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Venafro non merita questo manifesto

C’è una differenza enorme tra comunicare e offendere.

Il manifesto apparso a Venafro, con l’immagine di un uomo anziano, fragile, visibilmente segnato da una condizione di salute delicata, accompagnato dallo slogan: “Non mi interessa se l’auto è mia o a noleggio, basta che cammini!”, è un esempio perfetto di come la comunicazione pubblica possa sbagliare tutto: tono, immagine, messaggio e sensibilità.

Perché qui non siamo davanti a una campagna provocatoria riuscita.
Siamo davanti a un messaggio confuso, sgradevole e profondamente fuori luogo.

Una comunicazione efficace dovrebbe informare, sensibilizzare, far riflettere. Questo manifesto, invece, sembra quasi prendere in giro. Usa la fragilità di una persona come elemento visivo d’impatto e costruisce attorno a quell’immagine uno slogan ambiguo, grossolano, che suona più come una battuta infelice che come un messaggio sociale.

E il problema non è solo estetico.
Il problema è il rispetto.

Rispetto per le persone anziane.
Rispetto per chi vive una condizione di malattia o difficoltà.
Rispetto per chi ogni giorno ha bisogno di servizi, assistenza, cure, mobilità, supporto.
Rispetto per una città intera: Venafro.

Perché Venafro non è una città qualsiasi dentro questa vicenda. È una comunità che negli anni ha visto sparire o ridursi pezzi fondamentali della propria vita pubblica. Tra questi, uno dei più importanti: la sanità.

Venafro ha una struttura ospedaliera tra le più belle del Molise. Un presidio che avrebbe potuto essere un punto di riferimento per l’intero territorio. E invece, nel tempo, è stato svuotato, ridimensionato, impoverito, fino a diventare per molti cittadini il simbolo di ciò che è stato tolto più che di ciò che è stato garantito.

Ed è proprio qui che quel manifesto diventa ancora più pesante.

Parlare con leggerezza di persone fragili, di corpi che faticano, di bisogno di “camminare”, proprio in una città che ha subito la perdita progressiva di servizi essenziali, è una mancanza di sensibilità enorme.

A Venafro il tema della salute non è uno slogan.
È vita quotidiana.

È una visita da fare fuori città.
È un reparto che non c’è più.
È un servizio che manca.
È una famiglia costretta a spostarsi.
È un cittadino che si sente abbandonato.

E allora viene da chiedersi: chi ha pensato questo manifesto conosce davvero Venafro? Conosce la sua storia recente? Conosce la rabbia, la stanchezza e la dignità di una comunità che ha visto negarsi servizi fondamentali?

Perché una città già ferita non può essere anche trattata con superficialità.
Una comunità privata di tanto non può essere rappresentata con uno slogan che sembra ridurla a caricatura.

Il messaggio “basta che cammini” è sbagliato non solo perché brutto. È sbagliato perché banalizza il bisogno. Semplifica ciò che è complesso. Usa una fragilità vera per costruire una frase ad effetto. E soprattutto sembra parlare ai cittadini dall’alto, con un tono che non educa, non coinvolge, non rispetta.

E questo articolo non lo scrive qualcuno che parla di sanità per sentito dire.

Lo scrive una persona che la sofferenza l’ha vista da vicino. Che nel giro di pochi mesi si è vista morire un padre di tumore e una madre di Parkinson. Due dolori enormi, vissuti dentro una città in cui il peso della malasanità, dei servizi mancanti e delle strutture depotenziate non è un concetto astratto, ma una ferita quotidiana.

Quando hai attraversato certi corridoi, certe attese, certi viaggi, certe mancanze, certe risposte che non arrivano, allora uno slogan del genere non lo leggi con leggerezza. Ti colpisce. Ti offende. Ti fa male.

Perché dietro la parola “camminare” ci sono persone che non riescono più a farlo.
Dietro la parola “salute” ci sono famiglie che combattono.
Dietro la parola “servizi” ci sono diritti che dovrebbero essere garantiti, non concessi a pezzi.

La comunicazione pubblica non è un gioco.
Un manifesto non è solo un’immagine appesa per strada.
È un messaggio che entra nello spazio quotidiano delle persone.
È qualcosa che parla a una comunità, la rappresenta, la interpreta.

E questo manifesto Venafro la rappresenta male.

Venafro non ha bisogno di cartelloni che offendono il senso civico dei cittadini. Ha bisogno di servizi. Ha bisogno di sanità. Ha bisogno di attenzione. Ha bisogno di rispetto istituzionale. Ha bisogno di una comunicazione capace di capire il territorio, non di colpirlo con slogan maldestri.

Chi ha ideato, approvato o diffuso questo messaggio dovrebbe chiarirne pubblicamente il senso. E, se necessario, rimuoverlo o correggerlo. Non per censura. Per rispetto.

Perché prima di chiedere ai cittadini di “camminare”, bisognerebbe domandarsi chi ha tolto loro le strade, i servizi e persino il diritto a curarsi nella propria città.

Venafro non merita di essere presa in giro.
Venafro merita risposte.
Venafro merita sanità.
Venafro merita rispetto.

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