Stop al riconteggio, il presidente del Tar si chiama fuori: deciderà il Collegio

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«Tempi biblici, rinunciamo al riconteggio delle schede». Una manovra, quella messa in campo solo pochi giorni fa dal candidato presidente per il centrosinistra Paolo di Laura Frattura, che di musi ne aveva fatti storcere parecchi. Filippo Monaco (Sel) e Gennaro Chierchia (Psi) su tutti: «Non si possono illudere gli elettori e poi tirarsi indietro così», alcuni dei commenti rimbalzati da Palazzo Moffa e in netto contrasto con la linea dell’ex presidente di Unioncamere. Una volontà, quella di Frattura, messa nero su bianco dagli stessi otto cittadini elettori firmatari del ricorso che contesta anche l’accettazione di alcune liste collegate al governatore Iorio, che per il momento si ferma al palo: il presidente del Tar Goffredo Zaccardi, difatti, ha dichiarato la propria incompetenza a valutare la richiesta di sospensione del riconteggio delle schede. A decidere sarà quindi il collegio dell’udienza fissata per il prossimo 17 maggio e che dovrà pronunciarsi anche sulla contestata partecipazione alla competizione elettorale delle liste di Molise Civile, del listino del governatore Iorio e sulla candidatura del consigliere Nico Romagnuolo.
C’è da attendere, dunque, fino al giorno in cui l’esito della scorsa tornata elettorale potrebbe venire messo formalmente in discussione. «Si rischia di dovere appurare che Iorio ha perso quando potremmo essere ormai alla fine del suo terzo mandato». La giustificava così Paolo Frattura la sua decisione di volere rinunciare al vaglio dei singoli voti finiti nelle urne con la speranza, che a tratti è sembrata una consapevolezza, di potere annullare quel gap di meno di mille voti nei confronti di Iorio e di potere tornare a nuove elezioni quanto prima. Ma la volontà, quella del candidato presidente per il centrosinistra, in questo caso, conta poco: il ricorso che prevede il riconteggio delle schede – presentato a dicembre in subordine a quello che punta a dimostrare l’inammissibilità di alcune liste collegate al governatore Iorio – è stato accolto dal Tribunale Amministrativo, quindi ora per rendere concreto il ‘ripensamento’ serve un nuovo pronunciamento dei giudici del Tar. Un pronunciamento che, a seguito della dichiarata incompetenza del presidente Zaccardi, toccherà emettere al collegio giudicante il 17 maggio prossimo, nel giorno più atteso dalla politica molisana dopo l’esito delle urne del 17 ottobre scorso. 
Volontà, quella degli otto ricorrenti rappresentati dal legale Salvatore Di Pardo, che si scontra con una considerazione opposta e che parte, ovviamente, dal centrodestra molisano capeggiato da Michele Iorio: al controllo delle schede, a una a una, chi non vuole rinunciare è proprio lo schieramento del governatore, possibilista sulla eventualità di un incremento del divario a proprio favore. E, soprattutto, con la consapevolezza di giocarsi la possibilità di rimpinguare gli scranni della propria maggioranza: la logica dei grandi numeri dice che se la quantità di voti a favore del governatore dovesse lievitare, allora ci si potrebbe trovare di fronte all’assegnazione di un ulteriore seggio, il diciannovesimo, a favore del governatore Iorio e a scapito della minoranza guidata da Paolo Frattura. «Per noi non cambia nulla, – il commento dell’avvocato Umberto Colalillo, legale rappresentante del governatore Iorio – e personalmente mi sento di condividere la decisione del presidente del Tar Zaccardi: in questi casi è opportuno rimettere un giudizio a un intero collegio giudicante piuttosto che assumersi in prima persona la responsabilità di un verdetto così importante. Noi andiamo avanti per la nostra strada convinti che la verifica delle schede elettorali possa definitivamente fugare ogni dubbio circa presunte zone d’ombra legate al verdetto delle urne dell’ottobre scorso.

 Loro hanno deciso di rinunciare, noi, invece, vorremmo che si andasse avanti».primonumero.it