Mancano le autorizzazioni ambientali: sequestrata la Impredil

L’indagine è partita dalla segnalazione (anche mediante circostanziate fotografie) di numerosi cittadini di Venafro, compreso il sindaco Antonio Sorbo, circa la presenza in città di fumi densi e maleodoranti provenienti,
verosimilmente, da una nota ditta specializzata nella produzione di conglomerati bituminosi in località ‘Madonnella’: la Impredil.
La procura di Isernia, per il tramite del pubblico ministero Federico Scioli, ha così inteso affidare al Corpo
Forestale dello Stato l’esecuzione di accertamenti in loco. E la svolta è giunta dopo l’acquisizione della documentazione agli atti del settore Ambiente della Regione Molise e della Provincia.
L’azienda nel mirino degli inquirenti pare non avere l’autorizzazione per le emissioni in atmosfera. È scattato quindi il sequestro preventivo dell’impianto, con conseguente iscrizione nel registro degli indagati dell’amministratore della società. Secondo quanto reso noto dal procuratore capo della Repubblica di Isernia, Paolo Albano, nel corso della
conferenza stampa di stamani, la Impredil avrebbe le autorizzazioni relative solo agli anni ’92 e ’94, quindi si tratta di pareri scaduti e non conformi alle nuove normative vigenti inmateria ambientale, emanate nel 2006, sull’adeguamento degli impianti già esistenti in base a regole più ferree. “Il legislatore – ha affermato Albano – ha deciso di punire
severamente con la sanzione penale, di cui all’art.279 del decreto legislativo 152/2006, chi esercita un’attività di impianto senza autorizzazione o con autorizzazione scaduta.
Quindi questa Procura, ritenendo si fosse configurato un reato ambientale, ha richiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari il sequestro preventivo della ditta in questione”. Albano ha poi precisato che tale atto vuole essere considerato come una “risposta alle istanze dei cittadini, in particolare delle associazioni ambientaliste molto attive nel venafrano”.

A loro il procuratore ha assicurato: “Lo Stato c’è ed è dalla vostra parte”. Le indagini sulla vicenda sono ancora in corso.
Ma si registra una pronta replica della stessa Impredil.
L’azienda, in una nota, rivendica il possesso delle autorizzazioni del caso e precisa come “l’impianto per la produzione di conglomerato bituminoso abbia un ciclo produttivo tale da non generare alcun rischio ambientale, inquanto l’attività consiste esclusivamente nel riscaldare inerti e miscelarli con bitume liquido ad una temperatura di 150 gradi”. Quindi la Impredil conclude: “La salvaguardia ambientale è una priorità anche per la nostra azienda”.

fonte:isernia news

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