Comunicato : Antonio Sorbo "Piano Sanitario che sta per essere discusso in Consiglio Regionale"

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Il Piano Sanitario che sta per essere discusso ed approvato in Consiglio regionale contiene la definitiva condanna a morte dell’ospedale di Venafro. Vi si legge chiaramente che il “Ss. Rosario” viene considerato ormai un ex ospedale.
Il PSR ricorda che il decreto commissariale n. 20/2011 “ha pianificato la riconversione, già prevista dal precedente DCA n. 19/2010, degli ospedali di Agnone, Larino e Venafro in strutture dalle caratteristiche più orientate all’assistenza territoriale” e che “la rimodulazione dell’offerta ospedaliera ha previsto che i menzionati presidi ospedalieri siano sede di RSA”.
La “morte” del “Ss. Rosario” è ormai decretata, anche in considerazione del fatto, come si legge nel PSR, che “entro il 2013 è prevista una riduzione e rimodulazione della rete ospedaliera per cui si passerà dagli attuali 1.359 posti letto a 1.251 posti letto globali sia per pazienti residenti che per pazienti extraregionali” e questo avverrà, tra l’altro, attraverso “l’accorpamento degli ospedali minori”. Eppure una rimodulazione dell’offerta ospedaliera dovrebbe passare per la valutazione del fabbisogno reale della popolazione residente e da una analisi completa della mobilità interregionale, passiva ed attiva data l’affluenza dei pazienti extraregionali verso gli ospedali molisani.
Nel PSR c’è scritto che tale valutazione è stata fatta eppure nello stesso documento è evidenziato che l’ospedale pubblico che ha di gran lunga il maggior indice di attrazione, cioè quello che eroga la più alta percentuale di prestazioni a pazienti extraregionali, contribuendo in modo significativo alla mobilità attiva, è proprio l’ospedale “Ss. Rosario” che nel 2010, nonostante fossero già operativi i tagli e le misure di ridimensionamento, ha fatto registrare un indice di attrazione del 38,0% (la media regionale è 17%).
Ciò significa che l’ospedale di Venafro costa meno degli altri ospedali in quanto di fatto si “autofinanzia”, almeno in parte, con la mobilità attiva. Si consideri che l’ospedale di Venafro con questi numeri compete senza problemi con le strutture private che, se si esclude il Neuromed (indice di attrazione 82,6%), fanno registrare le stesse performance del “Ss. Rosario” con la Cattolica al 39,2% e Villa Maria al 38,7%. E allora perché, nel ridisegnare la rete ospedaliera regionale, non si è tenuto conto di questo aspetto?
E’ anche evidente nel PSR che c’è una scelta di campo chiara a favore della sanità privata contro la sanità pubblica. In questa direzione va l’inserimento della “Cattolica” e del “Neuromed” nella rete regionale delle emergenze in cui gli ospedali pubblici minori, tra cui Venafro, avranno soltanto un punto di primo intervento (o di primo soccorso) che, come è evidenziato a pag. 94 del Piano Sanitario, saranno “affidati al Servizio di Emergenza Territoriale 118”, e dove saranno trattate le urgenze risolvibili in sede e che non richiedano il ricovero per le quali è previsto “il trasferimento nell’ospedale idoneo”.
A pag. 99 del Piano è specificato che “i soggetti con trauma cranico, toracico o comunque i politraumatizzati di particolare complessità, saranno trasferiti e trattati nel DEA di II livello di Campobasso”. Ciò comporterà da un lato l’impossibilità per gli altri ospedali di dare risposte adeguate alle esigenze dei cittadini e dall’altro un intasamento del DEA di II livello di Campobasso dove, anche a causa della mancanza di personale, c’è il rischio che si crei una situazione di caos che non consentirà agli operatori di lavorare con serenità e ai pazienti di trovare risposte adeguate e immediate.
La morte del “Ss. Rosario” è dunque una volontà espressa con chiarezza dalla struttura commissariale tutta, visto che per l’ospedale di Venafro, come per quelli di Larino ed Agnone, è prevista la “ristrutturazione per divenire i contenitori di attività territoriali di filtro e di supporto a quella ospedaliera”, quindi luoghi dove l’attività ospedaliera non sarà più svolta.
Come avevamo denunciato a suo tempo, gli ospedali minori, e quindi anche quello di Venafro, diventeranno “strutture polufinzionali” in cui, come è scritto nel PSR, saranno presenti: “La sede dei Distretti; i Presidi territoriali di Assistenza con “piastre poliambulatoriali” ad elevata tecnologia in grado di effettuare prestazioni sia mediche che chirurgiche di bassa complessità; residenze sanitarie assistite di seconda fascia, a gestione pubblica; poli di sperimentazione gestionali pubblico-privato specialmente per quanto concerne la riabilitazione, la lungodegenza e la chirurgia”.
Questo apre ancora di più le porte ad una preponderanza delle strutture private che potranno mettere le mani sulla sanità pubblica soprattutto in attività molto remunerative come quelle della riabilitazione e della lungodegenza.
