Tasi, è scontro: minoranze pronte alle barricate.

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[advpoll id=”3″ title=”Advanced Poll” width=”270″]VENAFRO. Palazzo Cimorelli si incammina verso un altro Consiglio campale. Il tempo di smaltire l’approvazione del piano decennale per ripianare i debiti lasciati in eredità dalle precedenti amministrazioni che l’esecutivo del sindaco Antonio Sorbo si ritroverà alle prese con la Tasi.
Ma soprattutto con le polemiche di una opposizione più agguerrita che mai. Sia il gruppo misto che “Venafro che vorrei” sono infatti già saliti sulle barricate per protestare “contro l’aumento delle tasse imposto dalla giunta: sin dall’inizio del mandato, l’amministrazione Sorbo si è caratterizzata per l’incremento di tutte le tariffe e imposte locali, dall’acqua ai rifiuti. Ora, però, è venuto il momento di dire basta”. Tuttavia, dall’esecutivo si difendono: l’aliquota Tasi sarà relativamente bassa malgrado i debiti (circa 3,5 milioni di euro) da ripianare. Pare meno di Isernia. Si parla, stando a fonti accreditate, di 2,2/2,3 per mille rispetto al massimo che è fissato a 3,3 per mille. Il clima che si respirerà d’ora in poi è stato esplicitato già ieri dalle minoranza: sia il vicepresidente del Consiglio comunale, Adriano Iannacone, che i consiglieri Anna Ferreri (misto) e Alfonso Cantone (“Venafro che vorrei”) hanno infatti disertato la conferenza dei capigruppo programmata dalla presidente dell’assise, Stefania Di Clemente, per preparare l’ordine del giorno della prossima seduta, fissata a quel punto dalla sola maggioranza per il 9 settembre alle ore 17 e 30. Oltre al leit motiv dell’aumento delle tasse, la diserzione è stata dovuta, a quanto pare, anche a motivi legati al regolamento. Secondo il gruppo misto, in particolare, l’sms inviato per la convocazione della conferenza dei capigruppo sarebbe arrivato a destinazione solo nella serata di venerdì, quindi non esattamente tre giorni prima della seduta (che si è tenuta alle ore 15), e senza l’oggetto della discussione. In ogni caso, la ragione delle forti critiche giunte congiuntamente dall’opposizione è “l’ennesimo aumento delle tasse”. Ricordiamo che la Tasi è una delle imposte che, insieme alla Tari (tassa sui rifiuti) e alla mini Imu compongono la Iuc (Imposta Unica Comunale), la quale ha sostituito la precedente Imu prevista e attuata in maniera diversa da come lo è ora. “La Tasi – come spiegato dalle associazioni dei consumatori – viene applicata sia sulla prima che sulla seconda casa: inizialmente sulla prima non si poteva superare l’aliquota del 2,5 per mille rispetto alla precedente Imu, mentre sulla seconda l’aliquota non poteva essere superiore al 10,6 per mille sulla base della precedente Imu. Dopo i reclami di alcuni Comuni che non riuscivano comunque a coprire le spese per i servizi erogati, il governo ha deciso che può essere previsto un aumento della quota fino all’0,8 per mille, cosicché la Tasi sulla prima casa può arrivare al 3,3 per mille senza superarlo, mentre la Tasi sulla seconda casa deve rimanere entro il limite dell’11,4 per mille”. Va altresì rimarcato come se la delibera verrà approvata martedì prossimo i contribuenti dovranno versare l’acconto entro il 16 ottobre, altrimenti si dovrà pagare l’intera imposta in un’unica soluzione a dicembre (acconto e saldo). La regola generale, contenuta nel Dl 16/2014 convertito dalla legge 68/2014, prevede che il Comune possa applicare la maggiorazione o alle prime case oppure agli altri immobili. Di conseguenza, non è in alcun modo possibile applicare la maggiorazione sia alle prime case sia agli altri immobili. Gruppo misto e “Venafro che vorrei”, comunque, nei prossimi giorni chiederanno ufficialmente all’amministrazione di prevedere forti sgravi e detrazioni soprattutto, ma non solo, per le famiglie più numerose e disagiate. Inoltre, chiederanno una riduzione delle tariffe base rispetto a quanto si è potuto apprendere. Insomma, la battaglia è solo all’inizio. Tra una settimana il clima in aula sarà caldissimo. Secondo le minoranze il gettito derivante dalle tasse locali ammonterebbe ad un milione di euro, di molto superiore al gettito degli anni precedenti “eppure – hanno protestato – non sono contenti e continuano a spremere i venafrani”. Ma, “ora basta, basta, basta”. Da Palazzo Cimorelli, tuttavia, fanno sapere che quella del 9 settembre è una scadenza prevista dalla Legge di Stabilità e che la seduta è di natura tecnica. Il capogruppo di “Venafro che vorrei”, Alfonso Cantone, ha già annunciato che se non calerà la pressione fiscale sui venafrani, in segno di protesta contro la politica della maggioranza il suo gruppo in Consiglio voterà sempre contro a prescindere dall’argomento in discussione e non più a seconda della bontà della proposta. Dunque, le minoranze sono salite sulle barricate e sul tema tasse non sono disposte a fare sconti. ( PrimoPiano Molise )