Piedi d'Argilla | Ecco l'informativa conclusiva redatta dai carabinieri di venafro, contenente le intercettazioni telefoniche degli attuali imputati.

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Poichè non c’è più niente di segreto ed oramai è tutto pubblico e discusso in udienza pubblica,ho  acquisito lo scritto dei carabinieri –oramai non più coperto da segreto investigativo– e lo pubblico per fare chiarezza in merito a  molte imprecisioni uscite di recente su molti giornali locali . Evidentissimi sembrano essere i risvolti “politici” della vicenda.
Se tutto era fatto a regola d’arte, perchè gli attuali imputati dicevano queste cose al telefono?

Naturalmente il documento è stato potato da dati sensibili e coperti dalla privacy.

L’opera pubblica è divenuta banco di prova ove misurare il proprio potere ed esercitare le proprie pressioni.
In quest’ottica si sono registrate numerosissime conversazioni telefoniche in cui appare lampante che l’unico criterio adottato per dare o negare lavoro sia quello meramente clientelare; ogni quotidiana attività, anche quella più banale, rispetta canoni ben lontani da quelli che dovrebbero garantire l’ottimale realizzazione di un’opera pubblica che costerà molti milioni di euro alle casse del demanio.
In particolare, la spartizione dei subappalti pare essere disciplinata dalle esigenze di potere dei vari gruppi o esponenti politici; dopo che il gruppo Patriciello si è aggiudicato due corposi subappalti, esponenti delle istituzioni regionali e nazionali stanno compiendo continue e ripetute “pressioni” sull’impresa appaltatrice perché conceda fette di attività ad altre ditte vicine a quelle istituzioni.
Tali pressioni, ben testimoniate dalle attività intercettive, hanno ottenuto il risultato di far accedere ai subappalti per la fornitura del cemento la ditta Vacca di Isernia, vicina a Forza Italia.
Sintomatica appare una conversazione telefonica tra il capo cantiere Massimo Zullo e il Presidente della Regione Molise, dott. Michele IORIO, in cui il primo assicura al secondo che sta per recarsi a parlare con i responsabili della ditta Vacca di Isernia al fine di chiarire la disponibilità della società appaltante a concedere una parte dei subappalti proprio alla ditta segnalata da Iorio e da altri esponenti politici nazionali.
Lo Zullo è certamente un uomo molto vicino al gruppo Patriciello ma anche molto attento alle diverse sollecitazioni provenienti da altri gruppi di potere imprenditoriale e politico; è proprio Zullo a aggiornare quasi quotidianamente il capo compartimento ANAS, ingegner Caporaso, di quali siano le esigenze per poter far fronte alle numerose pressioni, anche istituzionali.
E’ sempre lo Zullo a partecipare a riunioni con il Presidente della Giunta Regionale o con alti esponenti politici regionali e nazionali per accordarsi sulle modalità di spartizione dei lavori; è lo Zullo che si reca a Bologna per parlare con i responsabili della Ditta Adanti ed informali che il capo compartimento ANAS, su espressa richiesta di alte istituzioni  nazionali, vuole che una parte dei subappalti sia gestita da imprese vicine ai partiti di maggioranza, oltre all’UDC già ampiamente rappresentato dal gruppo Patriciello.
In ogni caso, pare piuttosto evidente come l’intera struttura operativa “Adanti”, nel suo modus operandi, sia estremamente “sensibile” alle sollecitazioni politiche e ben disposta ad acconsentire ad ogni richiesta proveniente da gruppi politici di potere.
A tal proposito, a mero titolo esemplificativo, si riporta una frase che il geometra Zullo proferisce nel mentre interloquisce con l’ing. ZEDDA, uno dei maggiori responsabili della ditta ADANTI s.p.a. di Bologna (allegato 220), in cui ben si comprende quale sia lo spirito con il quale si vuol far partecipare ai subappalti anche la ditta VACCA di Isernia: “Caporaso più che altro è stato un discorso generale per dire dobbiamo dare la possibilità anche a queste aziende legate a questa corrente di, di fare qualcosina in modo che l’opinione pubblica non è come hanno loro prospettato che è un discorso un po’ troppo puntuale per quanto riguarda il gruppo Patriciello, ma è aperto un po’ a tutta, tutta la provincia, tutta la regione e a tutto” .
In buona sostanza, è preoccupazione anche del capo compartimento ANAS di Campobasso, ingegnere CAPORASO, di dare l’impressione che i giochi dei subappalti non siano stati compiuti tutti, univocamente, in favore del gruppo Patriciello.
La società ADANTI acconsente, dunque, all’entrata della ditta Vacca tra i subappaltatori perché così sarà più difficile affermare che tutta la “torta” è stata consegnata ai Patriciello.
Come è agevole comprendere, sulla scorta di tali considerazioni e di tali fonti probatorie, anche la figura del capo compartimento ANAS merita un dettagliato approfondimento, se non altro per ciò che attiene gli aspetti deontologici della vicenda.
Quanto sin qui affermato, però, aveva il semplice scopo di rendere più semplice il comprendere in che clima generale i lavori per la realizzazione per la variante di Venafro si sono avviati.
Questo macro capitolo vuole, invero, porre all’attenzione di Codesta Direzione Distrettuale Antimafia tutti quei fatti che attengono espressamente l’infedele e truffaldina realizzazione dell’opera pubblica.
Nell’informativa riassuntiva del 12 agosto, redatta da questo Comando al fine di fornire un quadro complessivo delle attività investigative e, soprattutto, delle prime risultanze di tali attività, si affermò che le notizie che provenivano dalle intercettazioni in atto, circa la qualità dei materiali utilizzati nella realizzazione dell’opera oggetto di indagine, erano assai preoccupanti.
Orbene, lo scopo di questa informativa conclusiva è proprio quello di fornire con chiarezza un insieme della vicenda criminis e nello specifico riferire ciò che è avvenuto ed ancora avviene in relazione alla realizzazione materiale dell’opera pubblica.
Si è già diffusamente dimostrato come l’opera sia sottoposta ad un continuo turbinio di pressioni politiche e che come ogni scelta, anche minima, segua esclusivamente la logica clientelare; si è affermato, altresì, come il gruppo Patriciello rappresenti la vera interfaccia criminale del clan ndranghetistico dei “Garofalo” di Petilia Policastro.
Questa nota si dedicherà esclusivamente alla proposizione di tutte quelle fonti probatorie che, invero, testimoniano la continua e pericolosissima commissione del reato di frode in pubbliche forniture.
Prima di commentare nel dettaglio le trascrizioni delle conversazioni telefoniche, pare opportuno ricostruire, molto brevemente, la vicenda.
Il Gruppo Patriciello, subappaltante della ditta Adanti S.p.A. di Bologna, è il fornitore del calcestruzzo per la realizzazione della variante esterna di Venafro; oltre a questo milionario subappalto, lo stesso gruppo dovrà fornire le travi di cemento necessarie per la realizzazione della strada che, pur scorrendo lungo la “piana” di Venafro, verrà costruita quasi completamente su viadotti sopraelevati.
Sin da subito, i Patriciello ed in particolare Gaetano Patriciello, hanno fornito calcestruzzo assai scadente, non rispondente ne a quanto previsto nel capitolato d’appalto ne alle più elementari regole della sicurezza dell’opera.
Il geometra Massimo Zullo, uomo da sempre nelle mani dei Patriciello, al fine di acquistare maggiore spessore nella vicenda, nelle vesti di capo cantiere della ditta Adanti, ha dapprima sollevato il problema qualitativo della fornitura e successivamente, vistosi riconoscere un ruolo predominante, ha contribuito e collaborato con i Patriciello affinché i dati degli accertamenti e delle analisi compiute sulle forniture, fossero alterati.
Egli è, altresì, responsabile di alcuni reati in relazione allo smaltimento di materiali estratti dagli scavi.
Ovviamente, la sistematica falsificazione e alterazione dei risultati degli accertamenti e dei prelievi effettuati sul cantiere, è compiuta con la fattiva partecipazione dei responsabili del laboratorio delegato alle analisi e dei responsabili degli impianti di calcestruzzo dei Patriciello.
Fatta questa rapidissima rilettura della specifica vicenda criminis, passiamo ora al commento dettagliato delle numerosissime fonti probanti, inserendole nella trattazione generale con criterio cronologico.
Cominciamo la nostra carrellata di trascrizioni con la traccia contrassegnata come allegato 119; gli interlocutori sono Massimo Zullo ed un tale Di Crescenzo, tecnico di un laboratorio.
Quest’ultimo notizia lo Zullo che alcune analisi effettuate sul terreno prelevato dagli scavi hanno mostrato la presenza di pericolose sostanze; dice infatti: “eh, però ci sta un problema, ma tu usi il P.A.C…ploriclorulo di alluminio… ploriclorulo di alluminio come addensante…perché ci sta undicimila – dodicimila di alluminio”.
La conversazione contrassegnata come allegato 120, avviene tra Massimo Zullo e Natale Rocco, suocero del primo ed è la conseguenza allarmata della comunicazione precedente. Lo Zullo chiede di verificare le analisi provenienti da alcuni fanghi prelevati dal tracciato della strada, che hanno rivelato la presenza di bentonite; dice: ho detto così, dopo ti devo far vedere…domani delle analisi chimiche di un certo materiale con la bentonite, quello proveniente dai fanghi…dobbiamo vedere un po’ che cazzo di smaltimento”.
Il suocero lo assicura e gli dice: “tu passa sempre per le mani mie, non ti preoccupare, qualsiasi cosa devi fare in ordine all’impatto ambientale e alla sicurezza passa sempre per me…e non ci metto niente io, provvedo io non ti preoccupare…procurami il campione e ci penso io”.
Chi legge la trascrizione sopra riportata, potrebbe legittimamente ritenere che l’interessamento del Natale Rocco sia lecito ed abbia i contorni della mera consulenza tecnica.
Così non è. La conversazione contrassegnata come allegato 136, avvenuta con i due medesimi interlocutori, chiarisce qual è il senso dell’intervento del Natale.
Il Natale, infatti, dice a proposito di quei fanghi da smaltire: “dobbiamo andare a vedere perché la ci sta qualche problema, non si può smaltire così semplicemente…ci sta una normativa del 2003…lo facciamo smaltire come scavo di terra e roccia no?”; a questo punto, lo Zullo capisce che la comunicazione telefonica sta rivelando cose pericolose e dice: “va bene, vieni qua…vediamo qua dai…per telefono…vediamoci qua dai, io sono qua in ufficio”.
Aggiungiamo, dunque, un ulteriore preoccupamene elemento: Massimo Zullo con il concorso del suocero NATALE Rocco, ha fatto smaltire come materiale di scavo ciò che era in realtà materiale composto da elementi chimici pericolosi, che necessitavano di uno smaltimento particolare.
Abbiamo più volte accennato alla figura del capo cantiere Massimo Zullo come quella di un elemento di assoluto rilievo e spicco, non soltanto per i rapporti tenuti con i Patriciello, ma anche perché questi ha avuto ed ancora ha un ruolo determinante nella realizzazione di numerosi illeciti che quotidianamente avvengono nel cantiere.
Testimonianza di tutto ciò, promana dalla conversazione telefonica contrassegnata come allegato 138, avvenuta tra Massimo Zullo e Iannarelli Benedetto (da identificare compiutamente).
Zullo, alquanto adirato, appreso che qualcuno aveva interrato delle sostanze proibite senza la sua autorizzazione,  dice al suo interlocutore: “cosa avete interrato?…Benedetto…forse non ci siamo capiti un cazzo, ma proprio niente…no…te lo voglio bello chiarire perché è giusto che ci capiamo bene…quindi ora…allora Benedetto caro, io ora chiamo a Mimmo…va a togliere quella merda…uno…e basta, ok?”.
La successiva conversazione contrassegnata come allegato 139, avviene tra Massimo Zullo ed Iannarelli Benedetto; il capo cantiere ADANTI ordina al Iannarelli di rimuovere la sostanza poco prima interrata lungo il percorso della variante poiché ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe fotografato le operazioni. Dice: “no Benedetto…qua la cosa va rimossa immediatamente, non subito, immediatamente…entro stasera io non voglio vedere più niente…”.
La conversazione contraddistinta come allegato 144, è l’epilogo della vicenda sin qui narrata; Iannarelli chiama Zullo per rassicurarlo che quel materiale è stato rimosso.
Oggi, che si è costretti a ricapitolare l’intera vicenda relativa all’ipotesi di reato di frode in pubbliche forniture, si riesce a comprendere con efficacia quanti e quali illeciti abbiano caratterizzato ed ancora caratterizzino la realizzazione dell’opera pubblica.
Non si vuole certo drammatizzare ma ancor prima che intervenga la fornitura dei Patriciello con i dissesti da questi compiuti, il tracciato su cui realizzare l’opera era già divenuto luogo ove interrare materiale e sostanze indesiderate; il tutto con la consapevolezza cosciente del geometra Massimo Zullo.
La conversazione contrassegnata come allegato 154, avviene tra Massimo Zullo e Cristinzio Mario; il capo cantiere dell’ADANTI chiede al dipendente del Gruppo Patriciello se ha visto le foto pubblicate sul giornale in relazione al fatto che anche in una giornata festiva il cantiere non si è fermato.
Quando Cristinzio dice di aver visto le foto, Zullo gli risponde: “no, non solo, ma poi ti do il dischetto, ma ti dico di più…è poi si vede che sono macchine bianche no?…hai capito?”.
Lo Zullo si riferisce chiaramente al fatto che dalle foto si intuisce che le betoniere sono quelle del Gruppo Patriciello perché di colore bianco; a questo proposito aggiunge: “le prossime betoniere, quando ci saranno le betoniere…gialle, hai capito?”.
In buona sostanza, già in data 02.06.2004, lo Zullo predice al Cristinzio che il Gruppo Vacca di Isernia entrerà nell’affare, utilizzando le proprie betoniere che sono di colore giallo.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 173, avviene tra Massimo Zullo e l’ingegnere Ricci Nicola dell’ADANTI.
Tale conversazione non aggiunge molto al quadro probatorio sin qui riportato ma è certamente utilissima perché ci offre un esempio eclatante di come lo Zullo pensi ed interpreti la propria professione.
Egli, infatti, dice: “eeeh…la facciamo noi da qua ingegnè…eeh, hai capito?…ti immagini se prendiamo quel lavoro, per la Madonna, dice questo l’ufficio gare fanno…eh…e ma dai, la dobbiamo fare, eh dai la dobbiamo sfruttare purtroppo queste conoscenze che oggi…oggi se non hai le conoscenze puoi essere bravo e bello ma non hai la carta in più…eh…hai visto perché se questi ti vogliono rendere le cose difficili lo rendono sempre…mentre con qualche amicizia le cose sono più fluide…senti ma lunedì mi porta mio suocero quel certificato così già da martedì, mercoledì incominciamo a portare via tutto il materiale, tutta la terra eh!”.
È, dunque, chiaro come lo Zullo valuti ogni cosa, anche quelle professionali, in relazione alle amicizie e agli interventi esterni che si possono, in qualche modo, vantare.
In quest’ottica egli è certamente più capace ad intessere rapporti interpersonali con chiunque possa, anche in un lontano futuro, tornargli utile; è per tali ragioni che sono così numerose le “amicizie” tra il nostro capo cantiere e molti esponenti delle Forze dell’Ordine.
Nell’ultimo capitolo di questa informativa, prima di compiere le doverose richieste, disquisiremo compiutamente di questi illeciti rapporti tra gli esponenti delle Forze di Polizia e i numerosi indagati di questa inchiesta; già da subito, però, dovrà apparire assai palese come specie lo Zullo e i Patriciello intendano servirsi di ogni mezzo, lecito ed illecito, al fine di compiere il proprio disegno criminoso.
Proprio a tal proposito, risulta evidente come vi sia sempre qualcuno che informa di ogni cosa lo Zullo ed infatti, in riferimento alla possibilità che qualcuno avesse potuto scattare delle foto del materiale interrato lungo in percorso della costruenda strada, si trova conferma grazie alla conversazione contrassegnata come allegato 178; qualcuno, in effetti,  ha inviato alle Autorità competenti un esposto anonimo in cui si lamentava l’utilizzo e lo smaltimento di sostanze proibite.
A seguito di tale esposto, il cantiere ADANTI è stato fatto oggetto di un non meglio precisato controllo da parte di una qualche forza di polizia; è lo Zullo che informa l’ingegnere Ricci del controllo con queste testuali parole: “per un esposto anonimo sul…sulla procedura di smaltimento della bentonite…hai capito l’amico frizz? Già si è mosso…comunque questi sono amici miei…amici di scuola, poi saliamo sopra e ti spiego bene di persona”.
Preliminarmente dovremo dire che, con ogni probabilità, il materiale interrato illecitamente è “bentonite”, smaltita proprio come aveva consigliato il suocero dello Zullo e cioè “come scavo di terra e roccia no?” (vedasi traccia contrassegnata come allegato 136).
La conversazione contrassegnata come allegato 177 è l’ulteriore prova che, mediante un esposto anonimo, in molti erano stati allarmati circa le procedure di smaltimento dei fanghi all’interno del cantiere dell’Adanti.
In questa breve telefonata, ORSI Luigi Giuseppe,, topografo dipendente dell’ADANTI, informa Massimo Zullo che sul cantiere è giunto il tecnico comunale di Venafro, al fine di compiere una verifica; Luigi dice: “oh..qua c’è il tecnico comunale…che hanno avuto un esposto …dice…per i fanghi…vogliono vedere i pali che stiamo scavando….vieni qua…hanno fatto un esposto…che dice…i fanghi dove li state smaltendo?..io gli ho detto…da nessuna parte…. “.
Nonostante questo ulteriore controllo e nonostante la quasi ammissione del Luigi, che avrebbe dichiarato al tecnico comunale di non stare a smaltire in nessuna maniera i fanghi, anche questa volta, grazie alla efficiente ragnatela di “conoscenze” dello Zullo, nulla accade.
La conversazione contrassegnata come allegato 182, avviene tra Massimo Zullo e RAVIOLO Andrea, , dipendente della ditta ADANTI.
Il Raviolo chiama allo Zullo per confidargli che il primo palo eseguito a Pozzilli, invece che essere realizzato con del cemento del tipo 350, è stato realizzato con un cemento del tipo 250.
Dice infatti: “ok Massimo, ti dico una cosa, così eh…è capitato che hanno gettato il primo palo…al 250, perché non lo sapevano. Comunque, nessuno ha fatto prelievi, quello è andato…”.
In definitiva, il dipendente dell’ADANTI riferisce al proprio capo cantiere che il Gruppo Patriciello, per realizzare il primo palo di fondamenta a Pozzilli, invece che utilizzare il calcestruzzo previsto, ne sta utilizzando un altro di più scarsa qualità.
A testimonianza che lo Zullo, sin da subito, si è reso responsabile del reato che gli si contesta e che da subito ha colpevolmente avvallato la spregiudicata e criminale “politica del risparmio” posta in essere dai Patriciello, afferma: “va bene…perfetto…e che cazzo, Mario, Mario…ma pure Mario lo sapeva, quello del calcestruzzo…”.
