Tagli Province, bye bye Isernia

ISERNIA – La riforma degli enti territoriali pensata dal Governo e approvata dall’Unione delle Province Italiane pare inesorabilmente essere destinata ad andare in porto. E non lascia scampo all’ente pentro di via Berta. Troppo pochi gli abitanti dell’hinterland isernino per garantire la sussistenza della Provincia. Mentre Campobasso tira un sospiro di sollievo. A svelare gli ultimi particolari della questione è Sergio Rizzo che, dalle pagine del Corriere della Sera, dice: dopo i vari tira e molla delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra protrattisi per anni, “è arrivato Mario Monti e nel decreto salva Italia è comparsa una disposizione all’apparenza categorica. Si tratta del trasferimento a Comuni e Regioni delle funzioni attribuite alle Province, relegate a organi non più elettivi con un numero limitato di consiglieri scelti dalle amministrazioni comunali. Ed è spuntato un comma che prevede una legge dello Stato, da emanarsi entro dicembre prossimo, per rendere operativa la riforma”. Secondo il tecnico a capo del Governo, sopravviveranno soltanto le Province in grado di soddisfare almeno due dei seguenti tre requisiti: superficie non inferiore a 3.000 chilometri quadrati, popolazione superiore a 350 mila abitanti e oltre 50 Comuni presenti nel territorio. Dalle attuali 107 Province – evidenzia Rizzo – (tolte la Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano) si passerebbe a 54. Meno di quelle esistenti nel 1861, che erano 59. In realtà, attenendosi scrupolosamente ai parametri, il loro numero dovrebbe addirittura scendere a 50. Si è però stabilito di salvare i capoluoghi di Regione. E quindi Campobasso, Venezia, Ancona e Trieste, pur non avendo i requisiti fissati, rimarrebbero in vita. Dieci Province, inoltre, dovrebbero scomparire in un secondo momento, in favore delle famigerate città metropolitane. Nell’elenco, oltre alla stessa Venezia, troviamo quindi Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Reggio Calabria. Tale riforma consentirebbe all’Italia di risparmiare una cifra che si aggira sui 5 miliardi.

fonte : www.ilnuovomolise.it

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