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Governo, Renzi al Colle con nomi ministri: Padoan-Economia, Gratteri-Giustizia

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CRONACA ORA PER ORA – Il premier incaricatoal Quirinale con la squadra di governo. Casson (Pd): “Inaccettabile allargamento a destra della maggioranza”. Tensione nel vertice notturno tra il segretario Pd e Alfano.Il paradosso è che a pochi minuti dalla consegna della lista dei ministri al presidente della Repubblica le uniche poltrone a prova di bomba fossero proprio quelle decise meno di un anno fa da Enrico LettaAlfano al Viminale, Lupi ai Trasporti e Lorenzin alla Salute, la Bonino agli Esteri e Orlando all’Ambiente. Per giunta con il passare delle ore il governo che doveva essere politico è puntellato su due “supertecnici”, cioè Pier Carlo Padoan (presidente dell’Istat da un mese e ex vice direttore generale dell’Ocse) che sarà il prossimo ministro dell’Economia e Nicola Gratteri (pm anti-’ndrangheta) che sarà il ministro guardasigilli. E poi, secondo fonti del Pd:Franceschini alla Cultura, Federica Guidi allo Sviluppo, Giuliano Poletti al Lavoro, Roberta Pinotti prima donna al ministero della Difesa, Gianluca Galletti (Udc) all’Agricoltura, Valeria Fedeli (Pd) alla Pubblica Amministrazione, Marianna Madia (Pd) alle Pari Opportunità, Federica Mogherini (Pd) agli Affari Europei, Maria Elena Boschi ai Rapporti con il Parlamento, Stefania Giannini (Scelta Civica) all’Istruzione.

I numeri del Senato: i Popolari di Mauro e i “civatiani”
Nel frattempo, poiché alla fine tutto ciò che conta sono i numeri del Senato, qualche scricchiolio si sente arrivare dai Popolari per l’Italia: “L’unica certezza è che al momento, al Senato, Renzi non ha la maggioranza” dice Tito Di Maggio, senatore della pattuglia che Mario Mauro ha staccato da Scelta Civica. Parole che gettano nel panico non tanto Renzi, quanto gli stessi senatori del gruppo di Di Maggio: “Siamo certi che il lavoro del presidente incaricato, Matteo Renzi, darà un governo serio al Paese. Al di là delle legittime valutazioni personali, il nostro sostegno è fuori discussione” si affretta a rassicurare tutti Aldo Di Biagio, vicecapogruppo a Palazzo Madama.

E più ancora contano le parole dell’unica minoranza rimasta dentro al Partito democratico, quella guidata da Pippo Civati: ”C’è un problema politico di fondo, e cioè che la maggioranza che si va profilando non è affatto quella indicata dal documento della direzione del Pd” avverte il senatore Felice Casson, definendo “inaccettabile l’allargamento a destra” della maggioranza.

La “rottamazione” di Renzi anche per i dirigenti. A partire da Befera
Ma oltre ai responsabili dei nuovi dicasteri il presidente del Consiglio incaricato è a lavoro – secondo una ricostruzione dell’agenzia politica Public Policy, che cita fonti del Pd – “anche per un ‘repulisti’ generale dei dirigenti e dei tecnici nei ministeri”. Il primo nome in bilico – dice la fonte – è quello del Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco, “che non piace a Renzi”. Ma non solo, perché nel mirino del nuovo esecutivo ci sarebbe, a quanto riferisce un’altra fonte Pd, anche l’Agenzia delle entrate. Il primo nome che potrebbe essere cambiato “è quello del direttore generaleAttilio Befera“.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/21/governo-renzi-al-colle-con-nomi-ministri-padoan-economia-gratteri-giustizia/889014/

 

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