Piano sanitario, è scontro vero o è il gioco delle parti?

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Sarà vera guerra? O sono tutti d’accordo nel mettere in scena l’ennesima pantomima sulla sanità molisana?
I venti di guerra sono annunciati. E riguardano il piano sanitario regionale. Che i commissari Basso e Rosato stanno predisponendo ed elaborando in piena autonomia, nel rispetto del mandato ricevuto dal governo. La bozza del piano sanitario dei commissari, infischiandosene delle sentenze del Tar che salvaguardano i piccoli ospedali, secondo indiscrezioni calerebbe definitivamente la scure sui nosocomi di Larino, Agnone e Venafro ridimensionando fortemente anche le due principali strutture private convenzionate, vale a dire la ex Cattolica e il Neuromed. Mentre i commissari sono impegnati a chiudere il testo dell’importante documento, in Consiglio regionale c’è chi si prepara a formulare una proposta che è diversa e per certi versi contrapposta a quella dei commissari. La pattuglia di quelli che rivendicano il ruolo del Consiglio regionale nelle decisioni in tema di sanità e di riorganizzazione del comparto è guidata da Lucio De Bernardo, presidente della IV Commissione consiliare che ha concluso i lavori ed ha predisposto una proposta che sottoporrà all’assemblea. “Non abbiamo scritto l’Universo della sanità molisana – ha affermato De Bernardo -, né siamo convinti di aver elaborato idee inconfutabili”. E De Bernardo, che della sanità pubblica molisana è dirigente, è tanto convinto dell’importanza del ruolo della sua COmmissione da arrivare a dire: “I nostri suggerimenti intendono segnare una svolta decisiva, una virata convinta rispetto al sistema sanitario vigente nella nostra Regione, ponendo non per vuota demagogia, ma per metodo il cittadino e al centro dei contenuti e applicando un modello, quello ‘a rete’, che potenzia i servizi e taglia gli sprechi. Un’impostazione che ha trovato tutti i membri della Commissione d’accordo, a prescindere dal colore politico. Prevenzione, rete ospedaliera, medicina del territorio, riduzione dei tempi d’attesa, rimodulazione dei presidi sanitari minori, integrazione Pubblico-Privato e rete delle emergenze-urgenze – ha spiegato De Bernardo – sono i comparti oggetto della nostra disamina.” Ma non è sfuggito a nessuno che la Commissione ha sentito praticamente tutti i soggetti politici e istituzionali che si occupano di sanità, anche quelli che forse sul piano istituzionale c’entrano poco, come l’eurodeputato Aldo Patriciello, ma non hanno convocato proprio quelli che il governo ha mandato in Molise per rimettere in sesto la situazione, vale a dire i due commissari. “Sebbene i Commissari Basso e Rosato – si giustifica il Presidente De Bernardo – non siano stati convocati in audizione mediante formale invito, abbiamo avuto ugualmente modo di confrontarci sul lavoro svolto in IV Commissione e su come si procederà per il riordino della sanità pubblica. Il Commissario ad Acta Filippo Basso sarà, pertanto, portato a conoscenza del documento approvato in Commissione e sarà cura della struttura prendere in considerazione i suggerimenti in esso contenuti. Rimarrà, dunque, aperto un dialogo se si riterrà opportuno, altrimenti, come rappresentante del popolo molisano in Consiglio regionale, – ha concluso De Bernardo – risponderò del lavoro svolto nella Commissione che presiedo ai molisani e ai componenti dell’Istituzione di cui faccio parte, certo di aver fatto un buon lavoro, nello spirito solidaristico e universale che caratterizza chi ha a che fare con soggetti socialmente svantaggiati, come malati, anziani e disabili”. Insomma De Bernardo sembra intenzionato a guidare la rivolta dei “peones” di Palazzo Moffa. E a lui si sono affiancati i vari D’Aimmo, dirigente della ex Cattolica, il presidente del Consiglio regionale, Pietracupa, già alto dirigente del Neuromed, il consigliere Sabusco, già importante dirigente dell’Asrem, ed altri che si dicono pronti ad andare fino in fondo contro le eventuali imposizioni dei commissari. Ma sarà davvero così? Secondo alcuni osservatori sarebbe in atto un gioco delle parti attraverso il quale la maggioranza che sostiene Iorio intende ottenere l’obiettivo di far ricadere le colpe dei tagli sui “cattivi” della situazione, vale a dire Basso e Rosato, e di far credere ai molisani che loro, i consiglieri regionali e anche la giunta, ce l’hanno messa tutta per salvare quell’ospedale o quella struttura privata ma che non c’è stato niente da fare. E’ significativo, in questo senso, il silenzio di Michele Iorio che è il presidente della Regione e quindi il “capo” di quella maggioranza che contesta i due tecnici governativi ma al tempo stesso è anche il commissario ad acta alla sanità molisana, vale a dire il “superiore”, almeno sulla carta, di Basso e Rosato. E il piano sanitario che sarà elaborato da questi due dovrà essere firmato anche da Iorio. Cosa sta dunque succedendo realmente alla Regione? Le questioni più delicate riguardano i forti interessi che ruotano intorno alle strutture private. Infatti per i piccoli ospedali non c’è più scampo. Non solo i commissari ne prevedono di fatto la chiusura, visto che a Larino, Agnone e Venafro saranno eliminati anche gli ultimi servizi ospedalieri rimasti, ma anche i consiglieri regionali hanno messo in campo per queste tre strutture proposte abbastanza generiche e probabilmente non utili per la loro sopravvivenza. Sembra che agli inquilini di Palazzo Moffa stiano più a cuore le sorti delle strutture private. Forse l’unica vera battaglia si combatte su questo fronte. E ormai la resa dei conti, se di questo si tratta veramente, è vicina.

Altromolise

There are 1 comments

  1. La Commissione regionale e De Bernardo usano belle parole, come da 40 anni siamo abituati a sentoire mna i fatti hannos empre smentito le belle parole usate in quantità.
    Intanto se la Commissione Regionale e la regione stessa fossero affidabili, questo Piano di riordino come illustrato nell’articolo avrebbero dovuto farlo almeno 10 anni fa, porlo per 2 anni in discussione pubblica e chiamare, almeno 6 anni fa, i cittadini a votarlo o meno (DEMOCRAZIA PARTECIPATA). Dopo 3 Piani rigettati dai cittadini tutti i componenti la commissione ed i consiglieri regionali devono essere dichiarati decatuti e non rieleggibili per almeno 5 anni.
    Le Commissioni, i Commissari etc ect fanno parte del Sistema che nbon si riesce a modificare in meglio. Del resto anche il gverno Monti ha dato mazzate alla gran parete dei cittadini, evitando di toccare la casta, i grandi corrotti ed i grandi evasori. Evitando dilimitare le prebende pubbliche ad un massimo di 5000 eiuro al mese omnicomprensivo, e la soimme delle prebende pubbliche, per i pluricaricati, ad 8000 euro al mese. Ciò finchè politici e dirigenti snon saranno in grado di riportare il rapporto deficit/pil al di sotto del 60% ed a garantire il minimo introito per ogni famiglia. In tal modo coloro che, in unione di essi, non saranno capaci di assicurare lavoro o entrate dignitosi a tutti, dovranno pagarne personalmente l’incapacità.

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