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A Venafro e a Larino spariscono gli ospedali

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Dopo mesi di incontri, discussioni, confronti e anche polemiche, si avvicina a grandi passi l’attuazione della riorganizzazione della sanità molisana.Una riorganizzazione, come noto, legata, se non imposta dalla disastrosa situazione venutasi a creare per via del deficit che vede la regione  commissariata da anni ormai. In queste ore si accende lo scontro attorno al piano di riorganizzazione varato dall’Asrem lo scorso 23 dicembre. E’ un documento nel quale vengono confermate alcune indicazioni delle  quali si parla da tempo. Le più evidenti sono quelle che riguardano gli ospedali di Larino e Venafro.  Non saranno più ospedali ma diventeranno “Case della salute”, aperte 24 ore su 24.

Il piano deve ora essere comunque discusso con amministratori locali e rappresentanti dei lavoratori (proprio oggi ci sono incontri sia per il Vietri che per il Santissimo Rosario) per poi essere varato entro fine mese. Sono dunque possibili modifiche e cambiamenti. Il documento va inteso come “aperto”, così viene assicurato nel provvedimento dirigenziale dell’Asrem.

Al momento lo schema di massima è definito: tre macroaree (Campobasso, Termoli e Isernia), Agnone a parte, con una sostanziale compattazione tra i presidi esistenti. Più semplicemente Termoli e Larino possono essere intese come una unica struttura integrata, così Venafro e Isernia. E’ la fine dell’era dei doppioni.  

Nel dettaglio, l’attività  ospedaliera pubblica “si concentrerà  sul Cardarelli di Campobasso al quale saranno strutturalmente e funzionalmente collegati il Veneziale di Isernia e il San Timoteo di Termoli. Il Caracciolo di Agnone sarà  riconvertito in presidio di rete e ricadrà  nella complessiva gestione territoriale”. “Sarà inoltre attuata ogni forma di collaborazione tra struttura pubblica e privata accreditata al fine di elevare i livelli di risposta ed evitare, nei limiti del possibile, duplicazioni nella tipologia dell’offerta sanitaria. In particolare si auspica una concreta integrazione tra il Cardarelli e la Fondazione Giovanni Paolo II a guida pubblica“.  Su quest’ultimo passaggio sono annunciate importanti novità. La Regione infatti acquisirà la governance della Fondazione, quest’ultima dunque seguirà gli indirizzi dell’ente locale.

I POSTI LETTO. 
Saranno in tutto 959 (in linea con gli standard nazionali, tre ogni mille abitanti), così suddivisi: 228 al Cardarelli di Campobasso, 141 al Veneziale di Isernia, 258 al San Timoteo di Termoli,  25 al Caracciolo di Agnone, 116 alla ex Cattolica, 101 al Neuromed, 54 a Villa Ester, 40 a Villa Maria. Niente più ricoveri ordinari dunque a Larino e Venafro dove però ci saranno posti letto per riabilitazione, day ospital e osservazione breve.

IL VIETRI. “La struttura di Larino – si legge nel documento -, oltre ad ospitare la sede amministrativa dell’Asrem per le attività distrettuali, sarà  individuata come poliambulatorio specialistico dotato di servizi di supporto (radiologia) con piccola chirurgia ambulatoriale”.  “Il Vietri sarà  sede di posti letto per la riabilitazione con camera iperbarica extra ospedaliera – si legge ancora – e cure intermedie oltre ad essere sede di Rsa e dell’hospice regionale. La struttura sarà  dotata di un punto di primo soccorso a gestione diretta del 118 con possibilità  di osservazione breve (che dura 72 ore, poi se necessario si predispone il trasferimento).

IL SANTISSIMO ROSARIO
. “Diventa sede di poliambulatori specialistici con chirurgia ambulatoriale e posti letto per riabilitazione e cure intermedie. Sarà sede di Rsa e centro regionale per la cura e la prevenzione dell’Alzheimer. Anche qui ci sarà il punto di primo soccorso a gestione diretta del 118 con possibilità di osservazione breve. Il pronto soccorso (così come anche a Larino) disporrà del rianimatore e dell’anestesista, ma non della terapia intensiva e della rianimazione.

