Consiglio di Stato, la sentenza prevista per la prossima settimana

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Il Consiglio di Stato è un bunker inaccessibile per tutti: avvocati, giornalisti, politici. Nulla trapela circa l’orientamento dei giudici che stanno per pronunciare una sentenza che può cambiare la storia politica del Molise.
Bocche cucite e modi spicci per allontanare la curiosità di chi vorrebbe anticipare la notizia. A Palazzo Spada non ci sono spifferi di nessun tipo. L’unico sussurro che si coglie è l’invito a ripassare la prossima settimana. La sola indiscrezione che si raccoglie, ed è da prendere con le molle, è che la sentenza sulle elezioni regionali del Molise potrebbe uscire ad inizio della prossima settimana, forse martedì. Passo e chiudo. Dunque c’è da aspettare. Alla vigilia dell’udienza si parlava di almeno dieci giorni di attesa. Ma, visto che delle numerose “cause” iscritte nella stessa udienza in cui si è discussa la vicenda elettorale molisana, circa una trentina – quasi tutte – non sono state trattate, è probabile che i tempi si accorcino. Una settimana potrebbe essere più che sufficiente per scrivere la sentenza. Una cosa è certa: su quasi tutti i punti controversi è stato già fatto un lavoro istruttorio e pertanto i giudici dovrebbero avere già le idee molto chiare. Non è un caso, infatti, che l’unico punto che è stato discusso durante l’udienza è stato quello relativo alle modalità di raccolta delle firme per la lista dell’Udc in provincia di Campobasso. Lista dell’Udc che, come si ricorderà, era stata esclusa perché le firme, secondo i giudici del Tar, erano state raccolte su fogli “volanti”, spillati e despillati. E’ convinzione di molti che l’esito della causa si giochi tutto su questa questione. La lista del partito di Casini aveva un numero di gran lunga superiore a quello minimo per la presentazione: 1364 a fronte delle mille necessarie. Ma le firme dei presentatori di lista, secondo il Tar, erano state raccolte in violazione dell’articolo 9 della legge n.108 del 1968, su fogli mobili non recanti il contrassegno della lista, il nome, cognome, data e luogo di nascita di tutti i candidati; questi moduli, in particolare, pur collegati da punte metalliche e timbri di congiunzione ad un primo foglio contenente tutti gli elementi richiesti dall’articolo 9, al momento dell’apposizione delle firme sarebbero stati separati tra loro e, soprattutto, dal foglio “principale”. Ad avvalorare questa tesi, secondo il Tar, vi sarebbe anche la circostanza che negli elenchi, la prima pagina, utile per l’inserimento dei dati e le firme dei sottoscrittori, non sarebbe stata utilizzata. Per tali ragioni sono state considerate illegittime 803 sottoscrizioni. Dal verbale n.4 del 2 febbraio 2012 della Prefettura di Campobasso, è emerso che gli elenchi in questione recavano il simbolo della lista solo sul frontespizio; inoltre, tutte le pagine, in formato A4, risultavano tra loro spillate e congiunte da un timbro tondo dell’ente locale, lo stesso timbro posto a margine della sottoscrizione del pubblico ufficiale che ha autenticato le firme. Dal verbale della Prefettura era risultato, inoltre, che almeno 803 di queste firme non erano state ritenute invalide per altri motivi dagli uffici elettorali, e quindi devono essere computate in modo pieno nel numero finale delle 1364 (1361, secondo il riconteggio effettuato dalla Prefettura) firme valide totali in favore della presentazione della lista provinciale dell’Udc. La Prefettura ha poi rilevato che “per tutti gli elenchi esaminati risultano fori di spillature pregresse”. Il Tar ricorda che, ai sensi dell’articolo 9 della legge n.108 del 1968, “la firma degli elettori deve avvenire su apposito modulo recante il contrassegno di lista, il nome e cognome, il luogo e la data di nascita dei candidati, nonché il nome, cognome, luogo e data di nascita del sottoscrittore e deve essere autenticata …”. Dalle modalità di sottoscrizione e di giunzione verbalizzate dalla Prefettura, emerge – secondo il Tar – che, in effetti, non v’è certezza sulla circostanza che, al momento della sottoscrizione, i fogli già fossero uniti tra loro e, soprattutto, al frontespizio contenente gli elementi indicati dalla norma.