Quanto afferma lo Zullo non lascia scampo ad alcuna interpretazione forviante: tutti erano perfettamente coscienti del fatto che dovevano utilizzare del calcestruzzo di qualità migliore rispetto a quello realmente fornito; il primo a sapere tutto ciò era proprio Mario Cristinzio, dipendente fidato dei Patriciello.
Tutto ciò nonostante, l’unica ed esclusiva preoccupazione degli attori di questa vicenda è che nessuno abbia effettuato prelievi di quel cemento scadente e che quindi nessuno mai possa accorgersi di questa ulteriore spregiudicata azione.
La conversazione contrassegnata come allegato 196, avviene tra Massimo Zullo e il geometra Oliva Eduardo, dipendente dell’ANAS di Campobasso.
Durante tale colloquio, lo Zullo riferisce ad Oliva che il capo compartimento (ing. Caporaso) era molto preoccupato per gli esposti anonimi ricevuti circa lo smaltimento della bentonite nel cantiere ADANTI.
Zullo dice al suo interlocutore che è riuscito comunque a sistemare la faccenda andando a parlare presso i “grandi uffici”.
Anche per il semplice “movimento terra” la presenza e l’azione dei Patriciello risulterà illecita e criminale.
La conversazione contrassegnata come allegato 227, avvenuta tra Massimo Zullo e PATRICIELLO ANTONIO, prova quale sia il disprezzo delle regole che caratterizza ogni agire dei Patriciello.
In buona sintesi, lo Zullo lamenta che i Patriciello sono sconfinati di venti metri, fuori zona di esproprio, e stiano prelevando materiale di buona qualità che sarebbe dovuto, invece, servire per la realizzazione di alcune rampe di accesso alla strada in costruzione.
Dice Zullo:”oh Tonino…Tonino però io non mi voglio incazzare, però i cazzi miei me li voglio vedere…ma tu lo sai che sei uscito fuori esproprio…dove io devo andare a garantire una rampa con delle portanze in funzione al materiale che tu ti stai portando via?…ma Tonino queste cose…stiamo scherzando?” e quando Patriciello Tonino abbozza una difesa, riprende: “che sto dicendo? E quello che hai sentito…quello che hai sentito…tu sei andato fuori esproprio di venti metri, ti stai portando via la ghiaia dove io devo andare a fare i lavori con le rampe, dove i calcoli della portanza son in funzione al materiale che ci sta…Tonino hai capito cosa sto dicendo?”
Proprio  con quello sprezzante atteggiamento di cui abbiamo detto prima, Patriciello Tonino, con una naturalezza sconcertante, dice:”tu sai che fai?…scavi dove hai messo la terra e ci metti il misto….che problema hai?”.
Il prosieguo della lettura della medesima trascrizione, consentirà di comprendere come le preoccupazioni dello Zullo non sia riferibili all’illecito posto in essere dal Patriciello, quanto all’eccessivo tempo e lavoro che occorre per effettuare quanto truffaldinamente suggerito dal suo interlocutore.
La successiva conversazione contrassegnata come allegato 228 tra Massimo Zullo e Patriciello Gaetano, mostra con chiarezza quale sia il metodo approssimativo e truffaldino con cui, l’opera pubblica, in tutti i suoi aspetti, viene realizzata.
Zullo contesta anche a Patriciello Gaetano di aver estratto del materiale buono nell’area destinata alla realizzazione di alcune rampe di accesso alla strada (si tratta della stessa lamentela fatta a Patriciello Antonio); dice infatti “ma hai visto dove cazzo sei sconfinato?…là alla cava, stai venti metri dentro alla zona delle rampe…dove noi dobbiamo andare a fare i lavori”; Gaetano gli risponde: “si, e perché tu non lo sapevi?” e Massimo: “no Gaetano, ti giuro no…avevo fatto picchettare dal topografo…e dire…Luigi statti attento che questi non vengono a pigliare il buono, a metter la merda e poi noi dobbiamo garantire per dieci anni il buono, hai capito?”.
Non si tratta, dunque, di un errore! Patriciello Antonio e Gaetano hanno consapevolmente sottratto materiale di buona qualità dal tracciato della strada e lo vogliono sostituire (N.D.R.: cosa che avverrà concretamente)  con altro materiale che viene etichettato come “merda”.
Sintomatico, poi, è il fatto che Gaetano Patriciello si meravigli di come Zullo non sapesse di tali truffaldine operazioni, a testimonianza proprio che tra i vari personaggi, normalmente, vi è il massimo accordo.
Procedendo in maniera strettamente cronologica, incontriamo ora quelle conversazioni telefoniche che testimoniano ampiamente ed abbondantemente delle problematiche riferite alla fornitura di calcestruzzo.
Con la conversazione contrassegnata come allegato 437 Zullo Massimo informa Patriciello Gaetano che i primi risultati delle prove sul cemento utilizzato per la realizzazione del “solettone dell’Enel”  sono negativi.
Dice: “ mi ha chiamato il direttore dei lavori…sono uscite le prove che i cubetti del solettone Enel” e quando Gaetano chiede quali sono i risultati, gli risponde:” trecento….doveva essere tre e cinquanta…hanno fatto le analisi la Temano…questi sono quelli fatti in sito…adesso mi ordinano tutti i carotaggi…no, no, no…adesso mi ordina di fare tutta una serie di carotaggi sul solettone…il calcestruzzo è uscito tre…due e ottantasei…con incidenza a calcestruzzo a metro cubo di tre zero sei chili…okay?…la doveva essere tre e cinquanta…”.
Dunque, le prime avvisaglie della scarsissima qualità del prodotto fornito dai Patriciello arriva già dai risultati dei primissimi accertamenti compiuti.
Allarmato dell’avviso fattogli dallo Zullo, Gaetano chiama immediatamente presso il suo impianto di lavorazione al fine di mettere in guardia i suoi dipendenti.
E’ la conversazione contrassegnata come allegato 438 tra lo stesso Gaetano Patriciello e tale PALLOTTA ORLANDO; il dipendente, al fine di scusarsi per quanto accaduto, involontariamente rivela un particolare che è assai sintomatico del modo di procedere dell’intero gruppo Patriciello.
In riferimento ai risultati e ai cubetti di cemento prelevati, dice: “adesso questo non te lo so dire Gaetano…..però quello che abbiamo fatto qua…gli abbiamo provati e gli abbiamo dati Gaetano” ed ancora “Gaetano…noi i cubetti che abbiamo fatto qua…Gaetano noi gli abbiamo prima provati e…”.
In definitiva, Orlando confessa che ogni cubetto di cemento prelevato dal cantiere, prima di essere consegnato al laboratorio d’analisi, viene provato e testato onde evitare successive risultanze negative.
Sempre in relazione alle notizie ricevute dallo Zullo, riguardanti i primi esiti negativi riscontrati dalle analisi sul calcestruzzo utilizzato per la realizzazione del solettone dell’ENEL, Patriciello Gaetano, con la conversazione contrassegnata come allegato 439, chiama CRISTINZIO MARIO,  per sapere come fronteggiare il problema.
Anche Cristinzio Mario, così come aveva fatto in precedenza Pallotta Orlando, conferma che i cubetti di calcestruzzo, prelevati dall’impianto, prima di essere consegnati al laboratorio analisi, sono stati costantemente controllati proprio per evitare risultanze negative.
Nonostante le assicurazioni fornitegli dai suoi due dipendenti, Patriciello Gaetano, ben consapevole della scarsa qualità del materiale fornito e quindi della veridicità dei primi risultati ricevuti, cerca di correre ai ripari contattando SIMEONE CARMINE,   su un utenza intestata a CPP di Natale Carmela – servizi di geologia, con sede in Teano viale Italia n.1.
Stiamo parlando della trascrizione contrassegnata come allegato 440, in cui Patriciello Gaetano chiede a Simeone Carmine (si tratta quasi certamente di un geologo) se è disposto a fare dei prelievi supplementari da porre a confronto con quelli autorizzati e compiuti dall’ANAS.
Patriciello Gaetano, molto preoccupato, dice: “si dovrebbe fare un carotaggio…però serve subito, prima che la direzioni lavori possa fare…come si può fare?” ed ancora, riferendosi alla direzione dei lavori “possa fare altri carotaggi per capire i risultati quanto danno”.
La conversazione contrassegnata come allegato 441, è la prova tangibile di come Simeone Carmine si renda disponibile a compiere quanto richiestogli da Patriciello Gaetano.
La conversazione contrassegnata come allegato 443, se ce ne fosse ancora bisogno, testimonia della solida collaborazione criminale esistente tra Patriciello Gaetano e Zullo Massimo; quest’ultimo, sempre in relazione ai risultati degli accertamenti compiuti sul cemento prodotto dai Patriciello, utilizzato per la realizzazione del solettone ENEL, dice: “io soluzioni non ne vedo…prima mi ha chiamato il direttore dei lavori e mi ha detto certe cose…comincia ad inventare qualcosa di grosso, di grosso Gaetano, di grosso, di grosso proprio a livello grosso…cioè quelle cose che fanno…hai capito?…quelle cose che fanno spostare le montagne”.
Patriciello, confermando ancora una volta l’accordo esistente tra i due sin dalla fase progettuale dell’opera, gli risponde: “qua ce lo dovevamo inventare tre mesi prima”.
Se dovessimo cercare un motivo per il quale Patriciello Gaetano si rivolge a Simeone Carmine, lo troveremmo nella conversazione contrassegnata come allegato 444, avvenuta tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Tale conversazione realizza compiutamente quanto sinora era stato solo un sospetto: l’accondiscendente Simeone Carmine produce certificazioni che attestano falsamente che il calcestruzzo fornito dai Patriciello è della qualità rispondente al contratto e alle esigenze di sicurezza.
Se così non fosse, non ci sarebbe motivo perché Patriciello Gaetano chiarisca al proprio dipendente che si dovrà far dare dal Simeone i dati reali poiché servono ad una più approfondita analisi interna aziendale; insieme a questi dati, il Simeone dovrà fornire i luoghi di quei carotaggi che hanno dato risultati migliori perché proprio là si potranno far ripetere alla ditta appaltante.
Dice Gaetano: “però devi dire a Carmine (N.D.R. Simeone Carmine) che ci deve dare i risultati reali eh…cioè diglielo…Carmine questo è per noi…devi dire voglio la verità…mi devi dare i dati reali…propri hai capito?…e probabilmente non servono i certificati…però digli che ti deve dare i dati reali…e perché se no, non abbiamo capito niente…dici Carmine mi devi dare i veri dati…però segnati la carota, così eventualmente se qualcuna va meglio dell’altra…ci segniamo i posti e lo facciamo fare là vicino, capito Mario?”.
Vale la pena evidenziare come anche lo stesso Patriciello Gaetano è molto dubbioso sulla possibilità che qualche prova possa dare dei risultati conformi al previsto ed infatti, in riferimento a tale argomento dice: “però segnati la carota, così eventualmente se qualcuna va meglio dell’altra”.
Anche sul conto di Simeone Carmine, dunque, vanno effettuati gli opportuni approfondimenti.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 446, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Gaetano “consiglia” al dipendente di fare lui personalmente i cubetti di calcestruzzo da consegnare poi per le analisi; dice: “va bene, esatto…quello devi fare Mario, devi dire…posso fare io in cantiere…li vieni a prendere in cantiere…hai capito che devi fare Mario?…Mario devi dire…te li faccio io in cantiere…vieni da me che ho la piastra…cose…hai capito Mario?…fallo, fallo alloggiare da noi in cantiere”.
Risulta alquanto evidente che, qualora i cubetti di calcestruzzo venissero ancora forniti dall’impresa e non prelevati direttamente sul cantiere, vi sarebbero molte meno problematiche circa i risultati finali, che sarebbero facilmente controllabili.
Siamo giunti al commento di una delle più straordinarie fonti di prova che l’indagine ha consentito di raccogliere in questi mesi; e la conversazione contrassegnata come allegato 451 avvenuta tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Quest’ultimo informa Gaetano che vi è la necessità di effettuare un prelievo su cemento; l’unico problema, però, è che il cemento previsto nel capitolato d’appalto non soltanto non è stato mai utilizzato nelle forniture del Gruppo Patriciello ma, addirittura, non è nemmeno nella disponibilità dell’impianto di calcestruzzo.
Mario Cristinzio dice: “Gaetano…allora siccome serve del prelievo, un prelievo di cemento no…il 4.25 (N.D.R. è una tipologia di cemento) a noi non è pozzolanico…è portland però noi dovremmo…pozzolanico…se io vado a prendere un sacchetto di cemento pozzolanico?”.
In buona sostanza, il Cristinzio Mario chiede al Patriciello Gaetano se è possibile recuperare un sacchetto di cemento uguale al tipo che loro dovrebbero quotidianamente utilizzare per la fornitura ADANTI, al fine di effettuare un prelievo che dimostri la bontà della fornitura stessa.
Patriciello Gaetano è assolutamente consapevole di utilizzare materiale scadente e non previsto e dunque sprona il dipendente perché recuperi questo sacchetto di cemento; dice infatti: “chiedi alla COLACEM no…chiama alla COLACEM guarda…”.
Cristinzio, a questo punto, lo informa che nemmeno la COLACEM di Sesto Campano è in possesso di quel tipo di cemento, mentre lo si potrebbe recuperare presso la COLACEM di Gubbio; Patriciello non si perde d’animo e dice: “chiama alla COLACEM no…e fatti dire…siccome devo fare un prelievo, devo fare una cosa pozzolanico…se prendo un sacco è lo stesso? Parla con Giaccardi della COLACEM…Giaccardi del coso, oppure parla con l’ufficio qualità, vedi un attimino…Giaccardi, Massimo Giaccardi…siccome devo dare il cemento pozzolanico…e siccome sto usando il portland, devi dire…se eventualmente prendo, prendo un sacco sfuso, è lo stesso?…lei mi garantisce che è la stessa cosa?Hai capito?”.
Compiere commenti ulteriori su quanto affermato da Cristinzio Mario e Patriciello Gaetano appare veramente superfluo. Viene acquistato un sacchetto di cemento, del tipo previsto, al fine di compiere i prelievi e di mostrare la genuinità delle forniture!
Anche a rischio di risultare estremamente ripetitivi, non si può non sottolineare la fondamentale importanza criminale della figura del capo cantiere Massimo Zullo.
Come vedremo più diffusamente avanti, egli non soltanto è assolutamente cosciente e partecipe degli illeciti posti in essere dai Patriciello, ma in proprio si concede il compimento di ulteriori gravissimi fatti – reato che, oltre a porre in risalto la sua spregiudicatezza, aggravano sensibilmente la complessiva situazione della sicurezza dell’opera in realizzazione.
Nella conversazione contrassegnata come allegato 284, Zullo Massimo discute con un tale Domenico per trovare la soluzione per un palo di fondamenta per il quale, pur scavando, non si riesce a trovare un terreno idoneo per il suo mantenimento.
A questo punto, attesa l’insuperabile difficoltà, lo Zullo ordina: falli scavare e ci fai mettere una camicia…gettiamo un po di cemento come abbiamo fatto l’altra volta, così facciamo subiti subito jà” ed ancora:“e allora Domenico…fai una cosa…tu metti un metro…gettiamolo subito”.
Domenico, che evidentemente ben conosce le tecniche operative del suo capo cantiere, comprende immediatamente il messaggio e dice: ci siamo capiti…notte notte jà”; Zullo ribadisce: “dai, notte notte lo facciamo…così almeno apparamm’ ad un metro jà”.
In estrema sintesi vi è un polo su cui poggerà il supporto che manterrà un viadotto, per il quale non si è riusciti a trovare il terreno solido su cui farlo fondare; Zullo ordina di effettuare una “camicia” di cemento e far partire il predetto palo proprio da quel punto. Ovviamente, questi lavori, dovranno essere compiuti quasi di notte e cioè quando occhi indiscreti non potranno constatare la pericolosa attività posta in essere.
La conversazione contrassegnata come allegato 460, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario; a proposito della documentazione che dovrà fornire, falsamente, Simeone Carmine e di cui abbiamo già detto commentando le conversazioni precedenti; il Cristinzio afferma: “ho parlato con Simeone, ho appuntamento per domani mattina…gli ho già mandato il fax per come deve essere fatta quella certificazione…niente, gli manca solo la richiesta dell’ADANTI…l’unico problema, non c’è, l’unico problema è…dice…se poi con il loro laboratorio fanno delle prove aggiuntive, capito?”.
Simeone, in definitiva, ha accettato di fornire false attestazioni sulla qualità del calcestruzzo dei Patriciello; l’unica perplessità consiste nel rischio che l’ADANTI possa ordinare ulteriori prove mediante un laboratorio di propria fiducia e quindi scoprire le falsificazioni compiute.
Patriciello Gaetano rassicura Cristinzio e di riflesso Simeone ed infatti dice: e no…tu devi dire a Massimo (N.D.R. Massimo Zullo)…Massimo che ti devo dare?Massimo…ti ha detto lui Massimo i risultati che ti deve dare?E allora non ti preoccupare…fai come ha detto Massimo e non ti preoccupare”.
Massimo Zullo, dunque, ha fornito i risultati che i carotaggi avrebbero dovuto dare, li ha comunicati a Cristinzio Mario il quale, a sua volta, li farà certificare ufficialmente e falsamente da Simeone Carmine.
La conversazione contrassegnata come allegato 477, avvenuta tra Patriciello Gaetano e un tale Enzo da identificare, dimostra ulteriormente quale siano i metodi truffaldini ed assolutamente approssimativi utilizzati dal Gruppo Patriciello nella fornitura per la realizzazione della variante di Venafro.
Enzo, infatti, informa Patriciello Gaetano che ci sono stati alcuni problemi riferibili al fatto che una betoniera era stata caricata con cinque quintali di acqua.
La conversazione contrassegnata come allegato 287, tra Massimo Zullo e tale Domenico, comprova ulteriormente come il capo cantiere dell’ADANTI sia, non soltanto a conoscenza delle innumerevoli frodi compiute su quel cantiere, ma ne sia uno dei principali artefici.
Domenico informa Zullo che pur scavando altri cinquanta centimetri non si è riusciti a trovare lo strato di terreno adatto per cominciare a gettare un palo; a questo punto i due si accordano di gettarlo ugualmente e di farlo in fretta affinché nessuno lo possa scoprire.
I risultati negativi rilevati dalle prime prove sul calcestruzzo, hanno avuto l’effetto di allarmare sia i vertici dell’ADANTI che gli stessi Patriciello.
Di fatto i controlli dell’ADANTI, a questo punto della vicenda, diventano più consueti e incisivi, mentre i Patriciello, grazie all’attiva complicità di Zullo Massimo, pongono in essere ogni possibile azione delittuosa per alterare una realtà che è drammaticamente pericolosa.
