Messere-Patriciello, duello finale

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L’eurodeputato parla di complotto. L’avvocato replica: inchiesta impeccabilePiedi d’argilla: ultime scintille prima dell’attesa sentenza. L’udienza di ieri, oltre che dalle condanne chieste dal pubblico ministero, Marco Gaeta, è stata caratterizzata in particolare dalle dichiarazioni dell’europarlamentare Aldo Patriciello e dall’arringa di Arturo Messere, avvocato dell’Anas, costituitasi parte civile in questo procedimento.
Due verità contrapposte, due chiavi di lettura contrastanti dei lavori per la realizzazione della variante di Venafro. Un persecuzione politica, il messaggio lanciato dal politico venafrano. Un imbroglio consapevole, la tesi del legale campobassano. Sui banchi riservati al pubblico, era seduto anche Antonio Bandelli, l’ex comandante dei carabinieri della compagnia di Venafro.
Fu lui a condurre l’operazione, sette anni fa. Durante l’udienza di ieri il pm Gaeta ha fissato i primi paletti. Al termine del suo intervento, imperniato sulle intercettazioni, ha proposto queste condanne: tre anni e 20mila euro di multa a Gaetano Patriciello (rappresentante Mc Group); due anni e 8 mesi e 10mila euro di multa a Massimo Zullo; due anni e 8mila euro di multa a Francesco Paolo Furner e a Francesco Paolo Pirollo; un anno e 4 mesi e 5mila euro di multa ad Aldo Patriciello; un anno e 1 mese e 1.500 euro di multa a Orlando Pallotta.
Per tutti gli imputati è stata inoltre chiesta l’incapacità di trattare con la pubblica amministrazione per uno anno. Le sei persone a giudizio devono rispondere a vario titolo di frode in pubbliche forniture, concorso in falsità di certificato e concorso in truffa aggravata ai danni dell’Anas.
L’udienza, iniziata ieri mattina, è durata fino al tardo pomeriggio. Dopo l’ultima testimonianza, le dichiarazioni spontanee di Aldo Patriciello. In buona sostanza si è detto vittima di una persecuzione politica. In quel periodo ricopriva l’incarico di vice presidente della giunta regionale.
Inoltre era vicina alla nomina di sottosegretario. Il suo partito (all’epoca l’Udc) aveva fatto il nome del politico venerano.
Poi l’inchiesta e le sue dimissioni dall’esecutivo regionale. Patriciello ha respinto tutte le accuse. Ha detto che in quella mole impressionante di intercettazioni, si parla solo poche volte di lui. Non c’è nulla, a suo avviso, che provi qualcosa contro di lui. Anzi, il suo augurio è che alla fine di questa vicenda emerga la correttezza di un gruppo aziendale che ha lavorato onestamente per quarant’anni. Ma l’avvocato Messere, nella sua lunga e argomentata arringa, ha descritto altri scenari. Nel suo mirino soprattutto Gaetano Patriciello e Massimo Zullo. Il noto legale campobassano ha citato numerosi passaggi delle intercettazioni telefoniche, a suo avvio inequivocabili. Ha ironizzato sulle “sentenze” assolutorie anticipate da alcuni organi di informazione ( “Ma l a s ent enz a ve r a l a emetterà il giudice”, ha detto). Ha contestato i rilievi tecnici di Collepardi (perito di parte), ricordando quanto già “cristallizzato” in sede di incidente probatorio: la qualità del materiale utilizzato non era quella richiesta. Per Messere alcuni imputati avevano la consapevolezza di commettere una frode. Poi la parola è passata agli avvocati di Aldo Patriciello e della McGroup: Nicolino Iacovone (studio Stellato) e Gianrico Ranaldi hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti: contro gli imputati non ci sar e b b e r o p r o v e , h a d e t t o . L’udienza è stata aggiornata al 23 dicembre. Parleranno gli altri avvocati della difesa. Poi ci sarà l’eventuale controreplica della parte civile. Nella stessa giornata dovrebbe arrivare la sentenza. In un modo o nell’altro farà discutere.