I precari e i disoccupati del terremoto: figli e figliastri nella ricostruzione-elefante

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Dopo lo stop allo stato di criticità deciso dal governo Monti il commissario delegato Michele Iorio ha “salvato” con un decreto del 30 marzo i 59 componenti della struttura commissariale, insieme ai consulenti del terremoto, e ridotto drasticamente i dipendenti degli uffici comunali, che da 250 sono diventati 154, «nonostante siano stati loro a sorbirsi materialmente il lavoro della ricostruzione», commenta sdegnato un tecnico di uno dei centri del cratere, che pur avendo continuato a lavorare non riceve lo stipendio da tre mesi. Chi non ha avuto più il compenso, chi invece lo ha avuto ridotto della metà. Con un dubbio finale: quale funzione indispensabile svolge la struttura commissariale se è venuto meno il lavoro dei centri comunali?

 

li ingranaggi della farraginosa macchina della ricostruzione post sisma, che tra sprechi e paradossi si trascina dal 2002 con la lentezza di una lumaca, ci sono anche loro. Una pletora di architetti, avvocati, geometri, ingegneri prescelti dal governatore Michele Iorio in persona. Designati “intuitu personae”, cioè senza uno straccio di concorso pubblico, dal commissario delegato per l’emergenza, attore protagonista di questa interminabile storia di lungaggini, sperperi, clientelismo e diritti negati per coloro che vivono ancora in quattro mura di polistirolo, nel cratere, e non sanno quando (e se) rientreranno nelle loro case a 112 mesi dalle scosse e dal dramma della scuola di San Giuliano di Puglia. Architetti, geometri, avvocati, ingegneri, nominati con incarichi fiduciari, sono entrati a far parte, con tanto di contratto a tempo determinato – che di questi tempi è sempre più una rarità – della struttura messa in piedi dal presidente della Regione.
Sono 59 dipendenti, e sembrano tantissimi considerando che la macchina commissariale finora ha portato a casa un risultato davvero esiguo sul fronte della “redditività”, ovvero delle pratiche da sbrigare e convertire in ricostruzione: solo il 35 per cento degli interventi sono stati ultimati. Eppure quei 59 “fortunati” sono solo una minima parte nel gigantesco ufficio di collocamento che è diventato il piccolo terremoto del Molise. Sono infatti ben 250 complessivamente quelli che dopo il 2002 hanno cominciato a lavorare negli uffici Coc, i centri operativi comunali, con incarichi assegnati dalle singole amministrazioni. E proprio questi 250 sono diventati i nuovi precari. I precari del sisma.
Certo, è un privilegio non indifferente in un periodo in cui la disoccupazione è al suo massimo storico, e per giunta un privilegio garantito per anni. Che però, adesso, ha incrociato la fine. Lo scorso dicembre i nodi sono venuti al pettine, e l’interminabile saga del terremoto ha avuto un colpo di scena inaspettato: caduto il governo Berlusconi e di conseguenza venute meno le “affinità elettive” tra l’ex presidente del Consiglio dei ministri e il presidente della Regione, il governo Monti ha chiuso i rubinetti per la ricostruzione post sisma del Molise, che fino a oggi è costata la bellezza di un miliardo di euro, pur essendo ferma al 33-34 per cento. Unica concessione, una proroga dello stato di criticità fino ad aprile. Poi basta. Niente più piogge torrenziali di fondi pubblici, tanto che Iorio ha deciso di correre subito ai ripari, annunciando ai quattro venti una legge regionale, che dovrebbe essere abbozzata entro la fine di aprile, ultimatum dato dal governo nazionale per chiudere l’emergenza.
Ed è così che si arriva al paradosso dei paradossi: dopo lo stop allo stato di criticità il commissario delegato Michele Iorio ha emanato un nuovo decreto, nel quale sono messi nero su bianco i tagli, improrogabili, dopo dieci anni di allegra gestione.
Tagli che da un lato salvaguardano il personale della struttura commissariale e le collaborazioni dei “consulenti specialistici”, dall’altro riducono i dipendenti degli uffici comunali legati al sisma, passati da 250 a 154.Come dire che anche tra i precari del terremoto, ci sono figli e figliastri. Precari più precari di altri. O almeno così l’hanno percepita gli sforbiciati, che credevano di poter contare sull’ennesima proroga e invece, di colpo, si sono ritrovati disoccupati.
Chi si salva, nella rosa degli eletti della struttura commissariale, continua a portare a casa lo stipendio. Chi invece, dopo aver lavorato negli uffici comunali, aver accumulato titoli con la speranza di avere il posto fisso, è licenziato oppure ha un salario drasticamente ridotto.
Sforbiciate, appunto, “necessarie alla corretta gestione delle attività che devono concludersi necessariamente alla data del 30 aprile”, si legge nel provvedimento del commissario Michele Iorio, che segue l’ordinanza del presidente del consiglio dei ministri del 22 marzo scorso. Nel decreto, peraltro, si rimarca che ad oggi non è stato accreditato un centesimo degli acconti riferiti alla famosa delibera Cipe del 3 agosto del 2011, pubblicizzata in pompa magna dal governo Iorio, che aveva annunciato lo sblocco di 346 milioni di euro. Una somma sulla quale si è costruita gran parte della campagna elettorale (e Iorio le elezioni le ha vinte di nuovo), che a ben guardare, otto mesi dopo, sembra solo l’ennesimo proclama.
Fatto sta che su quella somma il Molise tutto (terremotato e non) fa affidamento. Al punto da averla già impegnata e ripartita in singole voci. Difatti nel documento del Commissario sono riportate le spese preventivamente stanziate per la gestione della struttura commissariale, pari a 41 milioni e 685mila euro. Una fetta enorme della torta, sul totale di 386 milioni di euro.
Ma mentre la struttura commissariale viene salvaguardata, lo stesso documentodispone che per tutti i Comuni dichiarati terremotati e per la Provincia di Campobasso il compenso mensile di aprile per le attività post sisma al personale con contratto di collaborazione coordinata e continuativa venga decurtato di 500 euro. Per i comuni “fuori cratere” che non gestiscono interventi di classe A, cioè riguardanti le prime case che hanno ricevuto ordinanze di sgombero, non saranno rimborsate eventuali spese per i dipendenti degli uffici Coc.