La conversazione contrassegnata come allegato 495, avvenuta tra Patriciello Gaetano e Patriciello Aldo, testimonia dell’accordo tra i due fratelli al fine di incontrare, il giorno successivo, l’amministratore delegato dell’ADANTI, ing. ZEDDA PAOLO, il quale vuole visionare l’impianto per la realizzazione delle travi.
Pare opportuno ricordare che il Gruppo Patriciello si è visto assegnare due sub-appalti, uno per la fornitura del calcestruzzo e uno per la fornitura delle travi di cemento.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 496, riferisce proprio della visita compiuta dall’ing. Zedda presso la ditta PRECAL dei Patriciello.
Patriciello Gaetano chiama il fratello Aldo per chiedergli di raggiungere lui e l’ing. Zedda presso la PRECAL; vista l’impossibilità di un incontro “de visu”, Gaetano fa in modo che il fratello Aldo parli al telefono con Zedda.
Patriciello Aldo chiede allo Zedda se il fratello Gaetano si sta comportando bene; l’amministratore delegato dell’ADANTI gli riferisce che sta sollecitando Gaetano a un restringimento dei tempi per la realizzazione e la consegna delle travi in cemento.
Pare piuttosto evidente come, in un momento di difficoltà dovuto agli accresciuti controlli della ditta appaltatrice, i Patriciello utilizzino il loro “asso nella manica” e cioè il vice Presidente della  Giunta Regionale Aldo Patriciello.
Questi, non soltanto interloquisce con l’ADANTI dal punto di vista imprenditoriale, ma rappresenta quel controllo politico a cui è assolutamente vincolata la realizzazione dell’opera pubblica.
La conversazione contrassegnata come allegato 294, avvenuta fra Zullo Massimo un tale Domenico, è l’ennesima prova della scadente qualità della fornitura dei Patriciello.
Domenico informa il suo capo cantiere che è stato costretto a rimandare indietro una betoniera dei Patriciello perché conteneva del cemento assolutamente scadente; dice: “perché hanno portato una macchina tutta breccia, ho fatto lo slam (prova del cemento) ed è uscito ventitre…cioè senza manco una goccia d’acqua…”.
La conversazione contrassegnata come allegato 295, avviene tra Zullo Massimo e l’ing. Ricci, direttore dei lavori del cantiere ADANTI.
Lo Zullo avvisa che nella mattinata avevano rimandato indietro tre betoniere dei Patriciello perché “era tutta ghiaia”.
La traccia contrassegnata come allegato 297, conferma che l’utilizzo di materiali assolutamente scadenti è, per i Patriciello, la regola e non l’eccezione.
Massimo Zullo viene contattato da un tale Sposato Giuseppe il quale si lamenta che il Gruppo Patriciello continua a consegnare calcestruzzo palesemente scadente.
Lo Sposato, in riferimento alla fornitura dei Patriciello, dice: “senti un po…ma questi qua ancora continuano con quel cemento li…eh, ma non possiamo però così…mica mo metto uno sempre lì a guardare il cemento…”.
La conversazione contrassegnata come allegato 307, avviene sempre tra Massimo Zullo ed il suo collaboratore Domenico; anche in questa circostanza non si è trovato il terreno adatto per cominciare a gettare un palo ed anche in questo caso, su esplicito ordine dello Zullo, il palo viene gettato ugualmente.
A questo punto sarebbero necessari alcuni approfondimenti circa gli studi geologici che dovrebbero essere stati compiuti prima di avviare i lavori.
In più circostanze non si riesce a trovare il terreno sufficientemente solido e resistente su cui far appoggiare il palo di calcestruzzo; in questo senso nascono rilevanti dubbi sulla bontà di questi preventivi studi geologici e morfologici.
L’unica cosa che occorre porre in evidenza, è come questo non identificato Domenico sembri prima un onesto lavoratore che si lamenta della qualità del cemento dei Patriciello e poi, invece, partecipa fattivamente alla realizzazione di un palo di fondamenta che, in realtà, poggia su un terreno che non ne garantisce la stabilità e la resistenza.
La trascrizione contrassegnata come allegato 517, conferma come il Patriciello Gaetano sia perfettamente consapevole di ciò che accade all’interno dei suoi stabilimenti e come sia proprio lui a dettare ai suoi dipendenti le varie versioni per evitare di cadere in contraddizione durante i controlli.
Nella conversazione appena attenzionata, i dipendenti avvisano Patriciello che si erano recati in cantiere per un sopralluogo sia Massimo Zullo che l’ingegnere Ricci, direttore dei lavori della ditta ADANTI; durante tale sopralluogo, i due si sarebbero accorti della presenza e dell’utilizzo di materiale inerte sporco e dunque Patriciello riferisce ciò che i suoi dipendenti dovranno poi affermare in caso di contestazione ufficiale.
In particolare, Cristinzio Mario avvisa Patriciello Gaetano che il direttore dei lavori ed il capo cantiere dell’ADANTI hanno posto la loro attenzione sugli inerti presenti in stabilimento.
Quando Gaetano chiede a Cristinzio: “embè, qual è il problema?”, questi gli risponde: “Gaetano qual è il problema?…il problema qual è?…che gli inerti non sono puliti…perché quel materiale che viene da Macchia è tutto sporco”.
Nel contesto di questa nota riassuntiva, un eccezionale significato assume la trascrizione contrassegnata come allegato 519, avente come interlocutori Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Patriciello chiama il suo dipendente per sapere se vi erano stati dei problemi nella fornitura del calcestruzzo alla ditta ADANTI per la realizzazione della variante di Venafro.
Cristinzio Mario, dapprima rassicura il suo interlocutore, poi gli racconta un particolare decisamente importante per comprendere con quali sistemi e con quanta mancanza di scrupoli questo appalto pubblico venga realizzato; dice …Gaetano sono venuti in impianto perché quando ha scaricato la macchina di Romolo…è caduta un po di roba a terra…ed era tutta terra…hanno visto la terra dentro all’impasto e sono andati a vedere l’impianto…quello è”.
Quando Patriciello chiede ulteriori spiegazioni, il dipendente conferma: e si Gaetano…Gaetano si vede perché il calcestruzzo non è nero…è marrone”; ed ancora: “sono due giorni che sto dicendo a Sergio…manda un po di materiale buono, mandate un po di materiale buono. Sergio è venuto all’impianto cinquanta volte…ha visto anche lui che la roba è quella che è…e non si può fare con quella roba Gaetano, non si può proprio macinare quella roba…è tutta terra quella che viene da Macchia”.
 Appare oggettivamente superfluo caricare di ulteriori commenti le parole di Cristinzio Mario: nel cemento utilizzato per la realizzazione dei pali portanti i viadotti della realizzanda variante di Venafro, invece che esserci del materiale inerte conforme alle prescrizioni, vi è semplicemente della terra che, addirittura, modifica lo stesso colore del calcestruzzo.
La conversazione contrassegnata come allegato 520, avviene tra Gaetano Patriciello e Zullo Sergio (responsabile della cava di Macchia d’Isernia).
Il Patriciello avvisa che a seguito dei continui controlli posti in essere dall’ANAS, per un certo periodo, in maniera cautelativa, si dovranno utilizzare degli inerti puliti ed accantonare quelli sporchi poiché il loro utilizzo sarebbe, al momento, eccessivamente rischioso.
Gaetano dice a Zullo Sergio: Sergio fammi una cortesia…stai là sotto e non ti muovere da là sotto…chiama ad Antonello Ricci e dicci…Antonello ogni macchina che viene sporca te la mando via…perché purtroppo te la devo mandare via…non mi dire niente e Antonello…se mi carichi la macchina sporca da qui a quindici giorni io te la mando via…diglielo chiaro chiaro…la roba sporca accantonala un po perché non la posso recepire in impianto…hai capito?”.
Grazie a quest’ultima trascrizione è stato chiaro comprendere come Patriciello Gaetano, grazie al fondamentale apporto fornitogli da Massimo Zullo, riesca a conoscere prima i periodi temporali in cui la sua azienda subirà dei controlli da parte della ditta appaltante, riuscendo così ad evitare conseguenze per lui penalizzanti.
Appare importante evidenziare un fatto che è sintomatico del modus operandi dei personaggi di questa vicenda criminis: Patriciello Gaetano non si raccomanda di evitare l’utilizzo di materiale non conforme per un mero scrupolo professionale; egli si raccomanda che questi materiali non siano utilizzati solo nel periodo in cui sa che dovrà essere controllato e prega il suo interlocutore di accantonare gli stessi materiali che, evidentemente, saranno utilizzati non appena cesseranno i controlli.
La conversazione telefonica contraddistinta come allegato 521, testimonia il costante accordo esistente tra Massimo Zullo e Gaetano Patriciello; il primo infatti avvisa degli ordini ricevuti dall’ANAS in relazione ad alcuni controlli da effettuarsi circa la qualità dei materiali utilizzati.
È Cristinzio Mario che avvisa Patriciello Gaetano delle comunicazioni ricevute dallo Zullo; dice: è la, praticamente…gli ha detto che L’ANAS farà la comunicazione…ordine di servizio…in cui praticamente vista la Gaetano…visto le prove di slam test eseguiti sul cantiere, visto la mancata continuità del getto della pila otto…visto le visite in cantiere dove hanno verificato i materiali che non sono conformi…ordina praticamente all’ADANTI di verificare la conformità, la conformità dei getti”.
In buona sostanza, Massimo Zullo avvisa il più stretto collaboratore dei Patriciello, che ha avuto ordini dall’ANAS per eseguire accertamenti e verifiche sulla qualità del lavoro prestato dal Gruppo Patriciello e sui materiali utilizzati.
Tutto questo, inequivocabilmente, appalesa l’univoco disegno criminoso che contraddistingue il controllore e il controllato, il capo cantiere ADANTI e la ditta sub-appaltatrice.
La conversazione contrassegnata come allegato 522, avvenuta tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario, prova come tutti siano ancora impegnati nel tentativo fraudolento di falsificate i risultati delle prove eseguite sul calcestruzzo.
È Cristinzio che riferisce a Patriciello Gaetano che si è sentito con Simeone Carmine, il quale gli ha dettato il modo con cui la M.C.Group S.p.A. deve formulare la richiesta d’intervento per l’analisi del cemento.
La conversazione contrassegnata come allegato 526, tra Patriciello Gaetano e Zedda Paolo risulta importante perché si apprende quanto costa realmente, ogni giorno, la realizzazione della variante di Venafro eseguita con i metodi truffaldini ed illeciti che questa informativa si pone lo scopo di evidenziare.
È proprio Patriciello Gaetano che ricorda all’amministratore delegato dell’ADANTI: “va bene, ho capito…praticamente stiamo facendo cinquecento metri cubi al giorno…quindi parliamo di cinquanta milioni al giorno di fornitura (vecchie lire)”.
La necessità di fermare l’opera criminale posta in essere dai personaggi di questa vicenda, oltre a rispondere ad una più astratta necessità di giustizia, deve mirare dunque ad impedire che lo Stato disperda ulteriormente proprie risorse per una realizzazione pubblica che è destinata a non rispondere, nemmeno minimamente, alle richieste di sicurezza e di efficienza.
Nell’intera vicenda, così come già chiarito, un ruolo fondamentale è rivestito da Patriciello Aldo il quale interviene solo quando le problematiche superano le capacità truffaldine e delinquenziale dei fratelli Gaetano ed Antonio; egli poi rappresenta il potere politico e si avvale di un forte impatto “contrattuale”.
Proprio quando i risultati negati forniti dai cubetti del calcestruzzo stavano mettendo in serie difficoltà il loro gruppo imprenditoriale, i Patriciello fanno intervenire Aldo.
Nella traccia contrassegnata come allegato 528, infatti è proprio Aldo Patriciello a parlare con PIROLLO FRANCESCO proprietario della ditta GEOLAB s.r.l. incaricata ai prelievi ed ai test sul calcestruzzo, per raccomandarsi: dacci una mano per quel problema che ti ha spiegato Gaetano”; Pirollo lo rassicura e gli risponde: no, no…ma abbiamo capito molto bene”.
La conversazione contrassegnata come allegato 529, è tra Patriciello Gaetano e Ricci Antonello; il primo ordina al secondo che almeno per due giorni gli dovrà portare del materiale pulito perché subiranno un ispezione da parte della ditta appaltante.
Ancora una volta è sintomatico ciò che afferma Gaetano: “io oggi e domani portami soltanto materiale pulito…perché devo lavorare questo materiale…e domani ci sta la direzione dei lavori…ci sta l’ADANTI ci stanno tutti qua…per cui il materiale che porti deve essere pulito…capito?”.
Non è per una esigenza deontologica; il richiamo di Gaetano Patriciello, affinché si utilizzino materiali consoni, non è generale e generico; egli vuole quei materiali solo per eludere i controlli, solo per continuare nella sua azione delittuosa; superata questa fase di due giorni potrà riprendere l’utilizzo di quel materiale nascosto alla direzione dei lavori.
Anche la conversazione contrassegnata come allegato 530, comprova la scientifica e delinquenziale azione truffaldina posta in essere da Patriciello Gaetano, che ordina a un suo collaboratore di nome Umberto di non prelevare dall’impianto altri inerti al fine di farne accumulare un quantitativo sostanzioso che possa confondere le idee a coloro che dovranno svolgere l’ispezione.
Ancora sintomatici sono le conversazione contrassegnate come allegati 531 e 532. Patriciello Gaetano, dapprima a Cristinzio Mario e poi a Pallotta Orlando, ordina di ripulire gli inerti perché sporchi di radici di albero e perché nella tarda serata l’impianto sarà visitato dai responsabili dell’ADANTI.
Nella seconda conversazione, Patriciello Gaetano dice a Pallotta: “senti, per piacere…incominciate a pulire gli inerti…numero due…che ci stanno…che tutti i pezzi di legno dentro”.
Nella traccia contrassegnata come allegato 533, Gaetano Patriciello chiama il nipote Vincenzo Patriciello, impiegato presso la società di famiglia e cioè la “MC Group Molise conglomerati S.p.A.”, per sapere se vi erano stati ulteriori “disguidi” nella fornitura all’Adanti; ricevuta risposta negativa, si raccomanda: ….è la pila attenzione con il cemento Colacem….non mischiate perché poi si vede il colore…quella la pila è un’elevazione…nemmeno per i cani e…..”.
Il tenore delle parole di Gaetano Patriciello è estremamente chiaro: si raccomanda di usare solo il cemento della Colacem e di non mischiarlo con altro perché l’opera che si dovrà realizzare il giorno successivo è ben visibile e la solita scadente miscela sarebbe presto notata.
La conversazione contrassegnata come allegato 313, avviene tra Massimo Zullo e tale CANNATA Marco, nato Roma il 16.09.1963, ivi residente alla via Spedalieri n.13, dipendente della T.P.M. s.r.l.
Marco riferisce a Zullo che il tecnico della GEOLAB, incaricata per i prelievi e delle analisi sul calcestruzzo utilizzato, ha rilevato che una macchina va fuori tempo; dice infatti: “si Massimo, mi senti? Qua c’è una macchina che secondo il tecnico della GEOLAB…va be…secondo…è fuori tempo”.
Se vi fosse la necessità di una ulteriore prova di come lo Zullo è da sempre stato partecipe dei reati posti in essere dai Patriciello e della estrema accondiscendenza dei tecnici della GEOLAB, questa conversazione telefonica chiude definitivamente il cerchio probatorio.
Zullo, infatti, risponde: “ma adesso…passami questo…non incominciasse a rompere i ciglioni…questo tecnico…hai capito? Gettalo e basta dai…diglielo, adesso non ti ci mettere pure tu a rompere i coglioni, punto”.
Quando Marco chiede al capo cantiere se il tecnico GEOLAB debba o meno riportare quanto constatato sui suoi documenti, lo Zullo gli risponde: “non deve segnare niente…mo veramente veramente”.
La conversazione contrassegnata come allegato 314, testimonia, in maniera inequivocabile, del delittuoso intervento ed interessamento di Aldo Patriciello nella vicenda criminis oggetto di questa informativa. Massimo Zullo chiama Aldo Patriciello per informarlo che il direttore dei lavori ha ricevuto dalla GEOLAB di San Vittore, i risultati dei primi test e che tali risultati non sono buoni.
Aldo Patriciello, per niente sorpreso della notizia che i primi cubetti sottoposti alla prova di schiacciamento avevano dato esito negativo, si informa esclusivamente di quale sia il laboratorio che ha eseguito tali analisi: chiede: ma dove li hanno schiacciati…lì a San Vittore?”e avuta risposta affermativa dice: “e vedete un po se riuscite a risolvere…jà Massimo vedi”.
Aldo Patriciello, dunque, investe Massimo Zullo del problema della risoluzione delle analisi da contraffare, proprio quel Massimo Zullo che, in vero, dovrebbe essere colui che controlla il buon operato della ditta sub-appaltatrice.
Non dimentichiamo, però, che lo Zullo è stato da sempre uomo dei Patriciello e che da questi è stato voluto come capo cantiere; a conferma di tutto ciò Zullo compie una dichiarazione di assoluta fedeltà e collaborazione: “aspetta Gaetano (sbaglia il nome poiché si tratta di Aldo) mo ti dico pure che altro…Ricci ha avvisato su a Bologna…io ho cercato di tamponare ma quello è venuto il direttore dei lavori là…e questo mi ha dato mandato, disposizione di fare un primo contatto quindi…ti volevo avvisare…io mo sto andando da Gaetano e voglio cercare come cazzo dobbiamo fare per cercare di…di vedere questa situazione qua…hai capito?Ti volevo aggiornare solamente di questo qua”.
La conversazione contrassegnata come allegato 534, avviene tra Patriciello Gaetano e Patriciello Vincenzo; il primo chiede al secondo se si sono registrati ulteriori problemi nella fornitura per l’ADANTI.
Vincenzo gli risponde: “ieri, ieri però è tornata la macchina di Almerindo indietro…come seconda macchina…era come dicono loro…la roba cioè era un po brecciosa non è che…il manometro stava bene…però era un po brecciosa…però mi hanno fatto solo scaricare e lunedì dobbiamo mandare un’altra macchina, un’altra volta”.
Non intendiamo compiere alcun commento circa l’oramai consueto modus operandi dei Patriciello; ciò che pare importante sottolineare è che l’ADANTI, come massima “punizione” per una fornitura non conforme, costringa semplicemente una betoniera a fare rientro nell’impianto senza avere scaricato il cemento.
La conversazione contrassegnata come allegato 536, avviene tra Patriciello Gaetano e Zullo Massimo; a testimonianza della partecipazione al medesimo disegno criminoso, i due si accordano sulla tempistica e sulle modalità con le quali far compiere gli accertamenti e le analisi di laboratorio.
La successiva conversazione contrassegnata come allegato 537, avviene tra Patriciello Aldo e FURNER FRANCESCO PAOLO  responsabile della GEOLAB.
