Comitato ‘No stalla’: “Il progetto Gran manze è stato scartato in Emilia”

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Giunge direttamente dall’Emilia Romagna la notizia sul perché dell’interessamento della Granarolo al nostro territorio molisano.

Da una Delibera di Giunta Regionale Emilia Romagna, la n. 1090/2013, infatti, si porta a conoscenza che la stessa ha investito in un progetto per il monitoraggio degli inquinanti provenienti dalle attività agricole e zootecniche al fine di ridurne l’impatto sull’ambiente.

Fin qui tutto scorre, sennonché, si legge testualmente, “che l’obiettivo del progetto è la riduzione delle emissioni dei cosiddetti “gas effetto serra” (GHG) prodotti dal sistema agricolo, sia vegetale che zootecnico, dell’Emilia-Romagna, ed in particolare di metano (CH4), protossido di azoto (N2O) e anidride carbonica (CO2), responsabili almeno in parte dell’alterazione del clima, attraverso la definizione di Buone Pratiche, definite secondo le regole dell’LCA (Life Cycle Assessment), per la coltivazione e per l’allevamento; – che tali Buone Pratiche si prefiggono di consentire alle imprese che le utilizzeranno di coniugare produzioni di alta qualità con la sostenibilità ambientale e la maggior tutela della salute di consumatori e produttori”: ed è proprio questo alla base del mancato investimento in Emilia-Romagna della Granarolo.

A confermare il tutto è il comitato “No stalla” che attraverso Stefano Vincelli afferma: “L’Emilia Romagna investe in progetti che riducono l’inquinamento e il Molise grazie alla solerzia del senatore Ruta e dell’Assessore all’Agricoltura e Ambiente, Facciolla, va nella direzione opposta, acquistandolo. Quando si parla di sviluppo delle regioni italiane, si guarda, sempre, con ammirazione, alla Toscana, all’Emilia Romagna, alla Lombardia, con commenti che ci fanno, molte volte, sentire un po’ in soggezione: “Loro si che sono bravi”; “Loro si che hanno saputo puntare sul territorio e sul paesaggio”; “Loro si che hanno saputo e sanno fare politica e sanno trovare i finanziamenti e i canali giusti”.

In Molise, invece, sposiamo un progetto che va in direzione completamente opposta, inquinante e che non ha nulla a che vedere con le produzioni di alta qualità, di sostenibilità ambientale e la maggior tutela della salute di consumatori e produttori. Un progetto, come quello della Granarolo, che, oltre alle specifiche tecniche, non prevede nessuna analisi delle ricadute ambientali e sociali dello stesso.

Un’analisi che chi governa questa regione dovrebbe chiedere e riportare, non a chiacchiere, come fa il Senatore Ruta, ma seguendo protocolli analitici che seguono l’intero processo di produzione del bene e/o servizio dall’inizio alla fine. Invece no, si seguono ragionamenti che dicono che l’acqua va al mare e quindi si spreca; che 1 km2 cementificato è solo una minima parte degli oltre quattromila di estensione della regione Molise; che la Regione non metterà nessuna somma in denaro; che ci saranno solo ricadute positive; che saranno costruiti sistemi di canalizzazione che non faranno disperdere i reflui zootecnici; che in Spagna è tutto a posto e che nessuno si lamenta, nemmeno i cittadini di una città di 10.000 abitanti che dista 1 chilometro dall’allevamento similare; che l’uso di antibiotici è ridotto e che la manze sono libere di pascolare e muoversi liberamente”.

Insomma, la realizzazione del progetto procede con non poche difficoltà e al passare dei giorni tira fuori sempre maggiori fattori che inducono a prendere in seria considerazione la massima del “se hai un solo dubbio, fermati”.

Ed è da questo che, prosegue “No stalla”, si invita il senatore Ruta a considerare la valutazione di un consiglio: “se possiamo permetterci un consiglio, le diciamo di non fidarsi dei suggerimenti che le vengono dati perché sono falsità che vengono e possono essere smentite in ogni momento da dati tecnici e oggettivi incontrovertibili. Se ci ascolta ha ancora tempo per ripensarci e, così, evitare il rischio di essere additato da tutti come quello che, insieme con l’assessore all’agricoltura, Facciolla, voleva svendere il Molise ad una multinazionale che, tutti dicono, molto vicina al suo partito politico.

Ecco, se possiamo permetterci un altro consiglio, è meglio che lei riporti dati oggettivi, di soggetti terzi e non della Granarolo, che analizzino il progetto in tutte le sue sfaccettature (acqua, aria, ambiente in generale, territorio, consumo di suolo, paesaggio, numero di posti di lavoro creati e numero di posti di lavoro che verranno persi, ricadute sociali). Lo faccia con la lungimiranza dei suoi colleghi dell’Emilia Romagna. Gli strumenti ci sono e forse solo allora potremmo cominciare a credere alla bontà delle sue affermazioni. Lo faccia e siamo sicuri che il risultato convincerà anche lei e gli altri della inutilità del progetto che continuate a proporre”.

fonte:http://www.termolionline.it/131327/gran-manze-il-progetto-stato-scartato-emilia-ecco-il-perche-dal-comitato-stalla/

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