FRATTURA. 
“La riorganizzazione del servizio sanitario regionale – evidenzia il governatore che è anche commissario della sanità – procede nel segno della massima trasparenza e della più dibattuta condivisione. Nel provvedimento dell’Asrem c’è scritto in premessa che per la riorganizzazione delle due macroaree (ospedale-territorio) il documento verrà inviato alle organizzazioni sindacali, alla conferenza dei sindaci, alla struttura commissariale regionale”.  E prosegue: “L’Asrem, in considerazione dei cambiamenti e dei risultati raggiunti nell’ultimo triennio, tenuto conto delle indicazioni dell’attuale struttura commissariale e contenute nel piano operativo in corso di validazione, adotta il presente documento di articolazione funzionale che va inteso, come unostrumento di lavoro aperto e dinamico, quindi soggetto a revisione e aggiustamenti in relazione al confronto, sempre aperto, fra l’Azienda, la Regione, gli organi di rappresentanza territoriale, le parti sociali e le strutture accreditate”. Frattura infine conclude: “Tanto basta a certificare un modus operandi, il nostro, che sempre e per ogni aspetto tiene in altissima considerazione il contributo di tutti i soggetti interessati, a cominciare dai cittadini”.

LE VOCI CONTRO.
 Molte le critiche che si levano in queste ore. Soprattutto da Larino e Venafro. Il sindaco di quest’ultimo centro, Antonio Sorbo, è durissimo: “Il piano aziendale dell’Asrem che azzera gli ospedali di Venafro e Larino è una truffa. Se i vertici della sanità regionale – afferma – intendono attuarlo troveranno da parte nostra ogni forma di resistenza. Il diritto alla salute è troppo importante per affidarne la tutela ad una burocrazia lontana dai problemi della gente e del territorio. Non è un discorso campanilistico, è un richiamo alla responsabilità della politica che prima di usare la calcolatrice deve guardare negli occhi le persone. Confido nel senso di responsabilità di chi ci amministra a livello regionale e in particolare dei rappresentanti del nostro territorio. Non è chiudendo gli ospedali piccoli che si risolvono i problemi della sanità molisana – conclude Sorbo -, ma investendo i soldi in qualità”.
Attacca anche il senatore del Nuovo centrodestra Ulisse Di Giacomo, ex assessore regionale alla Sanità: “Nel 2007 – sottolinea – cominciarono a serpeggiare dubbi e paure sul destino dei nostri Presidi Ospedalieri. Allora spiegammo che avremmo difeso con tutte le nostre forze le strutture sanitarie del Molise e che finché ci saremmo stati noi al Governo della Regione nessun territorio sarebbe stato privato del proprio Ospedale.  Non firmammo nessun documento, perché per noi la parola data è sacra e gli impegni assunti vanno rispettati.
E fino al 2011 abbiamo tenuto fede alla promessa. Ma il Molise non aveva ancora fatto i conti con Frattura e i suoi amici, non immaginava ancora cosa avrebbe dovuto subire. E così – conclude Di Giacomo – puntualmente, responsabilmente, serenamente si chiudono gli ospedali”

There are 2 comments

  1. SONO UN MEDICO CALABRESE RESIDENTE A VENAFRO DAL 1985.A PROPOSITO DELLA SORTE DEL NOSOCOMIO VENAFRANO MI VIENE IN MENTE UNA NOTA OSSERVAZIONE DI MARTIN LUTHER KING “PUO’ DARSI CHE NON SIATE RESPONSABILI DELLA SITUAZIONE IN CUI VI TROVATE, MA LO DIVENTERETE SE NON FATE NULLA PER CAMBIARLA.” VA BENE IL CAMBIAMENTO IN RSA E CENTRO POLISPECIALISTICO MA VA SEMPRE VALUTATA LA “QUALITA'” DEL CAMBIAMENTO.BUON ANNO!

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