Petraroia: Maggior rispetto per il Lavoro. Basta precarietà, tagli salariali e discriminazioni

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Morto il Re. W il Re. Dopo decenni di liberismo selvaggio, mercato senza regole, egemonia della finanza speculativa, politica sottomessa ai flussi di capitali e sinistra ammutolita, marginalizzata e sconfitta;  l’Italia scopre improvvisamente di avere salari da Terzo Mondo, pensioni basse, massima precarietà, milioni di lavoratori flessibili senza tutele e tassi di disoccupazione elevati specie per i giovani, le donne e nelle aree meridionali. In un paese in cui le mafie fatturano 150 miliardi di euro annui, si stima un’evasione fiscale sui 120 miliardi e un ammontare della corruzione sui 100 miliardi, si punta il dito sull’art. 18, non si ripristina la legge 188/2007 contro le dimissioni in bianco delle lavoratrici, si inaspriscono le imposte sul lavoro e non si colpiscono le rendite parassitarie, i monopoli, la ricchezza finanziaria, le transazioni di capitali, i beni di lusso ed i grandi patrimoni immobiliari. In un recente provvedimento viene esteso il lavoro interinale a categorie escluse, per profili bassi e con riduzioni salariali di un ulteriore 20% sui minimi contrattuali.  Se si pensa che le tabelle paghe e i livelli di tutela del dipendente in affitto, flessibile e precario, sono già modeste si ha il quadro dell’orientamento assunto dalla borghesia italiana per uscire dalla crisi. A ciò si aggiunge, come evidenziano i Patronati di CGIL-CISL-UIL, che oltre i 65 mila lavoratori rimasti senza pensione e senza impiego a seguito di accordi di ristrutturazione aziendale, ci sono altre decine di migliaia di persone andate in mobilità che  non raggiungono i nuovi requisiti contributivi ed anagrafici per andare in pensione. Le discriminazioni inflitte agli iscritti FIOM che a Melfi non vengono reintegrati in FIAT nemmeno a seguito di sentenza giudiziaria di appello, e a Pomigliano non vengono riassunti nello stabilimento, denotano uno scenario dominato dall’imposizione di un’azienda che esce da Confindustria, firma un nuovo Accordo Sindacale per il Settore Auto con chi ci sta, molla al proprio destino migliaia di operai a Termini Imerese e dimentica gli impegni contenuti nel Progetto Fabbrica Italia. Anzi in una recente intervista al Corriere della Sera, l’Amministratore Delegato, ipotizza la chiusura di altri due stabilimenti FIAT in Italia e non specifica quali  ( Cassino, Termoli, Melfi, Val di Sangro, ecc. ?? ). Non è pensabile un’Italia dove un giovane su tre o una donna su due nel Sud, sono disoccupati, in cui il potere d’acquisto di salari e pensioni crolla, dove il Governo propone di superare Cassa Integrazione e Indennità di Mobilità senza indicare un modello alternativo che copre i percorsi tra un lavoro e l’altro, tutela il reddito individuale e sostiene le necessità primarie delle famiglie. Il punto di riflessione da cui ripartire è lo scollamento tra la rappresentanza sociale e la rappresentanza politica, la mutazione genetica di una sinistra divisa che si è staccata dalla cultura del lavoro e la vittoria strategica del pensiero unico che scommette su una competizione sui costi che ci vedrà soccombere al cospetto di 3 miliardi di indiani e cinesi che percepiscono salari di 100 euro al mese per 10/12 ore giornaliere.
fonte : www.informamolise.com