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Mine anti-uomo, così il Parlamento provò a salvare i banchieri

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Mine anti-uomo, così il Parlamento provò a salvare i banchieri

Mine anti-uomo, così il Parlamento provò a salvare i banchieri
Mattarella ha respinto la legge approvata all’unanimità perché esclude sanzioni penali per manager e aziende
di Luciano Cerasa
Il Fatto Quotidiano 29 ottobre 2017
Sembrava una storia a lieto fine, di quelle che il Parlamento è riuscito a regalarci molto raramente, in questa legislatura. La Camera aveva approvato un mese fa, a quattro anni e mezzo di distanza dalla presentazione al Senato (prima firmataria la senatrice del Pd Silvana Amati), una proposta di legge che provava a mettere al bando anche nel nostro Paese le mine anti-uomo “a grappolo”, le tristemente famose cluster. Con un altro record il ddl è passato in aula a Montecitorio con nessun voto contrario e 3 astenuti. L’approvazione è unanime, come lo era stata alla Commissione Finanze del Senato in sede legislativa. Del resto, oltre alla palese nobile finalità della legge, si trattava di applicare anche in Italia, Paese tra i maggiori produttori di armi, i dettami delle convenzioni di Oslo e di Ottawa, ratificate dopo 14 anni nel lontano 2011.
Il dispositivo – solo sette articoli di legge formulati in modo anche questo inusuale con periodi asciutti e chiari – viene inviato al Quirinale per la promulgazione. Ma il presidente della Repubblica, per la prima volta dall’inizio del suo mandato, lo rinvia alle Camere perché presenta “profili di evidente illegittimità costituzionale”. E a ben guardare, ora che l’indice di Mattarella ha richiamato l’attenzione di tutti sull’articolo 6, la svista (moltiplicata per due passaggi parlamentari, tra aula e commissioni, e per il numero dei gruppi che l’hanno esaminata e approvata) appare incredibile. E anche politicamente molto rilevante, perché nella categoria dei “salvaguardati” dalla norma bloccata dal Quirinale troviamo ancora una volta banchieri e finanzieri.
La proposta di legge introduce “il divieto totale al finanziamento di società in qualsiasi forma giuridica costituite, aventi sede in Italia o all’estero svolgano attività di costruzione, produzione, sviluppo, assemblaggio, riparazione, conservazione, impiego, utilizzo, immagazzinaggio, stoccaggio, detenzione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione, trasferimento o trasporto delle mine anti-persona, delle munizioni e submunizioni cluster, di qualunque natura o composizione, o di parti di esse”. Il legislatore vieta anche la ricerca tecnologica, la fabbricazione, vendita e cessione, a qualsiasi titolo, esportazione, importazione e detenzione di munizioni e submunizioni cluster, “di qualunque natura o composizione, o di parti di esse”.
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