Patriciello comunica a Furner che con l’ANAS e con l’ADANTI si è giunti, concordemente, alla decisione di far effettuare i prelievi delle analisi proprio alla GEOLAB di San Vittore; tutto questo, come è ovvio, realizza pienamente il disegno truffaldino e falsificatore per il quale i Patriciello e lo Zullo si erano mossi sin dall’inizio.
Nella conversazione contrassegnata come allegato 538, gli interlocutori sono Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario, operaio del gruppo Patriciello e delegato al controllo della qualità del calcestruzzo.
Patriciello Gaetano informa il dipendente che molti risultati degli accertamenti, effettuati sul calcestruzzo, sono bassi; dice: Mario, io ho tutti i risultati, ti faccio vedere un attimino, interi risultati, interi risultati bassi…interi…questo sai che significa?” ed inoltre: che sono stati fatti i cubetti su macchine…hai capito?”.
A quali macchine si riferisca Gaetano Patriciello è un mistero che viene immediatamente svelato da Cristinzio, il quale afferma che i cubetti (sono dei prelievi di cemento a forma di cubo su cui testare la qualità) che lui ha consegnato erano stati prelevati da macchine (betoniere) con cemento buono; dice infatti: no Gaetano, non sapevo niente perché i cubetti che abbiamo fatto noi e che ho dato io a coso gli abbiamo fatti sulle macchine buone….evidentemente hanno fatto altri cubetti su altre macchine..” .
La conversazione telefonica, dunque, testimonia come venga scientificamente e dolosamente utilizzato materiale scadente e come i controlli vengano elusi producendo cubetti di cemento prelevati da rarissime macchine che trasportano quello previsto.
La conversazione in esame porta ad altre considerazioni però.
Gaetano si raccomanda: “…senti Mario, oggi alle quindici, alle tre meno un quarto, tutti quanti giù all’impianto di Pozzilli perché ci sta il prelievo ufficiale…capito?” ed ancora “vai un po’ prima là…pulisci gli inerti se vicino al numero due ci stanno i pezzi di legno…togli tutto…capito Mario?” ed infine “pulitegli bene gli inerti…non buttare la legna la vicino a due metri che dopo si nota…la legna che avete tolto la dovete buttare a cento metri…lontano capito Mario?”
E’ evidente, dunque, non soltanto l’utilizzo di cemento armato di qualità scadente, non il prelievo dei cubetti dalle macchine prestabilite e che trasportano il materiale previsto, ma anche l’impiego di materiale inerte, utilizzato per la produzione del calcestruzzo, nel quale vi è, addirittura, del legno che, puntualmente viene fatto sparire prima dei controlli.
Tornando al discorso fatto prima circa la corruzione compiuta da Aldo e Gaetano Patriciello alla GEOLAB di San Vittore, importante risulta la conversazione contrassegnata come allegato 540, in cui il medesimo Gaetano Patriciello insiste con Massimo Zullo affinché il laboratorio prescelto dall’ANAS per gli accertamenti sia proprio la GEOLAB di San Vittore.
In quest’ottica va valutata la conversazione contrassegnata come allegato 543, tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco.
Tale colloquio testimonia con straordinaria chiarezza come Gaetano Patriciello chieda apertamente al Furner una truffaldina collaborazione e come quest’ultimo si renda immediatamente disponibile per i servigi richiesti.
In quest’ultima conversazione citata, Patriciello Gaetano chiede a Furner Francesco Paolo di conoscere in anteprima i risultati degli schiacciamenti sui cubetti, motivando tale interesse al momento di difficoltà in cui si trova l’intero Gruppo Patriciello sottoposto a continue verifiche.
È chiaro ed evidente che la richiesta di collaborazione compiuta dai Patriciello sia finalizzata anche e soprattutto ad ottenere una costante produzione di falsi certificati relativi agli esami svolti.
In questo contesto, Furner mostra di capire chiaramente quali sono le esigenze del suo interlocutore ed infatti dice: “non ti preoccupare, io quello che posso fare…penso che te lo hanno detto anche quando sono venuti all’impianto…io ho lasciato sempre capire…che bisognava porre un po di attenzione…non è che lo posso dire apertamente le cose però…cioè dicendo…Pirollo a me quello che ha detto…la massima…”.
In definitiva, Furner Francesco Paolo dichiara apertamente di essere disponibile ad ogni sorta di aiuto, anche illecito, così come è certamente disponibile il proprietario della GEOLAB e cioè Pirollo Franco
La conversazione contrassegnata come allegato 545, avvenuta tra Patriciello Gaetano e un tale Fabio da identificare, porta a concludere che i Patriciello, grazie alla concentrica azione posta in essere da tutti i fratelli, grazie al loro peso imprenditoriale, politico e delinquenziale, riescono ad arginare ogni possibile controllo che causerebbe la scoperta dei loro illeciti.
Patriciello Gaetano comunica a Fabio che i tecnici della TEMACO dovranno compiere un prelievo di calcestruzzo; al fine di rassicurare il proprio interlocutore, afferma: “sono amici di Stefano…dice ok”.
Stefano è uno dei fratelli Patriciello e grazie a lui il Gruppo può agevolmente arrivare a controllare anche il laboratorio TEMACO.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 546, avviene tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo; i due si danno appuntamento presso un bar di Venafro poiché Furner vuole riferire a Patriciello Gaetano gli esiti dei primi schiacciamenti, eseguiti sui cubetti di calcestruzzo.
La conversazione contrassegnata come allegato 547, avviene tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo, mediante il quale i Patriciello riescono ad ottenere certificazioni false attestanti la bontà di tutti i materiali forniti per l’appalto.
Anche nella conversazione citata, quindi, Gaetano Patriciello chiede chiaramente a Furner una collaborazione criminale ed esplicitamente gli fa richiesta di non comunicare alcun dato all’ADANTI se non prima di averlo “aggiustato” insieme; dice: “ci sentiamo più tardi…però l’importante e che voi non avete comunicato niente…questa è la cosa…parla un po con Franco (N.D.R. Pirollo Francesco)…io ho il telefono acceso dai…tranquillizzami un po gentilmente dai”.
Se volessimo trovare una sola trascrizione di conversazione telefonica che in un sol colpo riesce a riassumere l’intera vicenda, dovremmo fare riferimento alla traccia contrassegnata come allegato 548; gli interlocutori sono Patriciello Gaetano e COLETTA PAMELA, in via di identificazione, sua dipendente e amante. Riportiamo integralmente quanto afferma Patriciello Gaetano: “ no tesoro perché ho problemi…perché stanno uscendo risultati della qualità ADANTI malamente…adesso devo andare a San Vittore da Pirollo…è un disastro, è un disastro…questi come stanno le cose mi tolgono la fornitura…guarda io non…molto…sono proprio sfinito, sono sfinito proprio guarda, sto gettando la spugna proprio…qui forse più tardi dovrò arrivare a San Vittore da Pirollo per…perché…perché escono male, perché escono male, perché, perché Mario Cristinzio non ha saputo fare un cazzo…delegato a fare soltanto questo, delegato a fare soltanto questo…non l’ha fatto e perché non l’ha fatto, perché le persone così si dovrebbero prendere…infatti adesso stava anche lui qua, gli ho fatto una morale…come una pecora, un altro po si metteva a piangere, ho detto Mario, Mario ho detto che cazzo cose ma che stai per scherzare?…oggi mi ha chiamato l’amministratore dell’ADANTI, Zedda ha detto Patriciello io confidavo su di voi perché l’ANAS, poi ti dico da vicino cioè quello…quello che è successo Pamela…quello che sta succedendo è una cosa fuori ogni logica, hanno dato disposizioni di chiamare anche Vacca…adesso si sta tenendo un po in mano…cioè è una fornitura di dieci miliardi mica è una fornitura di cinquecentomila lire…mannaggia Gesù Cristo mannaggia, mannaggia la Madonna…uhh oddio scusami non voglio bestemmiare, mannaggia la puttana troia…sono usciti fino ad adesso una decina di risultati malamente, adesso mi hanno dato la notizia che ci sono altri 4, 5 malamente…chiaramente qua non ne può uscire neanche uno…da che dipende, dipende che non hanno impastato il cemento buono Pamela, dipende, dipende che non hanno impastato il calcestruzzo buono…dipende che non hanno controllato gli autisti quando andavano a scaricare il cemento, perché l’unico compito dell’autista è quello di tenere la macchina pulita e non quello di controllare il prodotto che portano dentro…nello scaricare il prodotto hanno fatto come cazzo volevano loro, lo allungano con l’acqua, hanno fatto il brodo…nel mettere l’acqua alteri le caratteristiche chimiche e fisiche del calcestruzzo…si credono che stanno gettando la casetta del cane di coso, di Cimino a Venafro…la sono cantieri che ti contano i peli dove come è…per cui ti fanno le prove tutto quanto…le prove escono malamente ed ecco il problema…Mario è stato delegato a fare solo questo non è che… capito?…mannaggia la puttana troia…è un disastro…per cui è un momento di …di …adesso ho chiamato San Vittore perché sta dando all’ADANTI, all’ADANTI dei risultati ancora cattivi…pregandolo di dire guarda per cortesia dammi una mano d’aiuto, sistemali un attimino, però si stanno facendo pregare…è quello GEOLAB che è stato sempre nostro nemico…questo aspettava…al varco ci aspettava capito?”.
Ecco, dunque, riportata una sorta di confessione da cui si rilevano tutti quegli importanti spunti investigativi già evidenziati sinora; ovviamente, il Patriciello Gaetano attribuisce le colpe maggiori ai suoi dipendenti, non tanto perché hanno utilizzato materiali e metodi impropri, quanto perché non sono stati capaci, sin da subito, ad eludere i controlli, a falsificare i dati e a non portarlo immediatamente a conoscenza delle problematiche esistenti.
Altro elemento che si rileva è il chiaro utilizzo della GEOLAB di Pirollo Franco per falsificare le certificazioni degli accertamenti compiuti sul cantiere; è da sottolineare il fatto che la corruzione del laboratorio di San Vittore, a dire dello stesso Patriciello Gaetano, è stata particolarmente faticosa in quanto il Pirollo, da sempre, è stato un avversario politico dei Patriciello.
Altra fondamentale conversazione nell’ottica dell’intero impianto investigativo di questa indagine è la traccia contrassegnata come allegato 550, avvenuta tra Patriciello Gaetano e suo fratello Patriciello Aldo.
Aldo Patriciello viene informato dal fratello Gaetano che ci sono dei problemi con i risultati del calcestruzzo ed allora chiede spiegazioni a quest’ultimo che ricostruisce la vicenda in questa maniera: “ e niente adesso il discorso è questo qua, che fin quando adesso quei quattro risultati…va bene, la si cerca un attimino di…si possono anche aggiustare, non è questo il problema di quei quattro, di quei quattro risultati che si aggiustano…si vede…nella delicata ipotesi si rifanno due pali non è quello il problema non è…quello è un problema minimo…andai a parlare con Pirollo, però Pirollo chiaramente ha detto: si, a disposizione, a disposizione, a disposizione…adesso ci sta sempre qualche serie di cubetti che lui ancora non comunica…Pirollo, però, ieri sera ho parlato con il suo genero…una serie di cubetti che è uscita leggermente più bassa…adesso sto cercando di rintracciarlo perché anche Pirollo mi disse: non ti preoccupare che li cambio i risultati così evitiamo quel poco che ci è stato e basta…però adesso lo sto rintracciando e non lo rintraccio…adesso ci voglio arrivare a San Pietro Infine perché se Pirollo, nemmeno per i cani, comunica qualche altro risultato che non va bene stiamo proprio nei guai, se Pirollo invece aggiusta qualche risultato in quel frangente…stiamo…diciamo il danno si limita a quello che ce stato e lo risolviamo senza alcun problema hai capito?…il problema adesso è Pirollo…il problema adesso è soltanto Pirollo che devo cercare di rintracciare” ed ancora “si va bene, io Pirollo già ci sono stato, si mise a disposizione, però secondo me, sai che volevo fare con te?Ci volevo fare un salto io e te…lui sta là fuori al laboratorio, si mise già a disposizione, disse: non ti preoccupare e cose, però questo vuole chiaramente sai…non vuole niente, non vuole assolutamente…però sai adesso vuole essere chiaramente considerato…capito?…questa è la cosa, adesso veramente ti volevo chiedere se ci potevamo fare un salto io e te”.
L’indagine di questi inquirenti ha dimostrato che anche grazie al personale e diretto intervento di Aldo Patriciello, sia il Pirollo che il Furner hanno posto la GEOLAB a completa disposizione per il compimento degli illeciti richiesti dagli stessi Patriciello.
Rammentiamo che la conversazione riportata è del 07.08.2004 alle ore 10:32 e che in tale colloquio Patriciello Gaetano dice al fratello Aldo di stare a cercare disperatamente un contatto con Pirollo per la soluzione della problematica “cubetti”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 552, avviene tra Patriciello Gaetano e Patriciello Aldo; quest’ultimo chiede al fratello Gaetano dove si trovi, ricevendo risposta che si trova in compagnia di Furner Francesco Paolo, presso la GEOLAB di San Vittore del Lazio.
A questo punto, il vice Presidente della Giunta Regionale del Molise, al fine di imprimere maggiore forza alla richiesta collaborativa da fare ai responsabili della GEOLAB, raggiunge il fratello Gaetano a San Vittore.
Come è andato il successivo colloquio tra i Patriciello e Pirollo Francesco?
Ci soccorre, allo scopo, la conversazione contrassegnata come allegato 553, avvenuta tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Gaetano chiede al dipendente venti cubetti di cemento “buoni” che dovrà dare alla GEOLAB in sostituzione di quelli ufficiali (fatti con cemento altamente scadente) prelevati sul cantiere.
Alla fine della conversazione, Patriciello dice: “Mario dimentica questo che ti ho detto eh…dimenticati questo che ti ho detto, dovresti parlare con qualcuno?…Mario mi stai a capire bene?…te lo devi dimenticare quello che ti ho detto, lo devi solo dimenticare adesso”.
È evidente come l’incontro fra i Patriciello e Pirollo abbia avuto i risultati sperati; Pirollo, con la sua intera struttura di laboratorio, è disposto ad alterare ed a falsificare le analisi; Patriciello Gaetano procura al medesimo Pirollo venti cubetti buoni che sostituiranno quelli del prelievo ufficiale.
Proprio mentre i controlli disposti dall’ANAS stanno divenendo più pressanti, il 10.08.2004, in spregio ad ogni logica che consiglierebbe ai Patriciello una maggiore cautela nel momento di massimo controllo, si registra la conversazione contrassegnata come allegato 322 tra Zullo Massimo e Sposato Giuseppe.
Quest’ultimo rinnova con forza le propria lamentele per la qualità scadente del cemento portato dal gruppo Patriciello; dice: “senti, io qua non ce la faccio più con questo cemento…e manco con l’ “S4”, qua portano “S1, S2”, quello che cazzo gli pare, poi mettono un litro di additivo e fanno il cono…e poi la metà della betoniera è tutta dura”.
Quando Zullo cerca di rassicurare lo Sposato dicendogli che sul posto vi è il tecnico della GEOLAB, il quale dovrà fare i prelievi per ogni mezzo portato dai Patriciello, il dipendente, che ha evidentemente subdorato la tacita “collaborazione” della GEOLAB con i Patriciello, dice: “la GEOLAB fa come cazzo gli pare a lui, perché mette un litro di additivo e fa il cono…ma il cono deve farlo per tutta la betonieraed ancora: “e quattro ore, porco Dio…spezzo il palo…che ti devo dire…non quattro ore per gettare una betoniera…dobbiamo togliere i tubi continuamente, se lui mi fa il cono quando mi mette un litro di additivo, è chiaro che il cono vene bene no?”.
I Patriciello, grazie al decisivo intervento di Aldo e alla palese partecipazione criminale di Zullo, sono riusciti a corrompere il laboratorio GEOLAB, incaricato delle prove sul cemento; tale laboratorio, da questo momento in poi produrrà una serie innumerevole di certificazioni false  attestanti la bontà dei materiali utilizzati.
Sulla scorta di tale situazione, il Gruppo Patriciello, senza alcuna remora, continua a fornire calcestruzzo scadente e non conforme al capitolato d’appalto tanto da costringere, addirittura, ad interrompere il gettito di cemento per la realizzazione di un palo di fondamenta che un giorno potrebbe reggere un viadotto stradale.
La conversazione contrassegnata come allegato 559, avvenuta fra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo, elimina ogni possibile dubbio sul fatto che il capo cantiere dell’ADANTI Zullo Massimo sia uomo completamente assoggettato al volere dei Patriciello.
Nella conversazione oggetto di disamina, Furner Francesco Paolo riferisce a Patriciello che il proprietario della GEOLAB, Pirollo Franco, si è risentito perché alcune prove di schiacciamento dei cubetti sono state fatte dalla TEMACO e non, appunto, dalla GEOLAB.
Patriciello Gaetano spiega all’interlocutore che le prove di schiacciamento sono state richieste ufficialmente dall’ADANTI e non dal suo gruppo imprenditoriale; pertanto non può, ufficialmente, costringere la ditta appaltatrice a fare riferimento ad un determinato laboratorio piuttosto che un altro.
Tutto ciò nonostante, Patriciello Gaetano ha da giocarsi la carta “Massimo Zullo” ed infatti dice “Francesco se le prove le dovessi fare io…io farei altrettanto come ho fatto per i mixer e poi voi…Franco (Pirollo Franco) ha avuto anche ragione a dire fagli fare là perché è meglio…però io se le prove le dovessi fare io…io immediatamente chiamerei te, ma non esiterei neanche a pensarlo…però siccome le prove le deve fare l’ADANTI io non posso nemmeno…neanche intercedere ufficialmente…ufficiosamente posso dire a Zullo…guarda Zullo fammi questo piacere, facciamo così…hai capito?”.
La conversazione non lascia campo all’interpretazione: Patriciello Gaetano chiederà a Zullo Massimo che la GEOLAB compia, in esclusiva, le prove sulle forniture degli stessi Patriciello (cosa che puntualmente accadrà).
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 560, avviene tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo e chiarifica definitivamente quali sono i reali rapporti esistenti tra i vari personaggi della vicenda criminis.
Patriciello Gaetano informa l’interlocutore che ha avuto un colloquio con Zullo Massimo dal quale ha ricavato la netta sensazione che tra quest’ultimo e Pirollo Franco vi sia ostilità; per tale ragione e proprio al fine di trovare una soluzione alle problematiche che la scadente fornitura sta creando, Patriciello Gaetano propone un incontro in cui si discute il da farsi.
Furner Francesco Paolo, appresa la notizia, si meraviglia dell’atteggiamento dello Zullo e chiede: “…quello cioè era uno vostro?”.
Patriciello Gaetano conferma quello che durante questa informativa ci stiamo sforzando di ripetere e cioè che Zullo è un uomo da loro gestito; risponde: “no Francesco…non è…Francesco il rapporto con Zullo è ottimo non buono”.
A questo punto crediamo veramente superfluo aggiungere altro.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 561, testimonia del fatto che Patriciello Gaetano tenga costantemente informato di quanto accade il fratello Patriciello Aldo.
