Provincia Isernia. Consiglio segreto, stampa cacciata

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ISERNIA. Un Consiglio provinciale cominciato male e finito peggio. Nel quale, per motivi tuttora incomprensibili, a farne le spese è stata la libertà d’informazione. Perché il presidente dell’assise di via Berta, Lauro Cicchino, ha chiesto di secretare la seduta consiliare. Un avvenimento forse senza precedenti, nella storia dell’ente. Con il presidente Luigi Mazzuto messo a duro prova dalla domanda di attualità del capogruppo di Sel, Antonio Sorbo, sulla delicata vicenda dei provvedimenti disciplinari richiesti a carico del comandante della Polizia Provinciale Ezio Stefanelli, finito sotto processo a seguito di un alterco con un ex dipendente culminato con un malore. A invocare le sanzioni contro il comandante, il difensore dell’uomo, l’avvocato Vincenzo Iacovino. Ma andiamo con ordine. Il consesso si apre con Sorbo che propone di prorogare il tempo a disposizione per discutere le tre domande di attualità da lui presentate (tra cui quella su Stefanelli): dieci minuti in più, da mezz’ora a quaranta minuti. Qui il centrodestra va subito sotto. La proposta, infatti, viene accolta con dieci sì (quattro dei quali provenienti dalle file della maggioranza) e sei no, con Camillo Di Pasquale e Antonio Potena che si astengono. Per Mazzuto, insomma, tira subito un’aria pesante. Ma a peggiorare la situazione ci pensa Cicchino. Il quale, sulla prima domanda di Sorbo, invoca l’articolo 25 del Regolamento interno della Provincia che prevede lo svolgimento della seduta consiliare a porte chiuse. “Le sedute sono pubbliche – si legge sul Regolamento – quando non si tratti di questioni concernenti persone o il Consiglio non deliberi espressamente, anche durante una seduta pubblica, di passare a seduta segreta, su domanda succintamente motivata di un consigliere. Sulla proposta di passare a seduta segreta il Consiglio delibera, sentito, oltre al proponente, un consigliere a favore e uno contro”. Cosa che non accadrà per i motivi che presto vedremo. Sempre in base all’articolo 25, a tali sedute secretate “partecipano esclusivamente il presidente della Provincia, i consiglieri, il segretario generale e eventuali altri soggetti che il Consiglio intende ammettere”. E qui viene il bello. Perché il segretario generale Stefano Bellotta, sollecitato da Cicchino, ritenendo che la questione Stefanelli sia attinente alla sfera privata della persona, peraltro assente, e dunque che sussistano i motivi di segretezza, invita il folto pubblico presente ad abbandonare l’aula. Compresi numerosi dipendenti dell’ente e la stampa (di cui anche il presidente Mazzuto è un rappresentante, iscritto nell’elenco pubblicisti). Fioccano le proteste dei presenti, ma c’è poco da fare. La polizia provinciale fa gentilmente uscire tutti. Dopo qualche minuto lasciano l’aula anche gli assessori e i dirigenti. Restano solo i consiglieri e i dipendenti addetti al funzionamento dell’ assise. Ma nel merito della domanda di Sorbo non si entrerà mai. Perché all’interno i presenti discutono per un’ora e mezza (!) se trattare la faccenda a porte aperte o chiuse. Alla fine, Cicchino si assume in proprio la responsabilità di far secretare il tutto, senza che il Consiglio possa esprimersi. Fuori, le proteste non si contano. I dipendenti esprimono solidarietà alla stampa. Ma le figuracce dell’amministrazione non sono ancora finite. Perché Roberto Di Pasquale, capogruppo del Pdl, fa mettere a verbale di non condividere né quanto detto da Mazzuto e Cicchino durante la discussione segreta né il modo di condurre l’assise. Per poi lasciare l’aula, con l’opposizione che poco dopo segue l’esempio e fa venire meno il numero legale per protesta, non condividendo la segretezza dei lavori. Il Consiglio viene rinviato, in seconda convocazione, a domani alle 15. E si dovrebbe ripartire, in teoria, ancora a porte chiuse per discutere nel merito la domanda del consigliere di Sel. Lapidario il suo commento: “La mia finalità – ha detto Sorbo – era di far conoscere alla gente la vicenda. Quanto accaduto, come scrive l’avvocato Iacovino, può essere oggetto di sanzione disciplinare. Per questo volevo sapere la posizione della Provincia sul caso di un dirigente finito sotto processo. E se, alla luce di quanto accaduto, vi siano i presupposti per revocare l’incarico al comandante della polizia provinciale Inoltre, qualche cittadino potrebbe rivolgersi a un legale, ritenendo che l’interruzione di una seduta pubblica abbia impedito di fatto l’esercizio di un suo diritto costituzionale”. A questo punto Mazzuto indice una conferenza stampa per spiegare quanto accaduto. Ma i giornalisti presenti, cacciati dalla seduta solo un’ora e mezza prima, decidono di rendere pan per focaccia al presidente. Disertando la conferenza stampa per protesta. Cicchino e Mazzuto, per i prossimi anni di mandato, saranno ricordati anche per l’eloquente pagina scritta ieri.

fonte : www.ilnuovomolise.it

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