La sfiducia al Governatore finisce nel cestino: 16 contrari e 10 favorevoli

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In Consiglio regionale il presidente Iorio a sorpresa ha chiesto l’inversione dell’ordine del giorno e così la mozione contro di lui, presentata dal centrosinistra dopo la condanna per la vicenda Bain&Co, è diventata il tema principale della seduta. Nel pomeriggio la votazione dall’esito scontato. L’intervento in aula del governatore, che difende se stesso su tutto e avverte: “Finirò anche questa legislatura”. Campobasso. Sì 10, no 16, astenuti 1 (il Governatore) : Iorio resta Presidente della Regione. La sfiducia finisce nel cestino.
Carta da riciclare, per buona pace delle lunghissime quattro ore abbondanti di dibattito in consiglio regionale. Tra accuse precise e difese vaghe ma appassionate, è andata avanti fino alle 16.50 la discussione della mozione di sfiducia al governatore Michele Iorio, presentata dopo la condanna a un anno e sei mesi in primo grado per le consulenze alla Bain &co.La mozione è stata inserita, con una sorta di blitz, proprio dal Presidente della regione. Lui, stamani 11 aprile, ha voluto affrontarla subito, spiazzando così anche gli avversari. Ottima mossa, dal suo punto di vista, anticipare di tanto e senza preavviso i tempi. Le certezze matematiche sull’esito del voto (i numeri non ci sono mai stati per il sì alla sfiducia) non hanno penalizzato il dibattito politico. Hanno parlato (e riparlato nelle dichiarazioni di voto) in tanti dai banchi dell’opposizione, che ha provato a mandare a casa Iorio, invitandolo pure alle dimissioni (“Presidente Iorio, si dimetta: l’ha fatto pure il Trota. Non si faccia dare lezioni dal figlio di Bossi”), e dai banchi della maggioranza, indispettita dal “clima giustizialista” trasferito oggi in via IV novembre. Consiglieri e assessori intervenuti, con un Vitagliano che sembrava Craxi nel suo famoso discorso alle Camere all’epoca di Mani pulite: chi è senza peccato? Ha parlato anche Iorio. Alla fine anche lui e soprattutto lui. Lunga arringa autodifensiva. Nessuna falla nei suoi 32 anni di carriera politico-amministrativa: lui non ha dubbi. Su niente. Dai figli al terremoto passando per la sanità e le aziende private lautamente foraggiate con risorse pubbliche. «Non mi dimetto e non arretro di un passo. Finirò anche questa legislatura». Da governatore, si intende. E per adesso nessuno riesce a mandarlo a casa. La minoranza nemmeno. La battaglia sulla condanna penale finisce così, travolta dalla lettura della maggioranza di centrodestra: un incidente di percorso. O un fatto accidentale. primonumero.it