Anche in questo caso Gaetano chiede ad Aldo un incontro perché nella mattinata i tecnici della TEMACO dovranno effettuare i mixer.
Senza dilungarsi ulteriormente in commenti, segnaliamo l’importanza anche della conversazione contrassegnata come allegato 333, avvenuta fra Zullo Massimo e Furner Francesco.
I due si accordano ulteriormente su come compiere i prelievi e su come falsificare le certificazioni; è Furner che dichiara: “eh, teniamo tutto sotto controllo noi, capito?”ed ancora “perfetto, poi questo lo sappiamo solo noi preciso, questi tutto parlano però…(ride)capito?”.
È evidente che quel tanto auspicato incontro chiarificatore, voluto da Patriciello Gaetano, ha sortito l’effetto desiderato: non è più Patriciello che si accorda su come falsificare le certificazioni; è lo stesso capo cantiere dell’ADANTI ad interloquire con il Furner per gli scopi criminali voluti dai Patriciello.
Ulteriore riprova del solidissimo rapporto esistente tra il Gruppo Patriciello e la GEOLAB di San Vittore ci viene offerta dalla conversazione telefonica contrassegnata come allegato 565, avvenuta tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo.
I due parlano della possibilità di compiere alcuni prelievi presso la ditta PRECAL dei Patriciello; successivamente il discorso si incentra sui risultati dei carotaggi effettuati dallo stesso laboratorio GEOLAB.
Furner dice a Gaetano Patriciello: “(N.D.R. riferito ai carotaggi) …quelli, quelli fatti la settimana scorsa non tanto però…poi ci penso io…quelli, questi sono tutti la parte di luglio che ci sta il casinotto…eh, ok…però allineiamo insomma”.
In definitiva Furner informa Gaetano Patriciello che tutti i carotaggi sul calcestruzzo utilizzato nel mese di luglio stanno dando scarsissimi risultati in tema ti qualità; contestualmente, però, il tecnico della GEOLAB rassicura il suo interlocutore dicendogli che penserà lui a falsificare le certificazioni ed a far si che anche quei risultati siano da considerare positivi.
Nell’ottica della dimostrazione del compimento del reato ascritto ed oggetto di questo capitolo, la trascrizione sin qui commentata assume una importanza fondamentale poiché è lo stesso Furner che rivela come l’ingegnere De Marchi dell’ANAS abbia chiesto la documentazione relativa alle analisi, al fine di erogare il denaro necessario per lo stato di avanzamento dei lavori, in favore dei Patriciello.
Quella documentazione dolosamente falsificata, quindi, non soltanto attesta una improbabile buona qualità del calcestruzzo, ma addirittura consente ai Patriciello di farsi liquidare un ulteriore S.A.L.
Gaetano Patriciello, pur rassicurato dalla criminale disponibilità truffaldina e falsificatrice del Furner, rammenta al suo interlocutore quali sono le esigenze delittuose della sua azienda; riferito ai successivi carotaggi da compiersi ed ai loro risultati, dice: “Francesco…che ne anche uno più deve uscire…” ricevendo per risposta: “certo, senti poi qualche novità ti faccio sapere”.
Patriciello Gaetano quindi si raccomanda con Furner affinché non vi sia alcun altro esito negativo e penalizzante delle analisi in corso.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 566, avviene tra Gaetano Patriciello e tale Di Bucci Cesare, dipendente della PRECAL.
Il Di Bucci riferisce a Gaetano Patriciello che Massimo Zullo lo ha avvisato che il giorno seguente, incaricati del laboratorio individuato dall’ANAS, effettueranno dei prelievi.
Il dipendente si appalesa molto preoccupato ed infatti dice: “adesso il problema è questo, siccome noi gli avevamo dichiarato quattro glanometrie di inerti, sabbia fina e sabbia…invece adesso con la sabbia che ci da Di Leonardo è…io ho sentito anche l’ingegnere tra parentesi…è una sola…e ci sta anche il fino no?…adesso tecnicamente…chiedo a te, noi che cosa gli possiamo dire? Scusami…intanto io gli ho detto, stavo richiamando Zullo per dire se è possibile venire la settimana prossima perché, con la scusa che l’ingegnere non sta bene, probabilmente adesso sta dal medico…”.
Gaetano Patriciello rassicura il suo dipendente dicendogli: “ascoltami un attimino, chi te l’ha prelevato sono degli amici della GEOLAB, non è questo il problema, tu metti a terra delle pezzature…quelle dell’M.C.Group” ed ancora: “ed allora fatti portare tre o quattro camion, uno per ogni pezzatura…lo metti per terra e quando vengono là gli fai prelevare dell’M.C.Group”.
Dalla lettura di questa trascrizione alcuni elementi traspaiono evidenti: in primo luogo i Patriciello non detengono i materiali che hanno dichiarato di avere e che sono necessari per la materiale realizzazione del calcestruzzo; in secondo luogo Gaetano Patriciello si ritiene oramai al sicuro da ogni problema in quanto considera i tecnici della GEOLAB a sua completa disposizione; in terzo luogo, la soluzione del problema è sempre la stessa e cioè di procurarsi un minimo del materiale previsto al fine di pilotare nuovamente la “farsa” dei controlli GEOLAB.
Infine, pesanti responsabilità devono essere attribuite a Di Bucci Cesare che, al pari di Cristinzio Mario e degli altri dipendenti, partecipa attivamente al compimento del disegno criminoso ideato e realizzato dai Patriciello.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 567, avviene sempre tra Patriciello Gaetano e Di Bucci Cesare ed è la naturale prosecuzione di quella sin qui commentata.
Di Bucci avvisa Gaetano Patriciello che ha parlato nuovamente con Massimo Zullo il quale lo ha assicurato sul fatto che non farà più andare i tecnici dell’ANAS a compiere dei prelievi il giorno seguente, proprio al fine di concedergli altro tempo per organizzare la truffa nei confronti degli accertatori.
Nella medesima conversazione Gaetano Patriciello ribadisce la necessità di munirsi di un carico per ogni tipo di materiale richiesto, in modo che, chiunque vada a compiere dei prelievi per le analisi, lo possa fare prendendo il materiale previsto e non utilizzato realmente nella composizione del calcestruzzo.
A riprova di quanto appena affermato, ci soccorre La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 568, avvenuta tra Patriciello Gaetano e tale Umberto da identificare, dipendente del Gruppo Patriciello.
È proprio Gaetano Patriciello che rammenta il da farsi al fine di prepararsi agli eventuali controlli; dice: “senti, che ti voglio dire…sai che domani mattina ci sono dei controlli qua alla PRECAL…dovete mandare un po’ di sabbia…senti Umberto devi mandare almeno, almeno due macchine di sabbia fina e due macchine di sabbia grossa almeno, hai capito?”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 336, avvenuta tra Zullo Massimo e Furner Francesco, mostra, ancora una volta, inequivocabilmente, come i due siano d’accordo per manomettere i risultati delle analisi e favorire così la frode posta in essere dal Gruppo Patriciello.
In effetti, Massimo Zullo chiede a Furner una sua previsione circa i risultati sugli ultimi prelievi effettuati; il tecnico del laboratorio gli risponde che probabilmente i dati saranno negativi.
Massimo a quel punto mostra di conoscere la qualità del materiale utilizzato dai Patriciello perché afferma che aveva già avuto la sensazione che quei dati non potevano che essere negativi.
La conferma definitiva della delittuosa intesa esistente tra Zullo e Furner ci è consegnata dalla conversazione contrassegnata come allegato 337.
Zullo si preoccupa del fatto che il giorno seguente l’ing. De Marchi dell’ANAS avrebbe compiuto un sopralluogo sul cantiere e avrebbe potuto chiedere di visionare i prelievi fatti il giorno prima (il cui risultato è dato già scontato essere negativo).
I due, allora, si accordano perché Furner porti via i prelievi, compiuti sul materiale scadente, in maniera che De Marchi non li possa trovare sul cantiere.
Furner dice: “Per evitare che lui si trova là quando stanno…qualcosa…e chiede quelli di oggi, capito?…perché eventualmente io me li porto…e me le porto qua…poi quando…se quello va là e le chiede…” Massimo continua il discorso: “e stanno là, dici…no no no, dici…no io li ho fatti portare via…”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 787, avviene tra Patriciello Gaetano e PASCALE Baldassarre.
Gaetano, chiede a Pascale Baldassarre se il dipendente Forgione Antonio gli ha riferito come fare il calcestruzzo per la fornitura ADANTI; si scopre che Forgione Antonio non ha riferito a nessuno di aumentare la qualità del calcestruzzo che, di conseguenza, viene realizzato come al solito.
Il Pascale Baldassarre dice: “solo il 250 (N.D.R. è il tipo di calcestruzzo RBK250) mi disse di farlo normale e io l’ho fatto normale” ; quando Patriciello Gaetano chiede quando avevano cominciato ad impastare questo cemento per l’ADANTI, il dipendente gli risponde: “abbiamo fatto ieri un palo…abbiamo fatto, un altro lo stiamo facendo adesso, lo stiamo facendo…te lo dico subito dai”.
In buona sostanza già due pali di fondamenta che dovrebbero supportare i due viadotti della costruenda variante di Venafro, per stessa ammissione dei protagonisti della vicenda, sono stati realizzati con calcestruzzo assai scadente.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 573, prosecuzione logica della precedente, avviene tra Gaetano Patriciello e Vincenzo Patriciello
Gaetano, furibondo, chiede al nipote Vincenzo, anch’egli impiegato presso il Gruppo imprenditoriale di famiglia, perché i dipendenti non avevano ancora chiaro il modo con cui dovevano preparare il calcestruzzo da fornire per l’appalto ADANTI.
Patriciello Vincenzo, al fine di giustificarsi di fronte allo strillante zio, nel mentre è al telefono, si rivolge ad un dipendente di nome Baldassarre e gli chiede: “come non lo ha fatto così?…aspettate un attimo…adesso glielo chiedo…Baldassarre ma tu sapevi che…Forgiane te lo aveva detto? Che lo dovevi fare con dieci chili in più?”.
A questo punto l’ira di Gaetano Patriciello è incontenibile; grida al nipote: “venti, venti, venti…e non dieci, venti…stronzi, stronzi…perché dieci chili in più?…sono venti chili in più stronzo”.
In definitiva, è assai agevole comprendere come il Gruppo Patriciello stia fornendo del calcestruzzo con venti chili di cemento in meno rispetto al previsto.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 574, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Gaetano, dopo aver rimproverato Cristinzio per la fornitura scadente del cemento, gli ordina di sostituire i cubetti di cemento non previsto con altri, rifatti utilizzando il materiale idoneo; dice “va bene, dove stanno i cubetti?…sulla prima macchina, tu adesso rifalli un attimino tu e li sostituisci, cioè in che cubettiere li avete fatti?”, Cristinzio gli risponde che le cubettiere erano in pvc ed allora Gaetano continua: “li puoi fare anche tu in cubettiere in pvc?…e allora adesso ti arriva la macchina, sentiti con Baldassarre (N.D.R. Pascale Baldassarre, qual è la macchina fatta a 290…ed in modo che li rifai tu e li sostituisci con quelli là, li puoi sostituire? Senza creare problemi eh…senza creare, cioè senza fare allarmismi e compagnia bella, capito che ti voglio dire?”.
Non ci produrremo in ulteriori commenti poiché la conversazione contrassegnata come allegato 339, è ancora più esplicita e più chiara.
Sempre in riferimento alla possibilità che l’ing. De Marchi possa chiedere di visionare i carotaggi, Furner dichiara: “senti, io le carote me le sono portate appresso…si si perché quelle erano brutte…i primi metri…eh, tu hai visto, i primi metri erano tutti…”.
Abbiamo la prove, dunque, che non soltanto Furner Francesco e Zullo Massimo abbiano organizzato la sottrazione delle carote dal cantiere per impedirne la visione al responsabile ANAS, ma abbiamo la certezza, dichiarata dallo stesso Furner, che il cemento utilizzato per la realizzazione di quei pali, per molti metri era talmente scadente da non consentirne nemmeno la visione.
Nella medesima conversazione, Massimo Zullo informa Furner che il direttore dei lavori vorrebbe far compiere ulteriori analisi ad altro laboratorio; poi però, sornione afferma: “però siamo sempre noi che gli diamo la roba…capito?”.
Furner, rassicurato nel senso, risponde con una ulteriore dichiarazione che non lascia scampo ad interpretazioni circa la sua totale responsabilità penale: “ok…io mo ho già avvertito l’operatore che se le cose vanno male blocca la macchina…”.
Anche la conversazione contrassegnata come allegato 341, avvenuta tra Zullo e Furner, costituisce l’ulteriore riscontro probatorio del delittuoso accordo esistente tra i due.
Furner informa delle operazioni di carotaggio l’amico Zullo e dice: “quelli la, stamattina, sono stati là a bucare…no…il carotaggio…e al primo buco sono usciti fuori…e mo non so che…poi si sono spostati e hanno ricominciato…dopo pochi metri sono usciti fuori…però quella la la utilizziamo, capisci a me”.
La conversazione contrassegnata come allegato 342, avvenuta tra Zullo Massimo e Furner Francesco, suggella quanto abbiamo sinora affermato circa il loro accordo truffaldino.
In relazione ad alcune carote che hanno dato risultati pessimi, Furner afferma: “sentimi…quello mi ha detto che ad una parte le carote non erano buone no…ed io gli ho detto di toglierle da mezzo…perché se poi vanno a vedere, capito?…però tu non far capire che abbiamo  fatto…che abbiamo fatto due buchi, hai capito?…i modo che quello poi cerchiamo di utilizzarlo…quindi poi fammi sapere come è uscita la cosa ufficiale, se abbiamo fatto un buco e siamo usciti fuori, oppure non abbiamo fatto niente”.
Anche in questo caso aggiungere commenti diventerebbe mero esercizio accademico visto che le parole di Furner non lasciano scampo ad interpretazione alcuna.
Ancora più clamorosa, se possibile, è la conversazione contrassegnata come allegato 344, avvenuta sempre tra Zullo e Furner.
Quest’ultimo si accorge che un carotaggio è composto da alcuni metri di calcestruzzo buono e da alcuni altri metri di materiale scadente (N.D.R. è la tecnica criminale di portare alternativamente materiale buono, da sottoporre a prelievo, e materiale scadente che nessuno deve vedere) e dunque avvisa lo Zullo dell’intenzione di utilizzare la parte buona per altre occasioni in cui sarà necessario compiere accertamenti; dice: “allora, senti…io i nove metri…sono venuto qua, quindi quando sono usciti fuori la prima volta…me li porto…perchè ci sta una parte che non è buona ed un’altra parte che buona…la parte buona possiamo utilizzarla per un’altra parte”.
Come risponde Massimo Zullo, capo cantiere della ditta appaltatrice e quindi responsabile del controllo sui sub-appaltatori? Risponde: “molto benissimo, ok jà”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 576, avviene tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo.
Il responsabile del laboratorio GEOLAB di San Vittore informa Gaetano Patriciello che ha consegnato i primi certificati delle analisi compiute sulla qualità del calcestruzzo fornito per l’appalto ADANTI.
Riferisce, altresì, che alcune carote hanno dato esito scadente e che però lui ha provveduto a compierne qualcuna in più, in maniera tale da sostituire quelle con risultati negativi con quelle con risultati positivi.
Dice: “e niente, le …le carote sono uscite qualcuna male, però ho fatto un buco in più…e perché ho fatto quelle buone così casomai sostituiamo…” ed ancora: “non ti preoccupare, io quello ti sto a dire…stamattina sono andato presto a prendere quelle carote malamente no?…perché poi quando mi prende a cuore una cosa voglio cercare sempre…capito?”.
Nel corso della stressa conversazione Furner riferisce di essere andato presso la NEUROMED di Pozzilli (N.D.R. controllata sempre dalla famiglia Patriciello) per compiere degli accertamenti sanitari.
Furner afferma di avere incontrato, presso la clinica, Alpo Patriciello il quale lo ha ringraziato calorosamente per l’opera prestata e si è messo a totale disposizione per qualsiasi richiesta; a conferma che Aldo Patriciello è consapevole e cosciente di ogni attività delittuosa e criminale posta in essere dal suo Gruppo, vi è la frase proferita da Gaetano: “Francesco, Francesco oramai ci hai conosciuti no? Hai visto che…ma non perché guarda…adesso a parte tutto…questo episodio, a parte questo episodio che io sono…mi sento in difficoltà, con questo episodio mi sento in difficoltà perché e va bene, però è capitato oramai, che devi fare?”.
A questo punto Gaetano Patriciello, ben consapevole che la GEOLAB è una ditta sub – appaltante dell’ADANTI e che a quest’ultima deve fornire i risultati delle analisi, sollecita Furner affinché si adoperi a tranquillizzare la ditta appaltante, rappresentandogli che i problemi relativi alla qualità del calcestruzzo dei Patriciello erano contingenti e riferiti al brevissimo lasso temporale.
Dice infatti: “adesso l’importante è che tu gli dici che noi diciamo…è stato quel periodo…di cinque, sei giorni…stop questo è, per cui…hai capito Francesco? Tu devi, gli devi tranquillizzare, gli devi tranquillizzare su questo, che le cose stanno andando bene, anzi…anzi devi dire stanno dando risultati più di quelli che dovrebbero daree si sono subito movimentati, hanno corretto subito quello che dovevano correggere”.
A questo punto, oltre ad avere certezza che il Furner Francesco ed il Pirollo Francesco siano i responsabili materiali della falsificazione ed alterazione delle analisi e delle certificazioni riferite alla fornitura di calcestruzzo dei Patriciello, sono anche coloro che realizzano, in concorso con gli altri soggetti della vicenda criminale, la frode nei confronti dell’ANAS che crede di rifornirsi di un materiale che in vero risulta abbondantemente fuori dai canoni previsti ed il cui utilizzo renderà assai rischiosa la stessa apertura e fruibilità della variante di Venafro.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 578, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario; il primo dice al suo dipendente che alcune prove di schiacciamento, eseguite sui cubetti di cemento, hanno dato risultati insoddisfacenti.
Patriciello Gaetano invita il Cristinzio, prima di far visionare i risultati a Massimo Zullo, di aumentarli di trenta chili circa; dice: “eh, correggi questi qua, questi qua li aumenti di un trenta chili, venticinque, trenta chili…e poi li fai vedere capito?…questi qua che ho segnato io, li aumenti di trenta chili, trentacinque chili ognuno…e poi ce li fai vedere”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 581, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Il dipendente dei Patriciello informa il suo titolare che: “Gaetano ieri sera io sono stato all’ADANTI, dall’ingegnere e da Massimo a portare quella documentazione, l’ingegnere ha detto, ha guardato il dossier di qualifica dell’RCK 350 e ha visto che non ci sono incrementi di valore da resistenza a sette ed a quattordici giorni…allora lui diceva, secondo me questo dosaggio poi alla fine a ventotto giorni non avrà l’incremento, non raggiunge la classe di consistenza…quindi dicevano se vogliamo aumentare un po il dosaggio del cemento su quel dossier la”.
