriale, nel quale hanno
    operato industrie fortemente impattanti, – strade a lunga percorrenza, su cui
    transitano centinaia di mezzi pesanti al giorno.
    Di questa preoccupazione, sin da subito, e parliamo del Febbraio 2005, sono stati
    investiti tutti gli enti statalii quali , invece di produrre prova di uno stato ambientale
    salubre, che ci avrebbe senz’altro tranquillizzato, non rispondevano alle nostre
    domande( abbiamo inviato ca. 100 raccomandate dal 2005), non ci fornivano
    documenti utili a capire, adoperandosi invece in proclami e comunicati stampa
    rassicuranti.
    Si sono trincerati per anni dietro l’alibi di evitare allarmismi, ma così facendo l’hanno
    creato loro l’allarmismo in una intera popolazione, mentre chi inquinava ha
    continuato a farlo indisturbato.
    Ignoranza, negligenza, o altro?
    Nonostante l’ostruzionismo noi scoprivamo, ad esempio, negli anni, che
    – i due inceneritori presenti sul nostro territorio lavoravano senza avere
    l’autorizzazione integrata ambientale-a cui per legge sono soggetti- e quindi
    operavano illegalmente – che i controlli da parte dell’Arpa non bastavano e che gli altri controlli,
    previsti per legge, venivano fatti dalle stesse aziende: cioè che il controllato
    controllava se stesso.
    Non solo,venivamo a conoscenza di personaggi legati alla criminalità organizzata che
    avevano operato in aziende ormai fallite del nucleo industriale di Pozzilli , sulla cui
    passata attivitàperiodicamente si accendono riflettori inquietanti.E ancora. Le
    denunce di Saviano contenute nel suo Gomorra e le inchieste della giornalista del
    Mattino Rosaria Capacchione, che erano di dominio pubblico, avevano allertato la
    nostra attenzione nel notare l’incessante via vai di camion di una nota azienda
    malavitosa che dal casertano attraversavano il nostro territorio. Tutto questo, e
    molto altro ancora, è stato da noi segnalato a chi di competenza senza riscontrare
    alcuna azione concreta.. Tale inerzia si è protratta per anni determinando una
    situazione di grave rischio per la nostra salute e non più tollerabile dal punto di vista
    della trasparenza e legalità.
    Oggi le rivelazioni di Schiavone che hanno tanto turbato l’intera Regione non
    svelano nulla rispetto a ciò che già si conosceva per quanto già detto da Saviano e
    dalla Capacchione e per cui non si è fatto nulla. La discarica abusiva di Venafro, che
    non è l’unica, venuta alla ribalta grazie all’indagine del giornalista Paolo De Chiara a
    cui va il grande merito di aver tirato fuori la verità su quel terreno, non era
    sconosciuta a chi di dovere. Per quanto ci riguarda questi sono ulteriori tasselli che
    confermano, purtroppo, tutti i nostri timori e che rispolverano vecchie cose risapute
    da tutti quelli che dovevano sapere e che dovevano agire di conseguenza. Ad ogni
    criticità resa nota si solleva un vespaio di faremo, indagheremo, risolveremo,
    accompagnato quasi sempre da un plauso per l’attività della nostra associazione
    che non può gratificarci a pieno se le nostre sollecitazioni continueranno a non
    trovare riscontro nelle azioni. Di fatto c’è una realtà complessa che deve essere
    indagata e affrontata complessivamente. Il clamore causato dalle rivelazioni di
    Schiavone sull’interramento in Molise di rifiuti tossici distoglie l’attenzione da altri
    fattori di rischio che sono sempre presenti, l’incenerimento dei rifiuti che in Molise e
    soprattutto nella zone del Venafrano arrivano dal resto d’Italia: sono davvero rifiuti
    normali? Noi abbiamo fatto analizzare nel 2009 un campione di cemento e dentro
    c’era uranio e torio. Abbiamo informato la procura d’Isernia con dettagliata
    denuncia presentata nel 2009, quali indagini o provvedimenti siano stati presi noi
    non lo sappiamo.Ma adesso? Adesso le istituzione devono agire compiutamente.
    Non servono complesse tavole rotonde o commissioni speciali per mandare le ruspe a scavare nel terreno di Venafro, liberarlo dai rifiuti o, nell’immediato, almeno,
    recintarlo per evitare che continuino a pascolarci le pecore.Non servono particolari
    osservatori regionali per raccogliere e rendere noti dati sanitari che la regione già
    possiede. Non è più tollerabile che chi chiede verità e legalità sia denunciato e
    continuamente incolpato di fare allarmismo. Ma è anche arrivato il tempo per noi
    cittadini di smettere di fare gli struzzi e renderci conto che in gioco c’è il futuro e la
    salute dei nostri figli.Occorre pretendere all’unisono e a gran voce non solo che si
    mettano in campo tutte le azioni utili a garantire la tutela della nostra salute, ma che
    le indagini siano fatte in modo compiuto e che i risultati siano resi pubblici. Per noi
    non può essere esplicativo e necessariamente rispondente alla verità dei fatti un
    comunicato o una conferenza in cui si dichiari che tutto è stato fatto e che non si è
    evidenziata alcuna criticità; al contrario, qualsiasi dichiarazione è rispondente al vero
    se confortata da documenti resi pubblici da cui si evince come “questo tutto” è
    stato fatto e soprattutto, in merito alla ricerca degli inquinanti, qualiinquinanti
    sono stati ricercati. Solo così potremmo essere tranquillizzati sul fatto che l’acqua, il
    suolo e l’aria del nostro territorio non sono avvelenati e che far vivere i nostri figli
    nella terra dove sono nati non può compromettere la loro salute.

    http://www.mammesaluteambiente.it/web/images/FileSito/Articoli-Convegni/intervento%20isernia%20-%2013%20dicembre%202013.pdf

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