I debiti di Dr pesano sugli stipendi

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La Dr Motor arriva all’appuntamento di Termini Imerese con qualche problema finanziario in casa. L’azienda molisana è da tempo in trattative con le banche creditrici per una ristrutturazione dei debiti e per l’ottenimento di nuovi fondi. Secondo fonti del Sole 24 Ore, sul tavolo dello studio Solidoro di Milano c’è un piano che tecnicamente si definisce «piano attestato di risanamento», in base all’articolo 67 della legge fallimentare: una procedura introdotta dalla recente riforma che, con un accordo tra le parti validato da un professionista terzo, permette ai creditori e all’azienda una tutela in caso di difficoltà successive.
Massimo Di Risio, fondatore e numero uno della Dr Motor, afferma che «abbiamo fatto predisporre alla Ernst & Young un piano che abbiamo poi sottoposto alle banche, ma non c’è alcun articolo 67; credo che non ci arriveremo e anzi, con l’operazione Termini anche il piano precedente potrebbe essere superato».
La nota con cui il ministero dello Sviluppo economico annunciava lo scorso 7 settembre la scelta dei candidati per Termini Imerese parlava di aziende selezionate, tra l’altro, «sulla base della solidità finanziaria». Dr Motor era gravata a fine 2009 da circa 74 milioni di debiti complessivi – di cui 34 con le banche –, con una posizione finanziaria netta negativa per 34 milioni a fronte di un patrimonio netto di poco meno di 10 milioni. L’approvazione del bilancio 2010 era stata rinviata dai revisori della Kpmg in attesa di verificare il presupposto della continuità aziendale.
Di Risio afferma che «il ritardo è dovuto alla definizione di alcune poste, e il bilancio è stato depositato nei giorni scorsi».
Dall’approvazione del piano da parte delle banche creditrici (con capofila UniCredit) dipende l’erogazione dei fondi che permetteranno a Dr Motor di riprendere l’attività. Dr importa auto della cinese Chery, che a Macchia d’Isernia subiscono una serie di adattamenti al mercato italiano e vengono poi vendute con marchio Dr; l’attività ha però risentito della carenza di liquidità, e molte auto sono ferme al porto di Livorno.
Secondo Giuseppe Tarantino, della Fiom Cgil molisana, «gli operai non hanno ricevuto gli stipendi di settembre e ottobre e le nostre richieste di un incontro con l’azienda non hanno avuto risposta».
Di Risio ribatte che «c’è stato al più qualche giorno di ritardo, ma tutti gli stipendi sono stati pagati». Il sindacato locale è anche preoccupato che, in caso di acquisizione di Termini Imerese, non ci sia più spazio per l’attività produttiva in Molise.
Dal punto di vista finanziario, un aiuto a Dr Motor potrebbe venire proprio dall’operazione siciliana: dai soggetti pubblici dovrebbero arrivare (secondo la Dr Motor) circa 178 milioni: 37 a fondo perduto, 45 come contributo all’occupazione della Regione, 95 sotto forma di credito bancario garantito. La struttura dell’operazione Termini dovrebbe vedere la creazione di una newco di cui Dr Motor prenderebbe il 100% con un apporto di capitale di circa 15 milioni.
L’azienda molisana, fondata da Di Risio nel 2006, si è fatta una certa notorietà negli scorsi anni, per aver conquistato una piccola fetta di mercato anche tramite la vendita delle sue vetture anche negli ipermercati. La gamma Dr comprende tre modelli, tutti proditti in Cina dalla Chery: il Suv compatto DR5, la citycar DR1 e la piccola DR2.
Le vetture vengono spedite via nave in Italia, dove nell’officina Dr di Macchia d’Isernia vengono apportate alcune modifiche, tra cui il cambio della centralina elettronica e delle ruote.
Dal punto di vista commerciale, il 2010 è stato l’anno migliore per Dr Motor: le vendite di auto con il marchio Dr sono più che raddoppiate, arrivando a sfiorare le 5mila unità; al balzo delle vendite hanno contribuito in misura decisiva gli incentivi all’immatricolazione di auto a metano, in vigore fino al marzo 2010. I primi dieci mesi del 2011 segnano per l’azienda un calo del 26% a poco meno di 2.700 auto vendute contro le 3.600 dello stesso periodo di un anno prima. Fino a qualche mese fa Di Risio era ottimista e puntava a chiudere l’anno «poco al di sopra del 2010».
Il piano sottoposto quest’anno dall’imprenditore alle banche prevedeva già, senza tener conto dell’operazione Termini, un quadruplicamento delle vendite di qui al 2014, fino a 16mila vetture, con il lancio di una serie di modelli a partire dalla medio-piccola Dr3; con Termini l’obiettivo è di far debuttare la Dr3 a metà 2012 e di sbarcare nel 2014, dopo il consolidamento del mercato italiano, sui mercati esteri. A pieno regime, dal 2016, è prevista la costruzione di 60mila automobili all’anno e il riassorbimento di 1.300 degli attuali dipendenti.
Gli investimenti previsti a breve e medio termine ammontano a 125 milioni di euro tra investimenti strutturali, ricerca tecnologica, sviluppo dei modelli e formazione. A fronte di tale impegno, come ricordato sopra, i soggetti pubblici finanzieranno l’operazione con circa 178 milioni di cui 37 a fondo perduto, 45 come contributo all’occupazione da parte della Regione, 95 a Dr Motor sotto forma di credito bancario garantito.
Fonte: ilsole24ore