La chiarezza straordinaria delle parole pronunciate da Cristinzio è, francamente, disarmante; l’ADANTI, nella veste del proprio capo cantiere, invece che preoccuparsi della qualità palesemente scadente della fornitura dei Patriciello, si preoccupa di sollecitare gli stessi a truccare e a falsificare il dossier contenente i dati, al fine di evitare qualsiasi ulteriore problematica.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 583, avviene tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo.
Gaetano che in quel momento si trova in compagnia di Aldo Patriciello, chiede notizie sui risultati dei carotaggi e chiede altresì dove queste carote siano state portate; Furner, dapprima chiede se può parlare liberamente e poi, appreso che Gaetano si trova in compagnia di Aldo e lo tranquillizza, dice: “…però là vi dovete muovere eh…e niente, io quelle la…quelle che sono uscite cattive…ho fatto un buco in più e le ho sostituite…me le sono portate là perché se no quelli…capito? Le volevano vedere…fai…dire, capito”.
Due elementi risultano inequivocabili da questa conversazione telefonica: il primo è riferito alla partecipazione cosciente e dolosa di Aldo Patriciello; la seconda è riferita alla straordinaria azione criminale posta in essere dal Furner Francesco.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 585, avviene tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco; Furner, dopo aver rappresentato alcune situazioni al Patriciello e dopo averlo rassicurato sul suo apporto, dice: “io lavoro per te, non lavoro per la GEOLAB, vedi?…lavoro per il Gruppo Patriciello”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 586, avviene tra Patriciello Gaetano e Pallotta Orlando.
Gaetano informa il dipendente che vi è una nuova serie di cubetti che hanno dato risultati non soddisfacenti e che bisogna evitare qualsiasi tipo di problematica simile poiché l’ADANTI è sul piede di guerra e non gli consentirebbe altri problemi riferiti alla qualità del cemento.
Successivamente, Patriciello Gaetano ordina il da farsi al dipendente Pallotta per evitare che ci siano altri risultati sfavorevoli; dice: “non siete autorizzati a niente, poi ho detto a Mario…quando fai i cubetti…dieci chili, non trenta chili, dieci chili…dieci chili al metro cubo in più punto, non di più, se no schizziamo troppo in alto…hai capito Orlando?…Orlando io devo stare tranquillo perché questi un cubetto che esce male non ci perdonano attenzione, non fare entrare nessuno là dentro capito?”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 587, avviene tra Patriciello Gaetano e Simeone Carmine; quest’ultimo il giorno seguente sarà impegnato in una commissione in cui si dovranno decidere le autorizzazioni per alcune cave.
Patriciello Gaetano, il cui Gruppo imprenditoriale gestisce delle grandi cave in provincia di Isernia e in provincia di Caserta, dice al Simeone di esprimersi sempre in maniera sfavorevole alla riapertura o alla concessione di nuove cave.
Anche la conversazione contrassegnata come allegato 362, comprova come il rapporto truffaldino, benedetto dai Patriciello, tra Zullo Massimo e Furner Francesco sia oramai consolidato nel tempo.
È proprio Furner Francesco che avvisa il capo cantiere ADANTI che alcune carote eseguite sui plinti non sono risultate conformi a quanto previsto; dice: “e alcune cose non…alcuni tratti le carote non sono andate bene, come facciamo?”.
Avvertito del problema, Zullo da appuntamento all’amico perché risolvano direttamente il problema.
Assai sintomatico è il fatto che non soltanto Furner non nasconda gli esiti negativi dei suoi accertamenti, ma chieda addirittura a Zullo il da farsi.
La conferma che Zullo sia uomo legato ai Patriciello, ci perviene dalla conversazione contrassegnata come allegato 363.
Patriciello Gaetano chiama Zullo Massimo lamentandosi (scherzosamente) dell’impossibilità di incontrarsi; dice infatti: “chi di speranza campa, disperato muore con te”.
Zullo, a questo punto, gli ricorda che sta lavorando proprio in favore del Gruppo Patriciello ed infatti afferma: “eeh, Gaetano io sto lavorando per te, hai capito?…e no, tu non sai…un minuto fa mi sono lasciato con Francesco (N.D.R. Furner Francesco), quindi sto pensando ad altri cazzi…ma dove stai?”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 591, avviene tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco Paolo; quest’ultimo chiede a Gaetano, per conto di Pirollo Francesco, il numero del cellulare di Aldo Patriciello.
Contestualmente Gaetano Patriciello si lamenta che l’ispettore dell’ANAS Carruolo Aldo sta compiendo degli accertamenti troppo fiscali ed esageratamente lunghi; dice: “no Francesco,qua mi sembra che stiamo rubando qualche cosa e loro ci devono controllare…ma la volete finire?…il controllo è dovuto e legittimo ma non il controllo dovuto che qua sembra che stiamo rubando, ohe la volete finire un attimino?”.
La conversazione contrassegnata come allegato 12, irrobustisce la raccolta probatoria con la quale si riesce a dimostrare agevolmente come Patriciello Aldo sia da ritenere responsabile dei reati per cui si procede.
Nella citata conversazione, questi parla con Zedda Paolo, amministratore delegato dell’ADANTI S.p.A. di Bologna; lo Zedda comunica a Patriciello Aldo la decisione dell’azienda di assegnare al Gruppo Vacca di Isernia una quota del 30% dei lavori per la fornitura del calcestruzzo.
Tale decisione scaturisce dalla consapevolezza dell’azienda appaltante che il Gruppo Patriciello non potrà garantire il mantenimento dei ritmi di fornitura richiesti e soprattutto dalle risultanze di alcune analisi effettuate sul cemento fornito ( N.D.R. si tratta delle primissime analisi per le quali i Patriciello non hanno potuto alterare i risultati ).
Aldo Patriciello, così come in precedenza il fratello Gaetano, tenta la strada dell’intransigenza e afferma che se il Gruppo Vacca entrerà nell’affare Variante di Venafro, il Gruppo Patriciello è disposto a farsi da parte completamente.
Zedda cerca di portare a più miti consigli il vice Presidente della Giunta Regionale e gli rammenta che sia l’ANAS che la stessa ADANTI sanno dei pessimi risultati che le prove di laboratorio hanno fornito per ciò che riguarda il calcestruzzo utilizzato.
A questo punto Aldo Patriciello, consapevole di poter manovrare a proprio piacimento i risultati forniti dalla GEOLAB, dice allo Zedda che in realtà ci sono stati solo quattro cubetti le cui prove sono risultate negative; lo Zedda, chiaramente seccato, gli replica: “non sono quattro cubetti…sono quaranta pali sono…formano tutto il viadotto!”.
Giunti a questo punto della trattazione non ci si può esimere da alcune considerazioni: questi inquirenti, che già da mesi ascoltano le innumerevoli conversazioni telefoniche e che svolgono quest’indagine di Polizia Giudiziaria, ben sanno che in realtà i quattro cubetti citati da Aldo Patriciello sono quelli che non si è riusciti a controllare e che tutto il resto della realizzazione dell’opera è viziato dalla medesima approssimazione, superficialità, scarsità di qualità del materiale e da attività falsificatrice e truffaldina.
Che questo sia chiaro agli inquirenti non può essere che palese; che le stesse consapevolezze, le stesse certezze appartengano anche all’amministratore delegato dell’ADANTI, che rappresenta chi dovrebbe controllare il lavoro dei sub-appaltanti, lascia non poche perplessità.
Dobbiamo concludere che anche l’ingegnere Zedda, che anche l’ADANTI S.p.A. di Bologna, conoscano perfettamente ciò che accade nel cantiere di Venafro; sanno che i risultati dei quattro cubetti non sono un incidente di percorso ma, anche qui, sono la regola; è proprio Zedda che dice ad Aldo Patriciello di sapere che tutti e quaranta i pali che compongono il viadotto su cui scorrerà “l’autostrada del Molise” sono realizzati con dei materiali assolutamente scadenti e che probabilmente non reggeranno alla prova del tempo.
Ennesima dimostrazione di quanto Massimo Zullo sappia delle attività truffaldine dei Patriciello e dei suoi collaboratori, promana dalla conversazione contrassegnata come allegato 372, allorquando lo stesso capo cantiere dell’ADANTI chiama Cristinzio Mario per sapere che tipo di cemento i Patriciello stavano fornendo.
Cristinzio dice a Zullo che sino a pochi giorni prima veniva usato il cemento acquistato dalla COLACEM di Sesto Campano; Zullo chiede la differenza tra il cemento acquistato a Sesto Campano e quello acquistato a Gubbio, ricevendo la seguente risposta: “ COLACEM Gubbio è tutto pozzolanico, COLACEM Sesto Campano è pozzolanico il 325…il 425 è un portland”.
Zullo chiede ancora al suo interlocutore: “e, ma tu sai che dovevamo usare il 425 pozzolanico?”; a quel punto, al Cristinzio non resta che confermare che vi era la perfetta cognizione che il cemento fornito non era quello previsto e che la decisione, nel senso, era stata assunta dai responsabili dell’azienda e cioè dai Patriciello.
Altre conferme giungono dalla conversazione contrassegnata come allegato 374, in cui Zullo chiede nuovamente conferma al Cristinzio della qualità del cemento utilizzato; quando il suo interlocutore gli ribadisce che è stata utilizzata una qualità di cemento di gran lunga più scadente rispetto a quanto previsto nel capitolato d’appalto, Zullo dice: “perfetto jà, ecco perché…certi cazzi valori del cazzo…però Mario tu ti rendi conto che là…io ti ho dato a te la prescrizione che da 250 passa a 350 proprio per avere un attacco…per non andare a mettere in discussione determinate cose…ma tu glielo hai fatto presente a quella testa di cazzo? (N.D.R. si riferisce certamente a Patriciello Gaetano)”.
Quando Cristinzio conferma di aver messo più volte in guardia Patriciello, Zullo chiede che cosa questi aveva risposto e allora l’interlocutore dice: “ha detto che andava bene così”.
Clamorosa è la conversazione contrassegnata come allegato 379, avvenuta tra Massimo Zullo e Cannata Marco; il dipendente Marco informa il capo cantiere di aver sbagliato a gettare il calcestruzzo in un palo destinato ad essere oggetto di prove di carico.
Dice: “ho fatto una cappellata, non ho avvertito l’impianto…abbiamo cambiato il palo alla fine per gettarlo e non ho avvertito l’impianto che era un palo prova…una prova di carico…quindi ci vuole il 2.50…ho gettato…”.
Per meglio chiarire dovremmo specificare che il Gruppo Patriciello grazie al concorso delittuoso di Massimo Zullo riesce a sapere in anticipo su quale palo sarà effettuata la prova di carico in modo che quel palo venga realizzato con il cemento previsto, mentre gli altri con l’utilizzo di materiale scadente.
L’errore appalesatosi in questa conversazione è proprio il seguente: un palo destinato ad essere “provato” con il carico è stato gettato con il calcestruzzo scadente con cui vengono gettati gli altri non soggetti a prove.
Quando Marco chiede a Zullo se deve segnalare o meno l’errore compiuto, quest’ultimo gli risponde: “ma che devi segnalare…che …niente, non devi segnalare niente”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 598, avviene tra Gaetano Patriciello e tale Pagliuca da identificare, contattato su utenza cellulare intestata a GEO-CONSULTING s.r.l.
Il Pagliuca dovrebbe essere un tecnico che collabora con Simeone Carmine; Gaetano Patriciello gli dice: “ciao, buongiorno, senti mica ti ha chiamato Carmine?…Simeone?… ascoltami, ricordi, parliamo come, parliamo come PRECAL…PRECAL mi ha fatto un attimino un po le analisi sul…sui materiali, adesso noi avevamo già delle curve nostre delle ricette…abbiamo allegato queste nostre ricette e le abbiamo mandate all’ADANTI che è il nostro committente…e a sua volta l’ADANTI le ha mandate all’ANAS giusto?…nel mentre però noi già abbiamo prodotto delle travi, sono circa quaranta travi da quaranta metri, praticamente ci hanno detto in via riservata e per poter mettere a posto la cosa con immediatezza, che il capitolato dell’ANAS che noi teniamo qui, parla di un’RCK 550 con rapporto acqua cemento 0,40…noi abbiamo dato invece le nostre miscele con un rapporto che viene fuori, un rapporto acqua cemento 0,44…allora, chiaramente, l’ANAS nel vedere questa ha detto per cortesia mettete immediatamente a posto, fatemi una, una piccola revisione della ricetta in modo che mi dite subito, aumentate dieci chili di cemento quello che è…abbassate un po l’acqua, le aggiustate in modo che mi rientrate subito e mi ripresentate con immediatezza lo 0.44…uno poi chiaramente mi dice che da vostri documenti non si vede tutto il fuso cioè la vostra curva, me la fate anche vedere capito?…e poi va bene e vuole la consistenza che è un S4 che dobbiamo documentarlo come S4 e la resistenza 1,3,7,14 e 28 giorni che noi abbiamo punto…allora vuole queste due paginette integrative…ti volevo chiedere una grande cortesia, ti posso mandare il geometra Di Bucci con questi documenti così la mettiamo a posto?”.
Abbiamo dunque la certezza che anche le prime quaranta travi di cemento, realizzate dalla PRECAL dei Patriciello, siano fatte in maniera non conforme al capitolato d’appalto e con un impasto di cemento contenente una componente di acqua in eccedenza rispetto a quanto previsto.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 388, avviene tra lo stesso Massimo Zullo e Cannata Marco. Quest’ultimo informa il capo cantiere di aver gettato un palo di fondamenta non sonico invece che sonico; dice infatti: “quanto ti puoi incazzare?…io oggi ho gettato un palo sonico…no no, ho gettato proprio un palo sonico che non è sonico, non era predisposto”.
Come si concretizza il disappunto del capo cantiere? In questa maniera: “e va bene, qual è il problema?…” e poi “ ma scusa, ma tu quello che era…fammi capire…questo era…non era sonico e tu l’hai fatto sonico?” Marco gli risponde: “no, no il contrario, era sul palo sonico ma l’ho fatto normale…”. L’apoteosi dell’attività di controllo del capo cantiere si concretizza in questa frase: “allora facciamoci i cazzi nostri, non diciamo niente dai…non ti preoccupare dai, poi quando andiamo a fare i cosi, siamo a noi che diamo a quello le cose, hai capito?”.
La gravità di quanto ascoltato si commenta da sola; l’unico elemento su cui puntare ulteriormente la nostra attenzione è il fatto che Zullo rassicuri il proprio dipendente dicendogli che poi saranno sempre loro a fornire i prelievi del calcestruzzo per le analisi di laboratorio e che quindi tutto potrà essere messo a tacere.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 391, avviene tra Massimo Zullo e PATRICIELLO Stefano.
Durante la conversazione, i due si accordano per un pranzo da effettuarsi il giorno successivo presso la masseria di Aldo Patriciello e alla quale dovranno partecipare lo stesso vice Presidente della Giunta Regionale, i due interlocutori e il capo compartimento ANAS ing. Caporaso.
I due concordano affinché l’incontro avvenga in campagna poiché, visti gli argomenti da trattare, quel luogo è ritenuto più “riservato”.
Ancora una volta, questa conversazione telefonica testimonia della fondamentale importanza della figura di Aldo Patriciello.
Egli è, con assoluta evidenza, al vertice di ogni interesse della famiglia Patriciello; ovviamente, tra i suoi interessi vi sono anche quelli illeciti o vi sono quelle attività criminali propedeutiche alla realizzazione di un più ampio disegno criminoso.
Ogni qualvolta si presenta un problema la cui risoluzione necessita di una decisione o di un indirizzo, tutti i protagonisti della vicenda oggetto di questa informativa si rivolgono ad Aldo Patriciello; egli è colui che detiene il diritto dell’ultimo giudizio, della decisione definitiva, dell’ultima parola.
Non è l’abusato teorema del “non poteva non sapere”; Aldo Patriciello  è partecipe, in maniera totale e convinta, di tutte le attività delittuose del Gruppo ed anzi, egli è l’ultimo appiglio a cui rivolgersi quando le difficoltà superano le capacità dei singoli compartecipi.
Che lo stesso Massimo Zullo sia cosciente e consapevole che il laboratorio GEOLAB alteri sistematicamente i valori degli accertamenti in favore dei Patriciello, è dimostrato dalla conversazione telefonica contrassegnata come allegato 390; gli interlocutori sono lo stesso Massimo Zullo e Furner Francesco.
Il secondo chiede a Massimo quale fosse il palo su cui il giorno precedente erano stati fatti i prelievi; data risposta, Massimo Zullo sollecita un certo tipo di prove dicendo: “Francesco, quelle prove…mi raccomando”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 392, avviene tra Zullo Massimo e Patriciello Aldo.
I due confermano l’appuntamento per pranzo a cui è invitato il capo compartimento ANAS.
La conversazione contrassegnata come allegato 600, avviene tra Patriciello Gaetano, Furner Francesco Paolo e Pirollo Franco.
In realtà, Pirollo Franco, molto probabilmente in cambio dei favori ottenuti dalla GEOLAB, aveva chiesto a Patriciello Gaetano di assumere un suo conoscente; il ritardo con cui tale operazione avviene, fa irritare il Pirollo che contesta il tutto a Patriciello Gaetano.
Questi, proprio allo scopo di mantenere ben saldi i rapporti con la GEOLAB, si fa personale garante della richiesta assunzione.
Le conversazioni telefoniche contrassegnate come allegati 395 – 396 – 399 – 400, avvenute tutte tra Zullo Massimo e Furner Francesco testimoniano di un oramai consolidato rapporto tra i due che si accordano, ripetutamente, sui tempi e sulle modalità degli accertamenti sul calcestruzzo.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 398, avviene tra Zullo Massimo e Furner Francesco Paolo.
I due, così come in altre numerosissime occasioni, si mettono d’accordo sulle modalità di effettuazione delle verifiche e degli accertamenti sulla qualità dei materiali utilizzati.
Il Furner, senza chiarire di chi stia parlando ma facendo chiaro riferimento alle procedure di analisi e di accertamento del cemento, dice allo Zullo: “lui, può forzare e farla passare PRECAL…eh, ti ho capito, però Massimo, io il falso lo posso fare io, però le pastette le deve fare lui”.
I due sanno perfettamente cosa sta accadendo sul cantiere ed infatti Furner chiede a Zullo: “ma tu hai letto sul capitolato com’è?” ; Zullo gli risponde: “si ho letto, però parla di materiali provenienti da scavi, questo è tutto materiale proveniente da cava”.
L’epilogo della conversazione precedente è rappresentata dalla trascrizione contrassegnata come allegato 602, avvenuta tra Patriciello Gaetano e Furner Francesco.
Il primo dice al secondo: “senti quell’operaio sta lavorando eh?…state tranquilli tutto a posto…è in buone mani punto”.
