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Venafro, città dei bollini: ma i monopattini senza regole chi li controlla?

A Venafro c’è una strana forma di severità amministrativa. Una severità attentissima quando si tratta di controllare un bollino del parcheggio, una sosta, un permesso, un’autorizzazione esposta male. In quei casi l’occhio è vigile, la regola diventa sacra, il cittadino viene richiamato al rispetto puntuale delle norme.

Poi, però, basta guardarsi intorno.

Per le strade circolano monopattini elettrici spesso senza contrassegno identificativo, talvolta condotti con superficialità, magari sui marciapiedi, magari in mezzo al traffico, magari con quell’atteggiamento di chi pensa che la strada sia uno spazio personale e non un luogo regolato da norme precise. E allora la domanda nasce spontanea: perché per alcuni obblighi si pretende il rispetto millimetrico della legge, mentre per altri sembra prevalere il silenzio?

La questione non è contro i monopattini in sé. Nessuno vuole criminalizzare un mezzo di mobilità utile, pratico e anche ecologico, se usato correttamente. Il punto è un altro: la mobilità alternativa non può diventare una zona franca. Chi circola su strada deve rispettare le regole, qualunque mezzo utilizzi. Auto, moto, biciclette, monopattini: la sicurezza pubblica non può essere applicata a intermittenza.

Il nuovo quadro normativo sui monopattini elettrici non è nato per fare dispetti ai cittadini, ma per superare l’anonimato di mezzi che, in caso di infrazioni o incidenti, rischiavano di diventare difficili da identificare. Il contrassegno serve proprio a questo: responsabilizzare chi guida e rendere possibili controlli efficaci. Non è un capriccio burocratico, è uno strumento minimo di civiltà stradale.

Eppure a Venafro, almeno a giudicare da ciò che si vede quotidianamente, questa regola pare ancora lontana dall’essere presa sul serio. C’è chi gira come se nulla fosse, senza contrassegno visibile, con la presunzione di chi sa che difficilmente verrà fermato. E questa è la parte più irritante: non solo la violazione della norma, ma la sensazione di impunità che la accompagna.

A rendere la situazione ancora più fastidiosa è l’atteggiamento di alcuni conducenti che, senza alcun rispetto per le regole e senza timore di controlli, sembrano comportarsi come se la città fosse cosa loro. Non importa la nazionalità, la provenienza o il mezzo utilizzato: chi circola a Venafro deve farlo nel rispetto della legge e degli altri cittadini.

Il problema non è chi usa il monopattino, né da dove proviene chi lo guida. Il problema è chi lo usa con arroganza, senza contrassegno, senza prudenza e con la convinzione di poter passare inosservato. Una città civile non può permettere zone franche, né tollerare che qualcuno si senta al di sopra delle regole.

Perché il cittadino che dimentica un bollino, sbaglia una sosta o espone male un permesso deve essere immediatamente richiamato all’ordine, mentre chi circola con un mezzo non correttamente identificato sembra passare inosservato? Perché la legalità deve essere inflessibile con alcuni e distratta con altri?

Qui non si chiede una caccia alle streghe. Si chiede coerenza.

Se una regola esiste, va fatta rispettare. Se la sicurezza stradale è davvero una priorità, allora non può esserlo solo quando produce sanzioni facili o controlli comodi. Deve esserlo anche quando richiede presenza sul territorio, verifiche reali e attenzione verso comportamenti ormai troppo diffusi.

Venafro non ha bisogno di cittadini divisi tra controllati e intoccabili. Ha bisogno di regole uguali per tutti. Chi usa il monopattino rispettando la legge non ha nulla da temere; anzi, è il primo a essere danneggiato da chi utilizza lo stesso mezzo con arroganza e senza adempiere agli obblighi previsti.

L’amministrazione, la Polizia Locale e tutti gli organi competenti dovrebbero dare un segnale chiaro: la sicurezza non è un dettaglio, e la legge non può essere applicata a seconda del mezzo, della comodità o della moda del momento.

Perché se a Venafro si riesce a vedere benissimo un bollino del parcheggio, allora si può vedere anche un monopattino senza contrassegno.

Basta volerlo.

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