Cronaca Giudiziaria

Cucchi, chiesti 18 anni per i due carabinieri che lo pestarono. Il pm: “Depistaggi da film dell’orrore”

Le richieste di condanna nel processo bis per le responsabilità dei cinque militari, tra cui i due autori del pestaggio rispondono di omicidio preterintenzionale e l’allora comandante della Stazione Appia per il quale sono stati chiesti 8 anni oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La sorella Ilaria: “Questo processo ci riavvicina allo Stato”
Diciotto anni per i due autori del pestaggio. Con la specifica che non si tratta di “un processo all’Arma dei carabinieri anche se nella vicenda Cucchi i depistaggi hanno toccato picchi da film dell’orrore”. Sono arrivate le richieste di condanna nell’ultimo giorno di requisitoria nell’aula bunker di Rebibbia del pm Giovanni Musarò nel processo bis per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell’ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini di Roma.

“Questo è un processo contro cinque esponenti dell’Arma dei Carabinieri che – ha spiegato subito Musarò – come altri esponenti dell’Arma oggi imputati in altro procedimento penale, violarono il giuramento di fedeltà alle leggi e alla Costituzione, tradendo innanzitutto l’Istituzione di cui facevano e fanno parte”. La sentenza è slittata al 14 novembre. La decisione è stata presa dai giudici della prima Corte d’Assise di Roma a causa dei numerosi avvocati difensori degli imputati che dovranno intervenire e per permettere eventuali repliche.

Cinque gli imputati: si tratta Francesco Tedesco, che a nove anni di distanza ha rivelato che il 31enne venne ‘pestato’ da due suoi colleghi, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, accusati come lui di omicidio preterintenzionale per i quali è arrivata la richiesta di 18 anni di carcere. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia (nei confronti degli agenti penitenziari) assieme al maresciallo Roberto Mandolini, mentre solo di calunnia risponde il militare Vincenzo Nicolardi. Per Tedesco, accusato dello stesso reato di omicidio, il pm ha sollecitato l’assoluzione ‘per non aver commesso il fatto’.

Per lui, però, che risponde anche del falso, è stata chiesta una condanna a 3 anni e 6 mesi. Otto anni di reclusione, poi, sono stati avanzati per il maresciallo Mandolini (all’epoca comandante interinale della Stazione Appia), anche lui per il reato di falso. Il ‘non doversi procedere’ per prescrizione dalla calunnia commessa ai danni dei tre agenti di polizia penitenziaria è stato sollecitato, infine, oltre che per Tedesco e lo stesso Mandolini, anche per il quinto imputato, Nicolardi.

“La responsabilità è stata scientificamente indirizzata verso tre agenti della polizia penitenziaria – ha detto il pm ricostruendo la drammatica morte del ragazzo – ma il depistaggio ha riguardato anche un ministro della Repubblica che è andato in Senato e ha dichiarato il falso davanti a tutto il Paese”. Il riferimento è alla giornata di martedì 3 novembre 2009, quando nell’aula del Senato il ministro della giustizia, Angelino Alfano, nell’ambito dell’informativa del governo sulla vicenda, venne chiamato a riferire sulle circostanze della morte del giovane. “Un pestaggio violentissimo – ha proseguito l’accusa – in uno stato di minorata difesa. Sono due le persone che lo aggrediscono. Colpito quando era già a terra con calci in faccia, di questo stiamo parlando. La minorata difesa deriva dal suo stato di magrezza”.

Stefano era magro – ha spiegato – era sottopeso, pesava circa 43 kg perché aveva la necessità di stare sotto i 44 kg dato che doveva combattere nei pesi ‘super mosca’. Non era una magrezza patologica. Sul tavolo dell’obitorio invece pesava 37 kg. Perché perse 6 kg in 6 giorni? Perché durante la degenza al Pertini non si alimentava a causa del trauma subito. Si è speculato sulla sua magrezza”. “Nel comportamento di Cucchi all’ospedale – ha sottolineato – vi era un atteggiamento di chiusura, chiarissimo sintomo da ‘disturbo post traumatico da stress’ a causa del pestaggio subito, come dichiarato dal professore Vigevano. Cucchi rifiutava le cure e prendeva le medicine solo quando venivano aperte davanti”.

“Venne fatto passare per un sieropositivo e tossicodipendente in fase avanzata – l’affondo del pm – nulla era vero. Stefano Cucchi stava bene prima del pestaggio, ma altro venne fatto credere al Paese, insieme alle accuse agli agenti della polizia penitenziaria”.

“Questo processo ci riavvicina allo Stato, riavvicina i cittadini e lo Stato”, commenta Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, a conclusione della requisitoria: “Non avrei mai creduto di trovarmi in un’aula di giustizia e respirare un’aria così diversa. Sembra qualcosa di così tanto scontato, eppure non è così. Se ci fossero magistrati come il dottor Musarò non ci sarebbe bisogno di cosiddetti eroi o della sorella della vittima che sacrifica dieci anni della sua vita per portare avanti sulle sue spalle quella che è diventata la battaglia della vita”.

fonte: https://www.repubblica.it/cronaca/2019/10/03/news/stefano_cucci_processo-237575392/

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