Da Ciarrapico a Di Pietro la fulgida carriera giornalistica e politica di Antonio Sorbo ( per parcondicio pubblichiamo la risposta a sorbo inviata come commento sul portale dall’Architetto Franco Valente)

203 0

Ma non è questa la sua grandezza.
La sua maggiore qualità è il dire una cosa per farne capire un’altra. E’ convinto che così si faccia giornalismo.

Il Sorbo si picca di essere anche uno storico per aver trascritto (copia e incolla) il diario di Leopoldo Pilla. Una pubblicazione che fu possibile perché Gennaro Morra gli aveva dato benevolmente una mano consistente nella fase della ricerca. Ma la gratitudine e la riconoscenza non sono nell’elenco delle virtù e anche dopo la morte la memoria di “don Gennaro Morra”, come ironicamente lo chiama Sorbo, viene chiamata in causa per uno squallido tentativo di menare fango sulla mia persona.

L’altra sera per televisione elencando i motivi per cui sarebbe una iattura avere Sorbo amministratore di Venafro, citai anche l’episodio dell’esposto che egli mi fece accusandomi di aver fatto sparire qualche centinaio di libri dalla donazione che mio zio Gennaro Morra aveva fatto alla biblioteca comunale di Venafro.

A parte la poca dimestichezza del Sorbo con l’architettura giornalistica, appare evidente il suo astio nei miei confronti. D’altra parte la statura culturale di Sorbo è fortemente condizionata da quel rancore personale che egli non è in grado di nascondere nei confronti di chiunque possa apparire meglio di lui. Compreso Gennaro Morra, dalla cui bocca quando era in vita non ho mai sentito una frase di apprezzamento o di critica per la sua trascrizione del diario di Pilla. Un disinteresse totale.

Ma veniamo alle precisazioni del Sorbo il quale scrive:

“In un recente confronto televisivo a cui non ero presente sono stato tirato improvvidamente in ballo – non avendo quindi possibilità di replicare e smentire le falsità – in relazione ad una vicenda riguardante la biblioteca comunale di Venafro.

Si sosteneva che io avessi denunciato il pinco pallino di turno accusandolo di essersi “fregato” qualche centinaio di libri dell’eredità di don Gennaro Morra. Niente di più falso.

Io ed altri tre consiglieri comunali producemmo semplicemente una interrogazione a risposta scritta in Consiglio comunale che poi inviammo, tra gli altri, anche alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Posso solo dire che dopo quella interrogazione il direttore onorario reggente della biblioteca, arch. Franco Valente, fu sostituito con atto della giunta comunale dal prof. Giacomo Gargano, che è tuttora in carica.
Il prof. Gargano, appena insediatosi, mise mano alla vicenda dell’eredità Morra recuperando circa 1.700 libri, alcuni preziosissimi, che nessuno si era mai premurato, chissà perché, di andare a prendere. Sarà stata una mera dimenticanza!!!
Una strana dimenticanza visto che, dalla documentazione “ufficiale” risultava invece che, prima che si insediasse il prof. Gargano, “tutti i libri” dell’eredità Morra erano stati “numerati e catalogati”. Poi si è scoperto che non erano “tutti”, all’appello ne mancavano circa 1.700. E dobbiamo ringraziare il prof. Gargano se oggi quei libri sono stati acquisiti al patrimonio del Comune di Venafro. Oggi, grazie alla “scoperta” di quei 1.700 libri “dimenticati”, i volumi finiti al Comune di Venafro provenienti dall’eredità Morra sono circa 4.400. Buona lettura”.

Non perdo tempo sul suo inutile tentativo di far credere che io sia stato defraudato del titolo di “direttore onorario” a seguito della sua denuncia. Tutti sanno che fu una questione puramente politica.

Voglio solo evidenziare come il Sorbo sia convinto che le sue insinuazioni possano diventare verità storica. Cerca di utilizzare il metodo della reticenza che può andare a buon fine solo se l’interlocutore è un imbecille. E io imbecille, nonostante il suo pio desiderio, non sono.

La collezione libraria di Gennaro Morra, fratello di mia suocera, era situata in tre luoghi diversi.
La parte pregevole era a Roma.
Quella di narrativa di poco pregio era nella sua casa di Venafro.
Quella dei libri inutili era nella casa di campagna.

Mentre ero ancora Direttore Onorario della biblioteca mi preoccupai di recuperare immediatamente la collezione romana che era formata da libri rari e di valore. Con la mia macchina feci vari viaggi a Roma per caricare i volumi e portarli nella biblioteca di Venafro dove furono depositati.

Poiché nella biblioteca non vi era spazio sufficiente non mi preoccupai minimamente di andare a prelevare gli altri 1.700 libri che, peraltro, erano di valore irrilevante.

Poi Giacomo Gargano divenne Direttore Onorario della Biblioteca e, avendo saputo che da Roma era venuta in vacanza Carmen Siravo, vedova di Gennaro Morra, si recò presso la sua abitazione. La signora Carmen gli disse che non vedeva l’ora che dalla sua casa in città e dalla casa di campagna venissero portati via quei libri, come era nel desiderio del marito.

Perciò nessuna sparizione, come subdolamente e in malafede cerca di far credere il Sorbo, ma solo mancata consegna da parte della vedova.

Gargano, con gli operai del Comune, provvide subito dopo.

Solo per la cronaca: risulta che questi ulteriori 1.700 libri sono talmente inutili che nessuno di essi è stato mai chiesto in lettura. Se venissero mandati al macero, come si fa in tutte le biblioteche serie, nessuno li rimpiangerebbe, escluso il Sorbo a cui piacciono particolarmente le cose inutili.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi