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Crollo al Castello, a luglio in tribunale

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Crollo al Castello Pandone: si ritorna in tribunale agli inizi di luglio. Il processo va avanti tra rinvii e polemiche. Di mezzo i proprietari della nota pizzeria ubicata  proprio ai piedi del maniero. Problemi seri anche per i residenti del quartiere che convivono oramai da circa tre anni con una serie infinita di emergenze viarie. IJAmministrazione comunale intanto sta per chiudere una parte del cantiere, per restituire alla città almeno la piazza adiacente il castello. Il sindaco Antonio Sorbo sta portando avanti quanto programmato dal comune di Venafro, anche se sono modifiche sostanziali. Sugli interventi portati a termine dà all’occhio la pavimentazione esterna al fossato.

Un intervento che tanto dà all’occhio da aver colpito anche i giornalisti del Corriere della Sera Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo che mercoledì scorso, prima di recarsi a Isernia, per la presentazione del loro ultimo libro “Se il sud muore”, hanno fatto una sosta culturale proprio al Castello accolti dal primo cittadino e dal Soprintendente Gino Famiglietti.

Stella e Rizzo non hanno affatto apprezzato la scelta delle mattonelle e del materiale utilizzato. ” Ma è possibile che queste mattonelle le mettono dappertutto. E’ un pugno nello stomaco.’ I due volti notissimi e popolari del giornalismo italiano poi si sono fati spiegare tutto da Sorbo e Famiglietti su tutto quello che ha comportato il cantiere tra autorizzazioni negate e nuovi progetti.

Ma andiamo al processo in corso dinanzi al tribunale di Isernia con una famiglia, i proprietari della pizzeria danneggiata dal crollo del muro, che attendono giustizia. A luglio forse il processo entrerà nel vivo. Cinque come è noto le ipotesi di reato per le persone rinviare a giudizio.

Pomo della discordia e quindi oggetto del procedimento giudiziario il crollo, avvenuto oltre due anni fa, di una rampa di accesso ad una proprietà privata realizzata nell’ambito dei lavori di restyling della piazza antistante il Castello Pandone di Venafro.

Il crollo del muro di sostegno proprio all’ingresso principale della nota pizzeria ubicata proprio sotto il Maniero, fece scalpore e provocò una serie di denunce e atti amministrativi da parte del Comune di Venafro. Subito su tutto l’appalto, si accesero i riflettori, e l’indagine della Procura della Repubblica di Isernia, dietro l’esposto denuncia presentato anche dai proprietari della pizzeria, danneggiati dal crollo del muro che avrebbe potuto anche avere conseguenze tragiche per i proprietar.

A condurre le indagini per la procura di Isernia, il sostituto procuratore Scioli. Al termine delle indagini del giudice Scioli, a finire nel mirino della procura l’architetto Franco Valente, in qualità di Rup (responsabile unico del procedimento) per gli interventi di rifacimento disposti dal Comune, Angela Maria Crolla e Massimo Volpe nella veste di titolari della ditta aggiudicataria dell’appalto.

Secondo l’accusa la rampa sarebbe stata realizzata  senza il nulla osta della Regione, senza il preliminare deposito del progetto, in violazione delle norme tecniche previste per le opere di sostegno e in assenza dell’autorizzazione della Direzione dei beni culturali del Molise.

Un “via libera”, questultimo, necessario dal momento che l’area in questione è sottoposta ai vi, coli paesaggistico e archeologico. Quinta ipotesi di reato, invece, è quella di aver cagionato pericolo per la pubblica incolumità, in quanto la struttura sarebbe stata elevata sino a raggiungere l’attività commerciale che ivi si sorge.

In sostanza, si parla di crollo colposo e varie violazioni di norme urbanistiche. Questo il castello accusatorio che la difesa dei tre imputati tenterà di abbattere soprattutto dalla parte della difesa dei titolari della ditta esecutrice degli interventi lungo la rampa di accesso all’interno di una proprietà privata.

Occorre dire che l’architetto Valente, nella sua qualità di rup, non aveva mai autorizzato quei lavori e questo molto probabilmente giocherà a suo favore nel dibattimento che dovrebbe iniziare il prossimo luglio, presso il tribunale di Isernia.

Parte offesa è la proprietà della pizzeria ai piedi del Castello.

fonte: quyotidianomolise.it

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