Molise, consiglieri rischiano di andare a casa: legge per salvare poltrona

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Mentre soffia sempre più forte il vento della protesta contro gli sprechi della politica, la più piccola regione d’Italia, il Molise, sforna una nuova leggina “salva-casta”.
La poltrona è salva. Per evitare di andare a casa se i giudici amministrativi dovessero annullare, come appare possibile per irregolarità nella presentazione delle liste, le elezioni 2011, la maggioranza a guida Pdl del Consiglio regionale sforna un provvedimento, a forte rischio di incostituzionalità, che permetterà ai 30 consiglieri (stipendio di circa 10.100 euro netti al mese) di rimanere in carica per almeno 8 mesi, posticipando al 2013 le nuove elezioni. Il tutto, si legge nero su bianco nella legge, «per avere il tempo di tagliare i costi della politica».
“Misure urgenti per l’adeguamento amministrativo-istituzionale dell’ordinamento regionale”. La leggina del Molise, già balzato agli onori delle cronache nazionali per la dispendiosa gestione del governatore del Pdl Michele Iorio, passa sotto l’altisonante classificazione di «ulteriori misure urgenti per l’adeguamento amministrativo-istituzionale dell’ordinamento regionale». Cinque articoli appena, che stanno per essere approvati in una forsennata corsa contro il tempo e che presto dovrebbe ottenere il via libera dell’aula.
Cosa stabilisce la legge. Ribattezzato subito legge “salva-casta”, il provvedimento stabilisce che qualora i giudici del Tribunale amministrativo dovessero annullare le elezioni regionali dello scorso ottobre, a forte rischio per “gravi irregolarità” nella presentazione delle liste, il Consiglio del Molise non verrà sciolto come stabilisce la legge (che lascia in carica solo il presidente per l’ordinaria amministrazione), ma resterà in carica per almeno altri otto mesi. Proprio così: un accanimento terapeutico che mette al riparo la casta regionale dal rischio di perdere poltrona e indennità.
L’opposizione: un golpe. La proposta contro la quale la minoranza di centrosinistra in Consiglio regionale si è scagliata al suono di “golpe” e “operazione truffaldina” e “legge porcata”, scovata dal sito Primonumero.it è stata ammantata di un nobile intento: ridurre i costi della politica. Il Consiglio regionale del Molise, lo stesso che meno di un anno fa voleva portare il numero dei consiglieri da 30 a 32 (costretto a un ripensamento in extremis davanti alla protesta dei cittadini) deve infatti modificare lo Statuto per adeguarsi alla manovra varata dal governo nel settembre scorso che sforbicia consiglieri, assessori e indennità. Un adeguamento che finora, nonostante siano trascorsi già sette mesi, i consiglieri si sono ben guardati dal fare. Per recepire gli obblighi statali e tagliare poltrone e emolumenti la Prima Commissione consiliare della regione Molise si è data infatti 18 mesi di tempo. Da qui la pensata per salvare poltrona e stipendio.
L’udienza fissata al 17 maggio. Alla vigilia della temuta decisione dei giudici amministrativi (l’udienza è fissata al 17 maggio) arriva la genialata di una legge ad hoc che recita: «Nel caso di scioglimento anticipato per una delle ipotesi diverse da quelle previste dalla Costituzione (sfiducia del governatore, morte dello stesso, dimissioni, pesanti violazioni di legge), ivi compreso l’eventuale annullamento delle elezioni (ecco il vero casus belli) – senza che la commissione abbia elaborato la proposta entro i 18 mesi, non si può procedere all’indizione delle nuove elezioni prima che siano trascorsi otto mesi». Facendo due facili conti si arriva al marzo 2013, data in cui si potrebbe tornare alle urne per l’elezione del nuovo parlamentino regionale, magari sistemando prima l’attuale presidente Iorio su un’altra poltrona.
Approvazione lampo. E sì che quando vogliono i consiglieri molisani sono veloci come fulmini. La famigerata leggina “salva-casta” andrà in Consiglio per l’approvazione venerdì a pochi giorni dal parto. Altro che 18 mesi.
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