Lavori al Castello, Valente non poteva essere nominato

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Piazza Castello, il cantiere rischia di trasformarsi in un cantiere eterno. Proprio così. A complicare tutto la nomina a Responsabile Unico del Procedimento dell’architetto Franco Valente. Una procedura sbagliata adottata dal Comune di Venafro che causa il blocco del finanziamento da 500 mila euro, assegnato dalla regione Molise. Tutto questo si evince dalla nota dello scorso 23 aprile a firma della Direzione Generale della Regione Molise Servizio Edilizia Pubblica, in risposta al consigliere Antonio Sorbo che aveva scritto all’ufficio regionale competente subito dopo che il consiglio comunale aveva votato una propria mozione per la revoca della nomina a Valente.
In sostanza Sorbo chiedeva all’Amministrazione di “correggere” gli errori commessi e di seguire la procedura prevista dalla legge in modo da consentire che il finanziamento fosse sbloccato e l’opera completata in tempi rapidi.
Si capisce poi che l’irregolarità maggiore riguarda la nomina del Rup quando la nota dell’ufficio Edilizia Pubblica della regione ribadisce che “ l’art. 10 del D.lgs 163/06, al comma 5, impone alle amministrazioni aggiudicatrici di nominare il R.U.P. tra i propri dipendenti di ruolo dotati di adeguate competenze professionali”.
Solo “in mancanza di questi  precisa la Regione – l’amministrazione può nominare uno “tra i propri dipendenti in servizio, precludendo l’affidamento di funzioni di R.U.P. a soggetti estranei all’amministrazione stessa, siano essi professionisti esterni, ancorché legati alla stazione appaltante da un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, o tecnici dipendenti di altre pubbliche amministrazioni diverse da quest’ultima ”. In sostanza la Regione, con quest’ultima affermazione, contesta praticamente le procedure seguite sin dall’inizio dall’Amministrazione comunale nella nomina di Valente a RUP.
Infatti all’inizio il noto architetto era stato nominato in quanto dipendente di un’altra pubblica amministrazione, lo IACP, di cui era direttore generale. Quando poi il 17 settembre scorso si è dimesso da tale incarico per candidarsi alle elezioni regionali, il sindaco di Venafro lo ha successivamente nominato RUP come “professionista esterno”.
In entrambi i casi, secondo la Regione, la nomina non avrebbe rispettato quanto previsto dalle norme. Proprio per provare a “sanare” questa situazione il sindaco, come lui stesso ha ammesso in Consiglio comunale, aveva proceduto ad assumere Valente con un proprio decreto come dipendente del Comune a tempo determinato.
A questo punto si pone una domanda: tutti gli atti adottati da Valente come RUP nel periodo in cui era dipendente dello IACP e successivamente come “professionista esterno”, cioè dall’inizio di questa vicenda fino al 31 gennaio scorso, sono validi? O rischiano di essere inficiati? Inoltre la nota del Servizio Edilizia Pubblica precisa che il RUP va nominato tra i dipendenti di ruolo “dotati di adeguate competenze professionali” .
Il Comune di Venafro al momento dell’assunzione di Valente aveva undici tecnici (oggi sono dieci) in servizio come dipendenti con tali competenze. La nota della Direzione Generale della Regione, Servizio Edilizia Pubblica, comunica infine a Sorbo che “si è già provveduto a richiedere al Comune di Venafro di fornire ogni informazione utile in ordine ai rilievi di cui alla suddetta mozione consiliare e ai provvedimenti che in seguito alla stessa sono stati adottati o si intendono adottare”.
Nel frattempo l’assunzione a tempo determinato di Valente, della durata di tre mesi, è scaduta il 30 aprile. Ad oggi non sappiamo se il sindaco di Venafro abbia deciso di procedere, nonostante la mozione votata in consiglio e le osservazioni provenienti dalla Regione, ad una nuova assunzione.
Un fatto appare chiaro: se la procedura di nomina del RUP non verrà ricondotta all’interno delle “regole” indicate dalla Regione, difficilmente il finanziamento verrà sbloccato. Fermo restando che bisogna capire se tutto quanto fatto finora sia regolare o meno.
Si rischia dunque di far morire un’opera attesa da tutti. Il cantiere di fatto è fermo e le prospettive non sono certo rosee. Per cercare di sbloccare il finanziamento l’Amministrazione a questo punto sembra avere una sola via d’uscita: individuare tra i suoi dipendenti di ruolo il RUP facendo a meno dell’opera dell’arch. Valente. La strada percorsa fino ad ora ha portato l’Amministrazione comunale in un vicolo cieco. Insistere potrebbe complicare ulteriormente la situazione.
L’opposizione d’altronde non molla. E da “Città Nuova” fanno sapere che su questa questione a breve torneranno all’attacco. “Il completamento di quest’opera è troppo importante per la nostra comunità – dichiara il capogruppo Antonio Sorbo – per vincolarla a questioni personalistiche”. E per l’opposizione un dato appare evidente: se il finanziamento è bloccato e i lavori sono fermi ciò è dovuto soltanto agli errori sul piano amministrativo commessi dall’Amministrazione comunale che pure in questi ultimi due anni era stata messa sull’avviso prima dai consiglieri del gruppo de “Il Patto” e poi anche da quelli di “Città Nuova”, i cui appelli sono finora caduti nel vuoto.
fonte: QUOTIDIANOMOLISE.it
morale della favola : scappa il cetriolo e ………………………….. il resto lo sapete, anche quest’anno senza piazza, sono convinto che il Castello fa la stessa fine di tante altre opere rimaste incompiute, chi vivrà vedrà.