Sala consiglio Ferri snobba Venafro. Il commissario affida i lavori di ristrutturazione ad un professionista isernino

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Torna a “scoppiare la guerra” tra Venafro e Isernia, nel ricordo dei duri avvenimenti popolari di piazza degli anni ’60 ? Assolutamente no ! Oggi viviamo per fortuna altri tempi, le situazioni sono ben diverse, i rapporti peraltro ottimi tra isernini e venafrani sul piano sociale, professionale, economico e politico sono improntati alla massima collaborazione e cordialità, giusti i progressi e le idee innovative di entrambe le comunità.
Capita però, e veniamo all’attualità, che qualche avvenimento rischi d’incrinare i rapporti tra le due comunità, facendo saltare quanto costruito e realizzato assieme nei decenni. Un episodio di tal genere in effetti si è appena verificato, protagonisti diversi personaggi : da una parte il Commissario Straordinario del Comune di Venafro, dottoressa Guseppina Ferri, dall’altra un’ architetta di Isernia e dall’altra ancora 30 architetti d’ambo i sessi di Venafro. Pomo della discordia, o meglio del contendere : il rifacimento del nuovo look della sala consiliare del Comune di Venafro, che la Commissaria Ferri con delibera n. 52 del 7/3/2013 ha affidato ad un’architetta del capoluogo pentro, senza alcun iter burocratico e progettuale, ossia con decisione unilaterale e saltando a pié pari le professionalità venafrane che, appresa la cosa, si sono risentite di brutto scrivendo agli organi d’informazione regionali per esternare le loro sacrosante ragioni di diritto. “Abbiamo totale rispetto per la collega della provincia d’Isernia scrivono i 30 architetti venafrani  la quale non ce ne voglia per questa nostra iniziativa, ma a noi 30 professionisti venafrani sembra proprio che quel “cane della provincia” tanto famoso (l’allusione è per la storica e risaputa storiella del “Cane di Venafro ed il Cane di Isernia”, ndc) abbia di nuovo mangiato il pezzo di pane, meglio l’osso dell’altro “Cane”, ossia di Venafro I”. La questione, per dirla tutta, gli architetti venafrani non l’hanno affatto presa bene e senza mezzi termini si sono detti “arrabbiati” nei confronti del Commissario Ferri, che —a detta degli estensori della missiva recapitata agli organi d’informazionenello specifico non avrebbe avuto considerazione ed attenzione alcuna nei confronti delle loro professionalità. Perché si chiedono contrariatissimi i 30 architetti di Venafro nient’affatto interpellati né presi in considerazione per il rifacimento della sala consiliare del nostro Comune, preferendo nominare un’architetta d’Isernia ? Perché si è proceduto senza requisiti o curriculum ? Trenta architetti di Venafro non sono meritevoli e quindi non all’altezza di rinnovare la sala consiliare del loro Comune ? Avremmo proprio voluto vedere se da Isernia fosse stato affidato pari incarico per lavoro simile ad un architetto di Venafro ! Commissaria Ferri è la conclusione delle dure e convinte esternazioni dei professionisti venafrani noi le chiediamo di non essere di parte, le facciamo sapere che ognuno di noi, modestamente, è capace ed in grado di rispondere ad un normale “concorso,’ idea progettuale” e la invitiamo a rivedere quanto deliberato, seguendo il prescritto iter burocratico/ progettuale” . Si ricomporrà per tempo la diatriba ? Ce lo auguriamo di cuore, onde evitare strascichi spiacevolissimi !

Fonte: quotidianomolise.it

There are 1 comments

  1. domenico colozza |

    premesso che … Nemo propheta in patria….più che un problema di campanilismo mi porrei il problema circa l’ opportunità di impiegare risorse per interventi di questo genere quando le infrastrutture cittadine versano in uno stato pietoso. Da cittadino, ancor prima che da architetto, mi pongo una domanda; se fosse stato incaricato uno dei 30 professionisti venafrani ( uno di quelli citati nell’articolo e magari uno dei soliti noti ) gli altri e 29 sarebbero stati contenti ? … personalmente, considerato che tutti i professionisti sono meritevoli e che, se si dovesse scegliere per curricula, lavorerebbero sempre gli stessi, proporrei il sorteggio a rotazione.

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