La doppia morale di Antonio Di Pietro

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Scalpore per le rivelazioni sull’ennesima acrobazia immobiliare dell’ex pmPoco importa se le parole vanno da una parte e i fatti, soprattutto quelli del suo partito e del suo patrimonio immobiliare, vadano dall’altra. Negli ultimi giorni l’ex Pm ha privilegiato le attenzioni per Michele Iorio, paragonando il governatore ad una sorta di Dracula in azione al Pronto soccorso. Ne ha chiesto le dimissioni, la rimozione e forse ne avrebbe chiesto anche la custodia cautelare se fosse stato ancora magistrato. Povero Iorio, colpevole, forse, solo di ostacolare le mire del figlio di Antonio Di Pietro, quel Cristiano coinvolto nel 2009 nello scandalo Mautone, l’ex provveditore alle Opere Pubbliche del Molise che, dopo essere stato arrestato, raccontò di continue telefonate e pressioni da parte del figlio dell’ex pm. Cristiano Di Pietro, a dire il vero, non subì alcunchè dal punto di vista giudiziario, si limitò ad autosospendersi, un po’ come ha fatto oggi il Trota, un altro illustre figlio di papà politico. Per poco, a ottobre scorso, il Centrosinistra non ha vinto in Molise. Ma se avesse vinto c’era da scommetterci che Cristiano Di Pietro avrebbe fatto l’assessore, magari ai Lavori Pubblici, visto quello che raccontava Mautone. Ma la doppia morale di Di Pietro non si limita solo alla vicenda Mautone. C’è altro, come per esempio i rimborsi elettorali. Per le elezioni politiche del 2008 e fino ad oggi, l’Italia dei Valori ha incassato 21,6 milioni di euro, anche se ha dimostrato di averne spesi solo 3,4. Parliamo del 529% di guadagno secco. Ci sono più di 18 milioni di euro nelle casse dell’Idv che poi non è un partito vero e proprio, ma una specie di associazione dove il dominus è uno solo: Antonio Di Pietro, con la tesoriera del partito che è anche l’ombra dell’ex Pm. Infatti, la deputata è amministratrice di Antocri, l’immobiliare di Di Pietro (la sigla nasce dalle iniziali di Antonio, Toto e Cristiano, i suoi figli) che gestisce il patrimonio immobiliare dell’ex pm e affittava alcune sedi di partito all’Idv. Il giochino era semplice e perfettamente legale. L’Antocri, ovvero la famiglia Di Pietro, acquistava immobili in tutta Italia e, qualche volta, li fittava all’Idv che, così facendo, pagava il mutuo con cui era stato comprato l’immobile. Ficcare il naso nei conti dell’Idv è una pia illusione: Achille Occhetto ed Elio Veltri ci hanno provato, chiedendo una parte del rimborso elettorale per le Europee del 2004 (si candidarono in società con l’Idv): sono ancora lì che aspettano. Tutto legale, per carità. Di Pietro conosce la legge e non sbaglia una mossa, ma poi come fa a fare la morale a uno come Michele Iorio che da trent’anni abita sempre nella stessa casa in via San Leucio? Intanto Chris Bonface giornalista , di Libero, lo scorso 2 gennaio ha scoperto un altro degli altarini nascosti di Antonio Di Pietro. Nasce tutto dall’attacco che l’Idv fa in parlamento nei confronti del senatore del Pdl, Riccardo Conti, che ha acquistato, a prezzo d’affare, a Roma, un palazzo di proprietà dell’Enpap, l’ente di previdenza degli psicologi. Belisario, dell’Idv, chiede che sull’affare indaghi la magistratura, dimenticando però che Conti, l’affarista, è una vecchia conoscenza di Di Pietro e dell’Italia dei Valori. Scrive infatti Bonface: “Conti doveva essere ben noto all’Italia dei Valori. Non solo perché collega parlamentare, ma proprio come immobiliarista. È stato infatti lui nel non lontano 2007 a togliere le castagne dal fuoco a Di Pietro, in una delle rare occasioni in cui l’ex pm ha avuto problemi con il gruppo dirigente del partito. Fu infatti Conti ad acquistare con una transazione di cui non si sono mai rivelati i particolari l’immobile a Roma della Antocri srl interamente posseduta da Di Pietro dove aveva all’epoca sede il partito. Il fondatore Idv più volte è stato criticato per mischiare un po’ troppo vicende e affari personali con vicende e affari politici. Così è accaduto con l’Antocri, una società immobiliare che Di Pietro aveva costituito dedicandola ai tre figli (nel nome sono contenute le tre loro iniziali). Comprò da Marco Tronchetti Provera e da una società del gruppo Pirelli real estate un immobile a Milano e poi un immobile a Roma. Fece un mutuo su entrambi i fabbricati (quello di Milano con terreno annesso) e di fatto si fece pagare le rate dei due mutui dal partito, cui affittò i locali per qualcosina in più di 50mila euro all’anno. Pochi sapevano però che le sedi erano di proprietà personale del fondatore, e la commistione di affari pubblici e privati non piacque. Indignato lui disse ai suoi: «Cercatevi un’altra sede!». E i suoi trovarono un immobile in affitto da Inarcassa dietro la Galleria Alberto Sordi. Così fu sciolto il contratto di locazione a Roma fra l’Antocri amministrata da Claudio Belotti e l’Italia dei Valori amministrata da Silvana Mura, ex moglie dello stesso Belotti. Tutto in famiglia”. Evviva la famiglia, ma quella di Di Pietro! L.M.