E’ invece dimezzato il costo del personale per quegli stessi centri che non rientrano nel cratere sismico, e che per il mese di aprile (il decreto è infatti firmato 30 marzo, e fino a quel momento quel che è fatto è fatto) prenderanno la metà della busta paga rispetto al passato. Dopo, a partire da maggio, più nulla: uffici smantellati.
In base all’ordinanza del Consiglio dei ministri, sono stati invece confermati, per i quattro mesi compresi tra gennaio e aprile 2012, gli addetti della struttura commissariale, alla per niente modica cifra di796.768 euro. Facendo due conti, ben 13.500 europer ciascuno dei 59 componenti, guadagno di soli quattro mesi. E, incongruenza ancora più evidente, sono stati “graziati” anche i “consulenti specialistici”, con i quali le collaborazioni proseguono fino al 30 aprile, al prezzo di oltre 98mila euro di contributi pubblici.
Per i dipendenti dei Comuni, che sono stati ridotti drasticamente, da 250 a 154 unità, la spesa massima preventivata ammonta a 978.868 euro, cioè 6356 euro cadauno sulla busta paga complessiva del periodo tra gennaio e aprile. «Dipendenti di terza categoria, senza stipendio per le festività pasquali», commenta sdegnato uno di loro, che pur avendo continuato a lavorare non ricevela retribuzione da tre mesi.
Una disparità di trattamento che ha fatto infuriare più di qualcuno, di quelli che lavorano negli uffici comunali. «I tagli del 40 per cento richiesti dal Governo Monti non sono stati fatti a tutti come era auspicabile e prevedibile ma sono stati applicati solo ai dipendenti dei comuni. Tra l’altro i dipendenti dei Comuni sono quelli che hanno materialmente dovuto sorbirsi il lavoro della Ricostruzione; siamo stati noi a doverci confrontare con le persone arrabbiate che non riuscivano a rientrare nelle loro case; siamo stati noi a doverci interessare per i problemi che la gente aveva con le ditte esecutrici dei lavori – aggiunge amareggiato il dipendente dell’ufficio sisma di uno dei centri del cratere – siamo stati noi a doverci assumere le funzioni indispensabili di Rup (responsabile unico del procedimento, ndr), senza compenso alcuno, con responsabilità in ordine alla sicurezza e di contabilizzazione dei lavori da far tremare i polsi mentre…non credo che i dipendenti della struttura commissariale abbiano avuto problemi del genere».
Già, e da queste stesse osservazioni sorge una domanda inevitabile: come fanno a essere così indispensabili i componenti della struttura commissariale, quale burocrazia può continuare a sbrigare tutto questo personale se molti uffici sisma hanno dovuto chiudere i battenti o ridursi all’osso?
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