Anche la conversazione contrassegnata come allegato 401, avvenuta tra Zullo Massimo e Furner Francesco, comprova come questi si mettano preventivamente d’accordo su come effettuare gli accertamenti e su che cosa far risultare nelle certificazioni.
Infine, vi è da commentare la conversazione contrassegnata come allegato 603, effettuata tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Patriciello, oramai consapevole di poter controllare ogni tipo di accertamento, chiama il dipendente e gli suggerisce di compiere una ulteriore frode nella fornitura del calcestruzzo; dice: “Mario senti ti volevo dire una cosa…perché nel 4 e 25 (tipo di cemento) nella pesata ci metti anche un po di 3 e 25, sai perché?…così è pozzolanico capito?…così perché…questi hanno fatto i saggi, se no viene fuori hai capito?…allora senti un po a me, ad esempio tu sopra a tre quintali no…mi senti?…dieci ci metti di 3 e 25 e venti di 4 e 25, hai capito Mario?…così diamo un po più pozzolanicità capito?”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 403, avviene tra Massimo Zullo e Cannata Marco.
Il capo cantiere ADANTI contesta al dipendente che per la realizzazione dei pali di fondamenta non si sta utilizzando la bentonite e che quindi pali che dovrebbero essere  di una determinata misura, in realtà stanno diventando molto più lunghi.
Zullo dice: “oh Marco, buongiorno a te. Marco, stamattina quando getti i pali a Venafro voglio starci pure io, voglio capire come mai…ci vanno dieci metri cubi in più rispetto al teorico” ; quando poi scopre che non si sta utilizzando la bentonite afferma: “Marco, ma che cazzo stai dicendo…oh, qua sono soldi bello, io mo ti faccio una lettera di addebito di tutti i metri cubi in più” ed ancora: “no, no, Marco non devo venire io e mi devo accorgere cose, sai che ti contesto tutti i pali eh?…no Marco, là su quel plinto ci va diciannove metri di teorico, ce ne stanno dando ventotto, hai capito Marco?Marco io non voglio vedere più un palo che ci sta il cemento fuori, hai capito?…Marco, ma siete voi gli specialisti, siete voi quelli che fate fondazioni speciali eh…io tutti i soldi in più ve li addebito, hai capito?…ho le foto di tutti i pali scapitozzati, del cemento che deve stare almeno tre metri e sta a più due metri, sta a piano campagna, eh non sto scherzando…oh Marco qua sono centinaia di migliaia di euro…”.
Pare piuttosto evidente che l’utilizzo della bentonite crei un consolidamento del terreno facendo in modo che si giunga prima al piano da cui far partire i pali di fondamenta; sembrerebbe che l’utilizzo di questa sostanza impedisca lo scivolamento del cemento verso il basso e che quindi il non utilizzo della bentonite faccia in modo che per la realizzazione di un palo siano necessari un maggior numero di metri cubi di calcestruzzo.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 404, avviene tra Massimo Zullo e Cannata Marco, dipendente della società T.P.M. s.r.l., sub – appaltatrice per la realizzazione dei pali di fondamenta.
Marco chiede di poter effettuare le prove su un diverso palo, rispetto a quello previsto, poiché quanto sinora realizzato non è stato fatto con l’utilizzo delle gabbie con i tubi sonici.
Dice: “ascolta bene, mi rimangono due pali sulla pila trentadue…ed ho già predisposto le gabbie con i tubi sonici…però il palo pronto non è quello sonico, è quell’altro…possiamo spostare la prova?…è vicino a quello appresso”.
Quando Massimo Zullo si lamenta per quanto accaduto e riferisce che è impossibile spostare la prova poiché, in loco, vi è il collaudatore, Marco replica: “eh mi fai fermare hai capito?…è un palo in meno…ma questo è il primo sonico che spostiamo”.
A questo punto il capo cantiere ADANTI gli replica con decisione: “ma lascia sfottere il primo sonico che già me ne avete sbagliato due, pure sulla galleria artificiale…Marco io non capisco per quale motivo non stai così attento”.
Ovviamente, anch4e in questo caso la questione si risolve in maniera “bonaria” ed è l’ulteriore conferma di quale sia il clima assolutamente approssimativo e dilettantistico in cui si svolge la realizzazione dell’importante opera pubblica.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 405, avviene sempre tra Zullo Massimo e Cannata Marco.
Marco avvisa Zullo che sul cantiere si è presentato Carruolo Aldo, ispettore di cantiere dell’ANAS, il quale si è accorto che si stava utilizzando una gabbia più corta del previsto, per l’armatura di un palo.
Marco dice: “eh qua ci sta…ha visto la gabbia più corta là…Aldo…e adesso sta misurando il palo, sta facendo bordello”.
Zullo non si scompone minimamente alla notizia che una gabbia per l’armatura di un palo è più corta ma chiede semplicemente: “uh…come mai l’ha vista?” ; successivamente chiede quanto più corta fosse quella gabbia e quando apprende che è più corta di un metro dice: “eh…sta a posto, va bene ma mica sta misurando la gabbia?”.
Marco gli risponde: “no, adesso sta misurando il palo” e Zullo, di rimando, afferma: “va bene, il palo è a quota…digli che il palo lo hai fatto più corto…aspetta, va bene dai…tutto bene”.
Sembra realmente superfluo dilungarsi in commenti che non avrebbero la stessa efficacia delle stesse parole dei protagonisti; anche nella fornitura del ferro e nel suo utilizzo, la frode nella pubblica fornitura è evidentissima.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 406, avviene sempre tra gli stessi due precedenti interlocutori.
Marco rassicura Massimo Zullo dicendogli che Carruolo Aldo se ne era andato ed aveva misurato solo il palo; il capo cantiere ADANTI reagisce così: “hai visto? Tutto a posto, ciao”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 604, avviene tra Patriciello Gaetano e PALLOTTA Orlando.
Il Pallotta avvisa Gaetano che nella mattinata, presso l’impianto di Pozzilli, si erano recati Aldo Carruolo, ispettore di cantiere dell’ANAS e un tecnico della GEOLAB per compiere alcuni prelievi sugli inerti utilizzati e sul cemento; gli stessi avevano chiesto anche le fatture dell’acquisto del cemento.
Pallotta dice: “senti che oggi hanno fatto un prelievo degli inerti, hanno fatto anche un prelievo del cemento…e ci stava quello…Aldo voleva le bolle…Aldo Carruolo voleva le bolle del cemento…noi gli abbiamo detto che non ce le abbiamo, le abbiamo mandate già in ufficio…e ti volevo avvisare della situazione capito?”.
Gaetano Patriciello, ricevuta la notizia datagli da Pallotta Orlando, si preoccupa notevolmente poiché sa che il cemento detenuto presso il proprio impianto ed utilizzato per la fornitura ADANTI non è quello previsto dal capitolato d’appalto.
Gaetano sa anche che quel tipo di cemento non può che arrivare dalla COLACEM di Gubbio con la quale, però, ci sono dei problemi poiché è creditrice di molti soldi e non vuole più rifornire di cemento il Gruppo Patriciello.
A testimoniare in maniera straordinaria di quanta criminale spregiudicatezza sia capace Gaetano Patriciello, ci soccorre La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 605, che avviene tra lo stesso Gaetano e la sorella Patriciello Filomena, nata a Venafro il 01.04.1960, ivi residente alla strada Vicinale Strepparo n.91.
Al fine di frodare nuovamente ogni tipo di possibile controllo e portare a termine il proprio disegno criminoso, è necessario sostituire il cemento prelevato da Carruolo Aldo con il cemento che è previsto dal capitolato d’appalto; prima, però, bisogna approvvigionarsene.
Patriciello Gaetano dice alla sorella Filomena: “va bene, senti un po a me Filomena, una cosa più importante ancora…noi stiamo a usare il 425 (N.D.R. il tipo di cemento è RBK425) CEMENTIR che non potremmo usare, chiama subito fai…chiama a Minelli (N.D.R. responsabile della COLACEM) e fai partire subito due carichi di cemento…domani mattina portiamo cinquemila euro sotto lo stabilimento…cioè domani mattina alle sette facesse due camion di cemento, uno di 425, 425 pozzolanico…segna Filomena…42 e 5, uno a Pozzilli deve stare alle sei domani mattina, uno a Pozzilli alle sei ed uno a Presenzano”.
Quando la sorella solleva il problema di reperire la somma in denaro, gli dice: “no Filomena…si deve fare subito l’assegno se no perdiamo la fornitura…mannaggia San Nicandro…stacca un assegno e ce lo porti sotto a coso”.
Come se queste parole non fossero state sufficientemente chiare, Patriciello Gaetano descrive dettagliatamente ciò che ha intenzione di fare; dice: “quelli…perché sono andati a fare il prelievo…quelli adesso hanno preso un cemento per un altro hanno preso…domani mattina devo andarlo a cambiarlo…alle otto devo andarlo a cambiarlo…fai portare un assegno di cinquemila euro che Minelli mi disse che sblocca la fornitura…almeno per una settimana”.
Il Gruppo Patriciello, dunque, non soltanto non utilizza il cemento previsto ma, addirittura, non lo possiede nemmeno, tanto che, al fine di falsificare nuovamente i prelievi e le analisi, è costretto prima ad acquistarlo e poi a sostituirlo.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 606, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Gaetano chiede cosa sia accaduto al dipendente Mario Cristinzio e soprattutto si accerta che Aldo Carruolo non abbia capito che il Gruppo Patriciello non possiede affatto il cemento previsto.
Cristinzio lo rassicura dicendo: “non si è accorto di niente, non ha capito niente perché…che…che deve capire?”.
Successivamente Gaetano chiede se ce la possibilità di depositare il carico di cemento previsto e in arrivo da Gubbio presso i silos degli impianti di Pozzilli e di Presenzano, ricevendo risposta affermativa.
L’importanza di questa conversazione telefonica è da individuarsi nel fatto che Gaetano Patriciello, nel mentre interloquisce con Cristinzio Mario, riceve una ulteriore telefonata dal fratello PATRICIELLO Aniello.
La trascrizione, dunque, riporta le frasi dette al telefono da Gaetano ad Aniello, come se si trattasse di una intercettazione ambientale.
Gaetano, riferendosi alla momentanea difficoltà di reperire cinquemila euro, dice ad Aniello: “Aniello dimmi…Aniello si deve fare un assegno di cinquemila euro, mannaggia San Nicandro…hanno fatto i prelievi, hai capito?…dobbiamo sbloccare subito coso…cinquemila euro hai capito Aniello?…hanno prelevato il cemento che è un altro cemento…se no viene fuori una bomba più grande di quell’altra (N.D.R. si riferisce ai primi problemi seguiti agli esiti dei primi accertamenti sul calcestruzzo)…si deve mandare cinquemila euro hai capito?…così sblocchi i…”.
Questa telefonata non aggiunge molto alla già straordinaria raccolta probatoria che sin qui si è conclusamene prodotto; ciò su cui è importante riflettere è l’evidente coinvolgimento dell’intera famiglia Patriciello nella gestione degli illeciti affari.
Gaetano deve riuscire a truffare nuovamente gli accertamenti in atto da parte dell’ANAS e, servendosi della “compiacenza” della GEOLAB, sostituire il cemento prelevato con quello previsto; coinvolge quindi la sorella Filomena affinché sblocchi i pagamenti in favore della COLACEM di Gubbio che dovrà fornire il cemento utile allo scopo criminale; coinvolge Aniello che, evidentemente, gli prospetta invano le difficoltà del Gruppo a reperire, così tempestivamente, una somma liquida.
Come si fa a non concludere, ragionevolmente, che con diversi ruoli e con diverse prerogative criminali, tutta la famiglia Patriciello concorra al compimento dell’unico e truffaldino disegno criminoso?
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 607, avviene tra Patriciello Gaetano e il nipote Patriciello Vincenzo.
Il primo chiede al secondo se anche presso l’impianto di Presenzano Aldo Carruolo si è presentato per effettuare dei prelievi sul cemento.
Avuta risposta negativa, Gaetano Patriciello ribadisce nuovamente quanto già chiarito nelle precedenti telefonate e cioè che stanno fornendo all’ADANTI il cemento che proviene dalla CEMENTIR, con caratteristiche diverse da quelle previste; dice infatti: “senti, il 425 bloccalo un po alla CEMENTIR per quanta riguarda coso…l’ADANTI…che non potremmo usarlo capito?”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 608, avviene tra Patriciello Gaetano e Patriciello Filomena.
Per l’ennesima volta, Gaetano ribadisce alla sorella Filomena che è necessario mandare l’assegno di cinquemila euro a Minelli della COLACEM, perché questi sblocchi la fornitura e consegni tempestivamente il cemento previsto dal capitolato d’appalto dell’ADANTI.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 609, avviene tra Patriciello Gaetano e il dipendente BARILE Vincenzo.
Gaetano Patriciello chiama il dipendente per ordinargli di alterare le bolle delle fatture del cemento, per mezzo di un fotomontaggio, al fine di far credere che il cemento utilizzato provenga da Gubbio e sia del tipo pozzolanico.
Patriciello Gaetano dice: “senti…adesso ti do un messaggio, però stappati bene le orecchie…dobbiamo fare delle fotocopie di bolle, diciamo di tutta la settimana scora, di questa settimana qua e dell’altra settimana…del cemento COLACEM…allora, a noi COLACEM ci portava da Gubbio il…il 3 e 425 (N.D.R. si riferisce al tipo RBK 325 e 425) pozzolanico giusto?”; ricevuta risposta positiva da parte del suo dipendente, continua dicendo: “poi il 325 l’abbia preso dalla CEMENTIR giusto?…però c’ha portato la CEMENTIR il 425 portland…noi quelle bolle là non vanno bene, ci serve il 425 pozzolanico…facciamo la fotocopia e facciamo il fotomontaggio”.
La conversazione telefonica prosegue con Patriciello Gaetano che spiega i dettagli dell’operazione da compiersi al Barile Vincenzo.
È opportuno ricordare che le bolle delle fatture di cui parla Gaetano Patriciello servono poiché devono essere consegnate ad Aldo Carruolo, ispettore di cantiere dell’ANAS.
Il Gruppo Patriciello in un primo momento si è servito della fornitura di cemento COLACEM di Sesto Campano che però non possedeva quello del tipo pozzolanico; registrati i primi problemi dopo gli accertamenti compiuti a sorpresa dall’ANAS sulla qualità del cemento, per un brevissimo lasso di tempo, il Gruppo Patriciello si è servito della fornitura di cemento della COLACEM di Gubbio che gli consegnava il cemento del tipo previsto e cioè pozzolanico; riusciti a portare dalla propria parte criminale i tecnici del laboratorio GEOLAB, deputato ai prelievi ed alle analisi per conto della ditta appaltante, i Patriciello hanno cominciato ad acquistare nuovamente un cemento di gran lunga più scadente e non rispondente al capitolato d’appalto, proveniente dalla CEMENTIR.
Così come abbiamo visto sopra, Aldo Carruolo ha provveduto ad effettuare dei prelievi del cemento depositato presso gli impianti di Pozzilli e di Presenzano, di proprietà dei Patriciello; ha chiesto altresì che gli venissero esibite le bolle di acquisto di quel cemento.
Ovviamente, il cemento depositato presso i propri impianti e utilizzato per la realizzazione dell’appalto ADANTI non è quello rispondente al capitolato e proviene dalla CEMENTIR; dunque, ciò che Carruolo ha prelevato non è certamente il cemento previsto.
Gaetano Patriciello, a questo punto, si muove su due direttrici; dapprima ordina alla sorella Filomena ed al fratello Aniello di versare una somma di denaro alla COLACEM di Gubbio affinché lo approvvigioni di un paio di camion con il cemento pozzolanico previsto; in seconda battuta ordina al compiacente e correo Barile Vincenzo di falsificare le bolle di acquisto del cemento, in maniera tale che risulti che il cemento prelevato dal Carruolo provenga dalla COLACEM di Gubbio e sia pozzolanico, mentre proviene dalla CEMENTIR ed è del tipo portland.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 610, avviene sempre tra Patriciello Gaetano e Barile Vincenzo, testimoniando come quest’ultimo collabori attivamente ed in maniera determinante nel compimento del reato ideato da Gaetano Patriciello.
Barile infatti chiede nuovamente delle indicazioni sulle modalità con cui effettuare la richiesta falsificazione delle bolle d’acquisto; ricevuti i chiarimenti, non si scompone e garantisce la sua efficiente azione delittuosa.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 611, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario; il primo informa il secondo che ha dato incarico a Barile Vincenzo di effettuare il fotomontaggio delle bolle richieste da Aldo Carruolo.
Dice: “senti un attimo, allora sto facendo fare le fotocopie alle bolle da Barile, mi segui?…il fotomontaggio, hai capito no?…valle a vedere, dopo vai da Barile, valle a vedere se vanno ben?” ed ancora: “vai da Barile, sta facendo le cose…fai fare sia del tre che del quattro (N.D.R. RBK 325 e 425) capito come no?”.
Successivamente Gaetano Patriciello chiede a Mario Cristinzio se è possibile reperire sul mercato un sacco di cemento pozzolanico; Cristinzio gli risponde: “si però…dove lo prendiamo il pozzolanico adesso Gaetano?…non c’è il pozzolanico in vendita…ci avevo pensato anch’io…già sono andato a vedere e non c’è, ho chiamato anche la COLACEM e non ce lo hanno nemmeno là (N.D.R. si riferisce alla COLACEM di Sesto Campano)”.
La conversazione prosegue con la richiesta di Gaetano Patriciello di sapere in che tipo di sacco Aldo Carruolo aveva depositato il cemento prelevato; Cristinzio risponde: “sono dei sacchi di plastica trasparenti, con su scritto GEOLAB”.
Patriciello Gaetano ordina al dipendente di reperire sacchi uguali a quelli appena descritti, in modo che, la mattina successiva, in quegli stessi sacchi si possa mettere il cemento pozzolanico frettolosamente fatto giungere da Gubbio.
Gaetano dice: “oh, domani mattina arriva il cemento, mi senti?…tu ci metti il 425 dentro…e poi lo porti a quell’amico…a Furner…te lo chiamo io domani mattina così loro…capito?…hai capito Mario?”.
Quanto si legge in trascrizioni come quelle appena riportata, se non avesse elementi di grave inquietudine e pericolosità, potrebbe costituire la perfetta scenografia di una commedia all’italiana, in cui si narra dell’ennesima truffa dei “soliti ignoti”.
Ciò che rileva, però, è come si sia evidenziato chiaramente il ruolo dei diversi soggetti: Patriciello Gaetano concorda sulle modalità di effettuazione della truffa e della falsificazione documentale con i due dipendenti Barile Vincenzo e Cristinzio Mario; tutto ciò è possibile realizzarlo poiché si è coscienti della fattiva compartecipazione criminale del laboratorio GEOLAB e in special modo di Furner Francesco Paolo.
Questi dovrà ricevere il cemento pozzolanico previsto, all’interno di sacchi uguali a quelli utilizzati dal Carruolo, perché dovrà sostituirlo con quello prelevato nel corso di un accertamento non preavvisato.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 612, avviene tra Gaetano Patriciello ed il nipote Patriciello Vincenzo; il primo si accerta che Carruolo Aldo ed il tecnico della GEOLAB siano andati via anche dall’impianto di Presenzano.