Tale circostanza, del resto, non emerge neanche dalla dichiarazione di autentica delle sottoscrizioni, che, come previsto dal paradigma legislativo, si limita ad attestare l’apposizione delle firme in presenza del pubblico ufficiale. “Nulla impedisce di ritenere – è scritto nella sentenza – che il timbro e le spille di giunzione possano essere stati messi solo dopo la raccolta delle sottoscrizioni, avvenuta alla presenza del pubblico ufficiale, ma, possibilmente, sui vari singoli fogli privi del simbolo della lista e dell’elenco dei candidati”. “Gli elementi formali di cui all’articolo 9 della legge n.108 del 1968 – spiegano i giudici – devono essere ritenuti essenziali, e quindi non possono mancare, rispondendo ad una precisa forma di protezione, una forma-sostanza, che non ammette equipollenti.
Limitandosi al caso in esame, la presenza del simbolo e dell’elenco dei candidati, nel foglio che è destinato a raccogliere le sottoscrizioni, mira a garantire, ex ante e in astratto, la consapevolezza e genuinità della scelta dei sottoscrittori, in ordine alla lista e ai candidati, nel momento in cui si appongono le firme. Anche qui – aggiunge il Tar – il problema che la formalità legale mira a risolvere riguarda il profilo della prova”. “Nel caso di specie, è agevole rilevare – spiega il Collegio – che manca assolutamente alcun richiamo alla lista promossa, nei singoli fogli, diversi dal frontespizio e giunti ad esso con spille in metallo e con il timbro tondo dell’ente locale. Inoltre, è d’importanza non secondaria evidenziare che, nel caso di specie, il pubblico ufficiale ha autenticato solo le firme apposte sui fogli privi del simbolo e dell’elenco dei candidati, poiché i frontespizi, inusualmente, non risultano completati e firmati (sono i primi fogli lasciati in bianco così come indicato nel ricorso); ciò ad ulteriore riprova della mancanza di collegamento, finanche mediante la mera dichiarazione di autentica (cosa che, lo si ribadisce, secondo al giurisprudenza, non sarebbe stata sufficiente, in mancanza di un collegamento sostanziale, su ogni foglio; non avendo, appunto, la mera autentica la funzione né l’idoneità ad attestare che i fogli, al momento della sottoscrizione, erano uniti al primo, contenente il simbolo e la lista).” Il Tar ha quindi dichiarato che le firme “valide” che hanno promosso l’ammissione della lista provinciale in esame sono di gran lunga inferiori al limite legale di mille, con l’ulteriore conseguenza che anche la lista provinciale CASINI-UNIONE DI CENTRO (che ha ottenuto 9057 voti e 1 consigliere eletto) è stata illegittimamente ammessa alla competizione elettorale. “Pertanto – concludono i magistrati del Tar -, lo sviamento e l’inquinamento prodotto dalla illegittima ammissione di liste e candidati provinciali deve essere addirittura riconsiderata, raggiungendo gli oltre 19.000 voti (7108+2895+9057=19.060), che rendono ancora più gravi le illegittimità rilevate, subite dalla competizione elettorale in questione; la quale, pertanto, merita di essere interamente annullata”. La considerazione che l’esito dell’appello si potrebbe giocare solo su questo punto, ha spinto qualcuno dei più stretti collaboratori di Iorio a mostrare ottimismo dopo l’udienza al Consiglio di Stato. Perché, è stato detto, è una questione di “interpretazione” e quindi i margini per un ribaltamento della sentenza ci sarebbero tutti. Ma non è detto che gli altri due punti, vale a dire l’esclusione della lista di Molise Civile e quella della candidatura di Nico Romagnuolo nella lista di Progetto Molise, siano stati già definiti a favore di Michele Iorio. Negli ambienti vicini ai legali del centrosinistra c’è la convinzione che sia l’esatto contrario e cioè che il non aver discusso queste due questioni potrebbe significare che il Consiglio di Stato ha fatto proprie le conclusioni del Tar. Insomma l’attesa cresce giorno dopo giorno e con essa crescono ipotesi, supposizioni, teorie. Intanto a Roma a Palazzo Spada i giudici sono al lavoro. Un lavoro non facile. In questo momento in cui nel Paese c’è una grande sensibilità per quello che sta accadendo nelle Regioni, in una fase in cui sono caduti i governatori delle due principali Regioni italiane, il Lazio e la Lombardia, e in cui si apprestano a votare i siciliani per eleggere il nuovo presidente della Regione, il caso del Molise troverà sicuramente spazio e interesse a livello nazionale.

fonte : http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=il-caso&articolo=52238

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