Senza contare l’assurdità rappresentata dal fatto che per riconvertire questi tre ospedali minori, quindi per chiuderli e per trasformarli in poliambulatori e sedi di uffici amministrativi, la Regione prevede di spendere oltre 61 milioni di euro. Riteniamo che, nonostante la buona volontà manifestata solo negli ultimi tempi dagli amministratori locali (in particolare quelli di Venafro che, nonostante l’allarme da noi lanciato pubblicamente e formalmente già nel 2007, sono stati a guardare almeno fino al 2010, quando finalmente si sono svegliati quando ormai era troppo tardi!), è assai improbabile se non addirittura impossibile che un PSR concepito su questi presupposti possa essere modificato per accogliere le legittime richieste che vengono dal territorio venafrano e messe nero su bianco, per l’ennesima volta, anche nell’ultima seduta del consiglio comunale.
Si dovrebbe scardinare il PSR dalel sue basi! Siamo anche consapevoli che eventuali modifiche che potrebbero essere apportate in sede di consiglio regionale non avrebbero alcuna conseguenza pratica in quanto, essendo in contrasto con le linee del Piano di Rientro, verrebbero “bocciate” dal tavolo tecnico nazionale. Ci rammarica molto aver letto, nei resoconti ufficiali delle audizioni tenute dalla IV Commissione consiliare della Regione, che i parlamentari molisani non hanno speso una parola a difesa dell’ospedale di Venafro.
Dall’on. Aldo Patriciello, eurodeputato e venafrano, ci saremmo aspettati almeno un cenno al destino del nostro ospedale. Ma ciò che ci ha lasciato stupiti e a bocca aperta sono state le parole del senatore Ulisse Di Giacomo il quale, non più tardi di qualche mese fa, in Consiglio provinciale, aveva sostenuto una arringa a difesa del “Ss.Rosario”, garantendo il suo impegno perché non solo rimanesse attivo l’ospedale, ma anche affinché il Pronto Soccorso fosse potenziato e reso adeguato e in grado di dare risposte ad ogni tipo di problematica.
In Commissione, invece, non solo non ha sostenuto tali posizioni ma ha auspicato – come si legge nel comunicato ufficiale – che una struttura privata, il Neuromed, gestisca “forme di emergenza di medicina generica” sostituendo, di fatto, l’idea di un Pronto Soccorso da riattivare (perché già oggi e da tempo non esiste più!) al “Ss. Rosario”.
A questo punto la imminente chiusura del “Ss. Rosario”, inteso come ospedale, con la sua riconversione a semplice poliambulatorio e a sede degli uffici (fino a quando tali uffici rimarranno autonomi, visto che si rischia anche la cancellazione del Distretto di Venafro), darà il colpo di grazia ad un territorio che sta già pagando pesantemente non solo la crisi economica nazionale ed europea, ma anche la lenta agonia del Nucleo industriale, le enormi difficoltà del commercio cittadino (che rappresenta una colonna portante dell’economia venafrana), la chiusura di strutture e uffici pubblici.
Proprio per questi motivi, a fronte della ormai chiara “morte” dell’ospedale, la città e il territorio di Venafro meritano risposte forti e concrete da parte di chi governa il Molise e di chi rappresenta questa regione nelle istituzioni parlamentari nazionali ed europee. Noi chiediamo che, in sede di discussione del PSR, almeno una modifica venga fatta, quella relativa alla localizzazione dell’ipotizzato nuovo ospedale che, nelle intenzioni del commissario Iorio, dovrebbe sorgere a Monteroduni.
Noi chiediamo che tale nuova struttura, per la quale si parla di un investimento di 80 milioni di euro, qualora dovesse essere davvero realizzata, sia costruita a Venafro, o attraverso un ampliamento dell’attuale ospedale o con la costruzione di una nuova struttura nella piana venafrana.
Gli spazi non mancano: dalle aree dismesse del Nucleo industriale all’area ex Ipsam, di proprietà comunale, a ridosso della variante Anas e della tanto decantata autostrada.
Venafro è il luogo più idoneo sia perché il nuovo ospedale continuerebbe a sfruttare la grande capacità di attrazione del “Ss. Rosario” in tema di mobilità attiva, sia perché sarebbe localizzato in un punto strategico, al centro di una viabilità interregionale che consentirebbe a questa struttura di essere facilmente raggiungibile in breve tempo da aree di altre regioni (Campania e Lazio innanzitutto) che rappresentano un enorme potenziale bacino d’utenza per la sanità molisana e anche da Monteroduni (con la nuova viabilità si impiegherebbero cinque minuti).
Senza tralasciare un’ulteriore motivazione: la costruzione del nuovo ospedale sarebbe l’occasione finalmente per restituire a Venafro, che è la quarta città del Molise, e al suo territorio quanto in questi anni le scelte politiche e amministrative della Regione gli hanno tolto in termini di servizi, di opportunità economiche, di considerazione a tutti i livelli.
Per questo motivo chiediamo ai consiglieri regionali, in particolare a quelli che rappresentano questo territorio, a cominciare dal presidente del Consiglio regionale Mario Pietracupa, al presidente della giunta Michele Iorio, all’assessore regionale Filoteo Di Sandro di proporre e far approvare la modifica del PSR relativa alla costruzione del nuovo ospedale scegliendo non Monteroduni ma Venafro. Su questa proposta misureremo la volontà di chi siede in Consiglio regionale, a prescindere dall’appartenenza partitica, di difendere gli interessi di una parte importantissima della nostra regione.