Ricevuta riposta affermativa, Gaetano chiede al nipote Vincenzo se ha la possibilità di depositare il cemento pozzolanico che giungerà da Gubbio in un silos vuoto; Vincenzo si accerta di tale possibilità e risponde che tutti i silos sono ancora pieni di cemento della COLACEM di Sesto Campano e quindi del tipo portland e del cementificio CEMENTIR.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 613, avviene tra Patriciello Gaetano, Patriciello Vincenzo e Forgione Antonio, da identificare, dipendente dell’impianto di Presenzano.
Patriciello Gaetano chiede a Forgione Antonio se è possibile depositare il cemento proveniente da Gubbio in un silos a Presenzano; il dipendente gli risponde che sono rimasti altri trecento quintali di cemento nel silos e che quindi non è possibile aggiungerne altro.
A questo punto Gaetano ordina che quel cemento portland venga smaltito immediatamente, consegnandolo alle prime cinque o sei betoniere della mattina successiva; così facendo si farà posto nel silos al cemento proveniente da Gubbio che sarà mischiato con l’ultima rimanenza del portland.
Le conversazioni telefoniche contrassegnate come allegati 614 e 615, avvengono tra Gaetano Patriciello e Filomena Patriciello e testimoniano delle difficoltà di rintracciare i responsabili della COLACEM per ottenere lo sblocco della situazione relativa all’urgentissima fornitura di cemento pozzolanico.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 616, avviene tra Patriciello Gaetano e Cristinzio Mario.
Il dipendente comunica a Gaetano che, unitamente a Barile Vincenzo, è riuscito a fare quattro bolle false da consegnare ad Aldo Carruolo; dice: “e niente…ne abbiamo fatto quattro, due per Presenzano e due per Pozzilli, domani mattina gliele porto”.
Successivamente Gaetano Patriciello, preoccupato del fatto che la fornitura da Gubbio subirà dei ritardi, chiede a Cristinzio Mario di verificare se nella zona vi sia un impianto capace di fornirgli trenta o quaranta chili di cemento pozzolanico che bisogna, urgentemente, consegnare alla GEOLAB in sostituzione di quello prelevato da Aldo Carruolo.
Dice Gaetano: “ascoltami un attimino, vedi chi ha il…chiama in COLACEM qui e vedi chi ha il 425 pozzolanico, lo vai a prendere, lo vai a prendere dieci, venti chili e ce lo porti domani mattina là…domani mattina presto lo vai a prendere, allora vedi loro a chi forniscono all’impianto più vicino…vedi all’impianto più vicino dove è, mi senti?…più vicino su Cassino, su Caserta, domani mattina alle sei vai a prendere trenta quaranta chili con quei sacchi la e glielo porti direttamente in GEOLAB, prima di portarglielo alla GEOLAB chiami a me che io parlo con Furner, hai capito Mario?” ed ancora: “domani mattina e poi mentre ti stai dirigendo alla…alla…quando hai questo cemento, soltanto il 425, mi chiami a me che parlo io con Furner”.
Ancora una volta è importante sottolineare come Patriciello Gaetano dia assolutamente per scontata la collaborazione criminale del Furner che sostituirà il cemento scadente con quello frettolosamente recuperato da Mario Cristinzio.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 410, avviene tra Massimo Zullo e Cristinzio Mario.
Zullo chiama Mario per sapere se è a conoscenza che l’additivo utilizzato dai Patriciello è di gran lunga scadente; il dipendente dei Patriciello dice di sapere questo particolare che è stato, anche, dibattuto in azienda.
Zullo dice: “tu lo sai che quell’additivo che usate non vale un cazzo?” ; Cristinzio gli risponde: “si lo so, ne abbiamo parlato con Nardone”.
Zullo allora afferma: “perfetto, questo ti volevo dire, vedi che cazzo puoi fare, se lo puoi cambiare con un altro, perché quello non solo…acqua fresca uno, poi è un additivo estivo e un’altra cosa devi sapere Mario, questo, tutte le società che vendono additivo che a volte, lo tagliano…ecco bravo, quindi va a finire che tu ignaro, all’oscuro di una certa cosa, ti danno l’acqua fresca, siccome la RUDERIL, non è famosa per gli additivi, specialmente perché è poco, è poco onesta, hai capito?…io ti consiglio di ritornare a qualche additivo tradizionale”; lo Zullo, poi, chiede: “ma voi, da quando è che lo state usando, da poco?” ricevendo per risposta: “no, è un bel po che lo usiamo, già più di un anno”.
In estrema sintesi, al quadro già ampiamente preoccupante, si aggiunge la constatazione che il calcestruzzo fornito dai Patriciello per l’opera pubblica di Venafro, è addizionato con un additivo notoriamente scadente.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 411, avviene tra Zullo Massimo e Furner Francesco Paolo.
Il capo cantiere ADANTI raccomanda a Furner che i risultati delle carote effettuate sulle pile siano positivi, in quanto su quelle stesse pile, sono già stati realizzati i pulvini (N.D.R. parte estrema della colonna in calcestruzzo, su cui poggerà la trave), dando per scontata la truffaldina e falsificatrice opera della GEOLAB.
Zullo dice: “senti, le carote come sono andate? Mi raccomando, quelle della pila, mi raccomando che là ho già fatto i pulvini” ; Furner ascolta l’interlocutore ridendo e allora Zullo continua: “Francesco?…non mi fare scherzi, perché là c’è il lavoro, che quello ha sbagliato a prendere i cubetti…si, ma quello ha sbagliato a prendere i cubetti, quel cazzo, quello ha preso i cubetti di un palo…ha preso i cubetti di un palo…eh mi raccomando la pila Francesco mi raccomando…quella deve essere 380…380 – 350 mi raccomando”.
Zullo, dunque, non soltanto si raccomanda con Furner, ma gli dice anche quali sono i risultati che devono essere certificati.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 620, avviene tra Patriciello Gaetano e Pallotta Orlando; il primo dice al secondo che il cemento da utilizzare per la realizzazione di un plinto per conto dell’ADANTI, per i primi cinque, sei carichi può essere quello scadente acquistato dal cementificio CEMENTIR, mentre nella parte superiore del plinto, dove è possibile che si facciano dei prelievi, bisogna usare il cemento previsto.
Gaetano dice a Pallotta: “senti un attimino, l’ADANTI che roba è?…quanta roba…senti sotto a tutto, le prime cinque o sei macchine puoi fare anche in modo diverso, con quello CEMENTIR, poi sopra tutto quanto…capito?…mi hai capito bene a me?…anche perché…poi l’importante che tutto sopra…tutto quel cemento là…quel cemento…che almeno un metro è tutto quel cemento” ; Pallotta mostra di comprendere immediatamente il messaggio e dice: “va bene…e si, perché questi altri getti sto sfruttando soltanto l’impianto che ci sta quello CEMENTIR”.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 414, avviene tra Zullo Massimo e Cristinzio Mario.
Il capo cantiere ADANTI comunica di aver ricevuto i risultati di alcune prove eseguite sul cemento fresco.
Dice: “Mario, abbiamo i risultati di alcune prove sul cemento fresco…manca il cemento” ; quando Cristinzio chiede: “come manca il cemento?” Zullo gli risponde: “eh, mo succede un casino che tu non ne hai idea, mo me lo ha comunicato il direttore dei lavori, Mario, poi passi per l’ufficio stasera”.
Francamente, compiere commenti su conversazioni di tale tenore, sembrerebbe veramente di voler infierire.
Nonostante l’episodio sopra riportato, di una gravità estrema, i componenti di questo sodalizio criminoso, riescono comunque ad eludere i controlli e a continuare imperterriti a delinquere.
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 415, avviene tra Zullo Massimo e Cristinzio Mario; i due si danno appuntamento alla sera per discutere sul da farsi in relazione agli esiti delle analisi.
Ma in che modo i nostri vorranno risolvere il loro problema?
La conversazione telefonica contrassegnata come allegato 418 è la testimonianza della procedura risolutiva di ogni problema; Zullo dice a Cristinzio che si dovranno vedere con Francesco Furner presso il bar “Parador” di Venafro per accordarsi su una nuova certificazione fasulla.
Proprio mentre scriviamo queste righe, abbiamo l’ennesima prova che l’opera pubblica che si sta realizzando in Venafro si contraddistingue sempre più per il non rispetto di ogni elementare regola.
Consapevoli della loro forza delinquenziale, dopo aver superato truffaldinamente qualche problema, i Patriciello continuano indefessamente nella loro frode e nella loro azione delittuosa.
Abbiamo prova che continuino ad utilizzare del cemento non previsto dal capitolato dell’opera e che tentino di superare (riuscendoci quasi sempre) ogni controllo miscelando, addirittura, le diverse qualità di cemento stesso.
È il quadro generale a risultare veramente preoccupante; abbiamo del calcestruzzo impastato con la terra, abbiamo degli inerti addirittura sporchi di legno, abbiamo del cemento assolutamente difforme a quello previsto, abbiamo pali realizzati senza getto continuo a causa della scarsissima qualità del materiale utilizzato, abbiamo numerosi altri pali che fondano su terreni inadeguati e scarsamente resistenti.
Questo è il quadro per cui ci si deve oggettivamente preoccupare.
Il prossimo capitolo di questa informativa ci offrirà l’occasione per ribadire che sull’opera pubblica gravano pesantemente interessi criminali riferibili al collegamento che vi è tra i Gruppo Patriciello ed il Clan ‘Ndranghetistico dei “Garofalo” di Petilia Policastro; in questo contesto, però, in cui si è riservata la nostra attenzione solo sull’esecuzione materiale di questa variante attesa da decenni, non si può non concludere che vi sono gravissime situazioni che non attengono soltanto al mero campo giuridico e della responsabilità penale, ma che riguardano essenzialmente la sicurezza e l’incolumità pubblica.
Abbiamo già detto che l’opera viene quotidianamente realizzata in spregio alla più elementari regole della sicurezza, utilizzando materiali pericolosamente non conforme al previsto e falsificando, in maniera eclatante, ogni risultato e prova.
In quest’ottica si ritiene necessario segnalare a Codesta Direzione Distrettuale Antimafia l’urgenza di porre fine a quanto constatato dall’indagine, onde impedire la realizzazione di ulteriori strutture pericolose che, per di più, graverebbero ulteriormente sulle casse dell’Erario Pubblico.
La lettura della copiosa documentazione probatoria sin qui riportata, determina la convinzione di questi inquirenti, che le responsabilità penali, se pur diverse e diversificate, siano da attribuirsi a molteplici personaggi.
Si è visto come la mente strategica, senza l’assenso del quale niente è possibile, sia Aldo Patriciello.
In una visione piramidale dell’organizzazione criminale evidenziata da questo scritto, Aldo Patriciello deve essere necessariamente posto al vertice; abbiamo già detto e avremo ancora l’occasione di ripeterlo che non si vuole compiere una rilettura pedissequa del teorema “non poteva non sapere”.
Egli non è responsabile di quanto contestatogli per l’esclusivo fatto che si trova in una posizione di comando all’interno della sua famiglia; egli è responsabile perché conosce nei minimi dettagli quanto i suoi correi compiono quotidianamente, partecipa attivamente e convintamente all’attuazione del più generale e ampio disegno criminoso, decide là dove tutti gli altri attendono una parola di indirizzo e di comando.
Ciò che avviene, in buona sostanza, non passa sulla testa di Aldo Patriciello ma parte dalla testa del vice Presidente della Giunta Regionale.
L’organizzazione criminale che l’indagine denominata “piedi d’argilla” vuole disarticolare, non potrebbe nemmeno essere ipotizzata pensando ad un non coinvolgimento di Aldo Patriciello.
Egli nella duplice veste di leader indiscusso del Gruppo imprenditoriale di famiglia e di esponente politico di prima fila sia a livello regionale che a livello nazionale, riesce ad far confluire il proprio peso politico, amministrativo e di potere nelle faccende private e quindi anche in quelle chiaramente illecite.
Dell’apporto essenziale, sotto l’aspetto criminale di Aldo Patriciello molto diremo nel capitolo che seguirà; se in questo momento, però, volessimo ricordare un solo elemento che evidenzi la sua partecipazione ai delitti ascritti, non potremo non riferirci al suo decisivo intervento al fine di convincere Pirollo Francesco e Furner Francesco Paolo, responsabili del laboratorio di analisi GEOLAB di San Vittore, a partecipare alla frode posta in essere in danno dell’ANAS.
Ricordiamo che prima dell’intervento decisivo di Aldo Patriciello, la GEOLAB aveva regolarmente effettuato alcuni prelievi di calcestruzzo e ne aveva comunicato gli esiti negativi tanto all’ADANTI quanto all’ANAS.
Dopo l’incontro chiarificatore tra Aldo Patriciello e Pirollo Francesco, dopo che il Gruppo Patriciello si è impegnato nel tentativo di accontentare i funzionari GEOLAB per alcune loro richieste, questo laboratorio di analisi è divenuto la fucina del falso, ha prodotto una mole industriale di false attestazioni e di certificazioni che confermavano una bontà di materiale ben lungi da essere almeno verosimile.
Scendendo dalla nostra immaginaria piramide organizzativa, troveremo certamente Gaetano Patriciello, responsabile materiale dei molti reati contestati e mente strategica di ciò che deve avvenire sul campo.
La raccolta probatoria nei confronti di Gaetano Patriciello è tale e di tale portata che il dilungarsi oltre sarebbe uno stucchevole esercizio accademico.
Altra figura determinante e predominante è certamente quella del capo cantiere ADANTI, Zullo Massimo.
Egli è sempre stato uomo di fiducia dei Patriciello; è colui che ha contribuito maggiormente affinché la società ADANTI di Bologna concedesse la sua iniziale fiducia al Gruppo Patriciello; ovviamente, con la fiducia sono giunti anche due milionari sub – appalti e la futura promessa di occuparsi del sub – appalto per la fornitura del bitume.
Massimo Zullo è la figura certamente più astuta, è colui che gioca la sua missione criminale su due fronti: il primo di assoluta fedeltà nei confronti dei Patriciello e il secondo di infedele controllore per conto dell’ADANTI.
Anche nei confronti di Massimo Zullo i riscontri probatori non possono che essere considerati assolutamente schiaccianti; è certamente uomo smanioso di potere, ambiguo ed ambizioso; ha ottenuto una maggiore considerazione da parte dei Patriciello mostrando spesso loro i muscoli.
Non dimentichiamo che i primi controlli della GEOLAB sulla qualità del materiale fornito dai Patriciello, furono proprio ordinati dallo Zullo, mosso non da un sano senso di giustizia e di correttezza, ma dalla mera volontà di dimostrare ai propri “padroni” la sua essenzialità, la sua importanza, la sua insostituibilità.
Tutto questo è stato rapidamente riconosciuto dai Patriciello e dunque, il tenace Zullo, è tornato essere fedele servitore, operatore indefesso di frode, di truffa, di falsificazione.
In una visione assolutamente parziale e buonista, lo Zullo dovrebbe, quanto meno, essere chiamato a rispondere per non aver controllato adeguatamente l’opera dei sub – appaltatori, per aver saputo e taciuto su ciò che stava accadendo.
Nella nostra versione, la più aderente possibile alla realtà, lo Zullo non soltanto è responsabile di quanto sopra, ma è altrettanto imputabile per il compimento materiale e diretto dei reati ascritti.
Nella rilettura della vicenda altra fondamentale importanza hanno le figure di Pirollo Francesco e di Furner Francesco Paolo, entrambi della GEOLAB di San Vittore.
In questo spazio è bene rammentarlo: la GEOLAB s.r.l. è la ditta a cui l’ADANTI di Bologna ha sub – appaltato i sondaggi geognostici.
L’opera in realizzazione è un’opera pubblica il cui appaltante è l’ANAS; l’ADANTI di Bologna lavora per conto dell’ente pubblico appaltante.
Queste precisazioni, che sembrerebbero oramai assai superflue, sono invece necessarie perché tra la GEOLAB di San Vittore ed il Gruppo Patriciello si è creata una tale saldatura di intenti, un tale consorzio criminale, una si fatta compartecipazione delittuosa che, un lettore poco attento, potrebbe immaginare la GEOLAB sub – appaltante dei Patriciello.
Così non è. Alla GEOLAB è stato affidato il compito di analizzare e certificare il lavoro svolto dai Patriciello; l’uno è il controllore, l’altro è il controllato.
L’attività delittuosa di Pirollo e di Furner, invero, ha vanificato questo virtuoso meccanismo; entrambi si sono resi responsabili di numerosissimi illeciti, di numerosissimi falsi che hanno contribuito in maniera determinante a far continuare nel tempo il reato di cui si narra in questo capitolo.
Il discorso operato per quanto riguarda la figura di Aldo Patriciello non può non valere per Patriciello Antonio, Patriciello Stefano, Patriciello Filomena, Patriciello Aniello, Patriciello Vincenzo e Patriciello Nicandro.
Questi appartengono alla “famiglia” in tutte le eccezioni che il termine possa suscitare.
Anche loro, a vario titolo, hanno partecipato alla frode nelle pubbliche forniture e a vario titolo si sono resi responsabili di fatti – reato importanti e certamente da sanzionare.
Non possiamo poi dimenticare il determinante contributo fornito nella materiale realizzazione del reato da figure come quelle di Mario Cristinzio, Cannata Marco, Sergio Zullo, Orlano Pallotta, Di Bucci Cesare, Forgione Antonio e Barile Vincenzo.
Questi, tutti dipendenti del Gruppo Patriciello, in più occasioni ed in maniera assolutamente cosciente, hanno realizzato falsi, hanno utilizzato materiali non idonei e non previsti, hanno costruito certificazioni false, hanno impedito la realizzazione di accertamenti di laboratorio, hanno contribuito a falsificarli; in una sola parola, hanno realizzato pienamente ed efficacemente il disegno criminoso quotidiano studiato da Gaetano Patriciello.
Infine, importante e determinante è risultata anche la compartecipazione di Simeone Carmine, responsabile di uno studio di geologia, che ancor prima dell’intervento “collaborativi”  della GEOLAB, ha falsificato analisi, attestazioni e certificazioni su espressa richiesta di Gaetano Patriciello.
A conclusione di questo primo capitolo dell’informativa finale ed ancor prima di giungere al capitolo dedicato alle richieste operative, a questi inquirenti pare necessario sottolineare che l’organizzazione sin qui attenzionata non può che essere disarticolata con l’emissione, da parte di Codesta Autorità Giudiziaria, di idonei provvedimenti restrittivi la libertà personale.
Misure queste, ritenute assolutamente necessarie e da adottare nei confronti di tutti i personaggi sin qui nominati, al fine di impedire che il reato, così ampiamente provato, sia portato a più gravi ed ulteriori conseguenze e al fine che le fonti probatorie vengano in qualche modo alterate o alienate.