Altro che ‘spending review’: i consiglieri regionali resteranno 30

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In caso di elezioni regionali anticipate i consiglieri da eleggere resteranno 30, con buona pace di chi già pensava che anche in Molise si potesse realizzare da subito la “spending review” ai danni della casta regionale.
Quando oggi è arrivata la comunicazione del ministro Cancellieri, che ha risposto ad un quesito della Prefettura, a Palazzo Moffa hanno fatto tutti salti di gioia. Destra e sinistra, maggioranza e opposizione. Si vocifera anche di un brindisi improvvisato in un bar nelle adiacenze della sede del Consiglio regionale. Tutti contenti, dunque, perché le possibilità di essere rieletti aumentano di colpo. Alcuni degli attuali inquilini di Palazzo Moffa si consideravano già fuori gioco, venivano segnalati come tristi e depressi; adesso rientrano tutti in gioco alla grande. Certo, ai cittadini non bisogna far capire la loro felicità, perciò subito dopo i “festeggiamenti”, consiglieri, presidenti e assessori hanno ripreso la loro espressione seria ed è cominciata la sfilza di prese di posizione di esponenti politici “addolorati” di non poter ridurre le spese attraverso il taglio dei consiglieri regionali, disposti a qualsiasi sacrificio pur di dare seguito alle indicazioni governative. Tutti pronti ad impegnarsi a fare in modo che nello statuto – come ha chiesto il ministro Cancellieri – venga recepita la norma nazionale anche se i tempi sono ristretti. Ha cominciato il presidente del Consiglio regionale, Mario Pietracupa, che ha convocato la stampa e, assumendo un’aria solenne, ha comunicato che il ministro Cancellieri aveva risposto al Prefetto evidenziando che per rendere operativa la norma nazionale di riduzione del numero di consiglieri regionali da 30 a 21 (compreso il presidente della giunta) è necessaria una modifica statutaria. Pietracupa ha spiegato che ci sono i tempi tecnici per farla prima delle elezioni, dando per scontato naturalmente che le elezioni si terranno nella prossima primavera. Due piccioni con una fava, dunque, per i partiti e per i consiglieri: mantenere intatte le loro possibilità di rielezione e far slittare i tempi per sloggiare il più tardi possibile dal Palazzo. Il quadro è chiaro a tutti a Palazzo Moffa: chiedere al governo, in caso di conferma da parte del Consiglio di Stato dell’annullamento delle elezioni, di non andare alle urne prima di primavera con l’impegno – che poi, per “gravi divergenze” e per la mancanza di tempi tecnici, non sarà mantenuto – di recepire la norma nello statuto e andare al voto per scegliere 21 consiglieri. Pietracupa ha auspicato una soluzione “rapida”, con una legge regionale e non con la procedura prevista per la modifica dello Statuto che prevede la doppia lettura e non meno di sei mesi. Ma in consiglio maggioranza e opposizione sono già d’accordo, al di là delle posizioni di facciata: le regole vanno rispettate e va seguita la procedura di modifica dello Statuto. Ora, siccome il nuovo Statuto regionale licenziato alcuni mesi or sono dal Consiglio è stato impugnato dal governo davanti alla Corte Costituzionale, la procedura di approvazione del nuovo statuto, che contenga anche le norme relative alla riduzione del numero di consiglieri, potrà iniziare soltanto dopo il pronunciamento della Consulta. Siccome la Corte Costituzionale non si esprimerà prima di qualche mese, ecco che i tempi tecnici non ci saranno nemmeno se si dovesse votare in primavera. E comunque, come è noto a tutti, i vertici molisani dei principali partiti, di centrodestra e di centrosinistra, sono d’accordo che si dovrà votare in primavera, per far coincidere politiche e regionali. Anzi, siccome l’ipotesi che è in discussione a livello nazionale prevede di anticipare di qualche settimana le elezioni politiche (marzo) escludendo così un “election day” (dovendo attendere la conclusione della legislatura per i comuni), i leader locali dei vari partiti potranno sistemare gli equilibri interni prima con le candidature alle politiche di alcuni di loro e poi, in caso di elezione al Parlamento, lasciando spazio alle regionali ad altri che li avranno sostenuti nella corsa a Montecitorio o a Palazzo Madama. Un discorso che vale per il Pdl ma anche per il PD e per diversi altri partiti.

Intanto arrivano le prese di posizione. Previste, scontate, quasi annunciate. Il segretario regionale del Pd, Danilo Leva, chiede che venga subito convocata una sessione specifica del consiglio per discutere delle riforma dello statuto regionale, “onde consentire ai cittadini che torneranno alle urne di eleggere 20 consiglieri e non trenta”. Per Leva “si tratta di un atto urgente e indifferibile in ordine al contenimento della spesa. Altrimenti ci troveremo a vivere un paradosso, col Molise che, nonostante la sentenza numero 63 del 2012 della Corte Costituzionale, rappresenterebbe un’eccezione negativa nel panorama italiano. Il Pd – conclude Leva – garantisce la massima e leale collaborazione nell’intessere un confronto proficuo con le altre forze politiche, purché la riforma trovi compimento”.

Anche il presidente del Consiglio regionale, Pietracupa, “auspica di recepire il messaggio del Prefetto il prima possibile e di risolvere con rapidità gli eventuali problemi organizzativi che potranno presentarsi”. Anzi, Pietracupa va oltre: “Ritengo sia una responsabilità non solo istituzionale e amministrativa ma anche morale, adeguare il nostro Statuto alle esigenze del momento, seguendo le linee guida tracciate dal Prefetto. Ed è chiaro, come specifica il dottor Trotta, che rimodulando il numero dei consiglieri si aprirebbe la strada ad una riforma elettorale in quanto con ventuno eletti in Consiglio andrebbero rivisti i meccanismi a garanzia della rappresentanza elettorale”. “Insieme al Presidente Iorio abbiamo ritenuto di dover mettere in discussione lo Statuto non promulgato, ma approvato ed impugnato, con l’unica modifica – conclude Pietracupa – che era proprio quella del numero dei consiglieri regionali, trovando in questo la condivisione degli altri colleghi di Palazzo Moffa”. Intanto sembra sia stato già trovato, tra i consiglieri regionali, chi dovrà eccepire che lo Statuto è lo Statuto, che le procedure previste per legge per la sua approvazione non possono essere ignorate e che ci vuole tempo, molto tempo, anche per riflettere sulla legge elettorale. Campa cavallo…

Altromolise

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