Morto sul cantiere, in due a giudizio "L’operaio fu travolto da un camion mentre stava scaricando sacchi di cemento nel centro storico di Venafro"

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Il gup ha deciso: i responsabili di una ditta edile saranno processati a novembreper la morte di un operaio, causata da un infortunio verificatosi alla fine di maggio del 2010 nel centro storico di Venafro, sono stati rinviati a giudizio il titolare della ditta edile per la quale lavorava e un’altra persona. Lo ha stabilito il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Isernia.
Il processo prenderà il via il 13 novembre. Gli imputati si sono affidati all’avvocato Claudio Petrecca, di Venafro, mentre la parte civile (la figlia della vittima) ha scelto l’avvocato Angelo Di Siena, del foro di Cassino. Emilio Rampone, 39 anni, fu travolto dal camion che aveva parcheggiato per scaricare dei sacchi di cemento sul cantiere. Era impegnato insieme ai colleghi nella ristrutturazione di un immobile. Il mezzo fu parcheggiato in via Giambattista della Valle.
La strada era in pendenza. Il camion acquistò velocità sulla discesa e travolse l’operaio. Il freno a mano era stato tirato. Erano stati messi anche dei blocchi davanti alle ruote. Ma qualcosa andò storto.
Nella fase dell’incidente probatorio si parlò di problemi al sistema frenante del camion, non proprio nuovo. Le indagini furono condotte dai carabinieri, mentre la perizia fu effettuata dall’ingegnere Achille Farrace.
Quei problemi ai freni hanno poi portato la magistratura inquirente a iscrivere i titolari della ditta del Venafrano nel registro degli indagati. In seguito all’incidente Rampone riportò traumi interni, in particolare all’addome.
Fu trasportato d’urgenza al Santissimo Rosario, quindi al Veneziale d’Isernia. Successivamente, per via dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, Rampone fu trasferito a Chieti. A distanza di qualche giorno dall’incidente il suo cuore smise di battere.
La sua morte provocò dolore e commozione a Venafro.
In passato l’operaio fu coinvolto in un altro incidente sul lavoro. Se la cavò. Ma in quei giorni a cavallo tra maggio e giugno del 2010, non si riuscì a porre rimedio a quel tragico destino.

4 Commenti

  1. In qualità di figlia dell’amatissimo emilio rampone e orgogliosa di essere sua figlia sarei felice se si ricordasse mio padre per la grande persona che è e che è stata per tutti gli amici e per noi familiari…e anzichè parlarne per le vicende giudiziarie e approfittarne per fare commenti molto sgradevoli sopratutto per noi familiari vorrei gentilmente ricordare ad alcune persone di farsi da parte e non ricordarlo per scambiarsi commenti politici…Per me mio padre resta sempre una persona insostituibile,il nostro dolore per la sua inaccettabile perdita è sempre con noi ogni giorno e mai nessuno di queste persone potrà capire “il grande dolore” che ogni giorno ci accompagna….Il nostro rammarico è che non è stato ricordato come meritava,nessuno ha pensato a questo perchè il tempo va speso per fare politica….SALUTI

    • Cara Rita, li ho rimossi tutti, anche se questo non potrà riportarti tuo padre è giustissimo quello che dici .Ti chiedo scusa se qualche commento ha potuto ledere la tua sensibilità.
      Sappi però che noi che l’abbiamo conosciuto portiamo ancora dentro il ricordo di quella splendida persona che è stata.
      Fai bene ad esserne orgogliosa, anzi, devi.
      Un abbraccio
      Gli Admin di Venafrano.org

  2. Ringrazio tutte le persone che ricordano mio padre per ciò che è e che è stato per noi tutti,per quanto riguarda i commenti sgradevoli lasciano il tempo che trovano come del resto le persone che non meritano nemmeno di nominare mio padre. Non si possono usare disgrazie altrui per potersi mettere in mostra e far sembrare di essere salvatori della patria e gentiluomini.
    Saluto tutti..RITA

  3. BRAVA RITA,SII’ FIERA DI TUO PADRE,TI VOLEVA UN MONDO DI BENE,E NON PUOI IMMAGINARE I SACRIFICI CHE FACEVA PER NON FAR MANCARE NULLA A TE E TUA MADRE.LO PORTERO’ SEMPRE NEL MIO CUORE.
    ZIO ANDREA.

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