17 giugno 1860. La festa di S. Nicandro descritta da Niccola Nola || preso da www.francovalente.it

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Due anni fa Antonio D’Ambrosio dava alle stampe una preziosa trascrizione del Diario di Niccola Nola che descriveva tutti gli avvenimenti che contraddistinsero la vita di Venafro prima e dopo l’Unità d’Italia.

La trascrizione era preceduta da una pregevole introduzione con la quale Antonio D’Ambrosio descriveva il contesto politico e culturale entro il quale si susseguirono avvenimenti che avrebbero cambiato la storia dell’Italia e di cui Venafro, in qualche modo, era diventata protagonista.

Scrive Antonio nella introduzione:
Alcuni anni or sono ero alla ricerca  di documentazione inedita sul brigantaggio molisano e notizie sulle loro gesta. Le informazioni esistenti erano state pubblicate oltre ogni misura lecita ed in modo frammentario. Ogni cultore di storia aveva scritto azioni brigantesche relative al suo territorio, ma mai si era avuto nel Molise una ricerca e pubblicazione dell’insieme delle loro azioni a partire dal primo decennio che caratterizzò, sotto il profilo storico, economico e sociale il mezzogiorno d’Italia e l’Unità della nazione. 
A seguito della morte del compianto professor Gennaro Morra, chiesi a suo nipote, Franco Valente, se lo zio, nella sua estesissima attività culturale, avesse documenti inediti sull’argomento. Franco ricordava che molta documentazione era stata donata alla biblioteca Comunale di Venafro. Da qui il passo fu breve. Ci mettemmo subito a cercare in biblioteca tra i documenti del fondo Morra. Di briganti e brigantaggio non trovammo molto, ma tra le mie mani capitarono due voluminosi tomi, fotocopiate, di un Diario di un certo Niccola Nola, suddiacono di Venafro, personaggio allora a me del tutto sconosciuto. Immaginai solo che potesse appartenente all’attuale famiglia Nola di Venafro. Infatti, così fu. Ma la sorpresa  venne quando vidi che quei diari raccontavano giornalmente, con dovizia certosina, tutti gli avvenimenti e gli accadimenti storici e personali avvenuti dal 1860 al 1861.

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Tra i fatti descritti dal giovane seminarisa Niccola Nola mette anche la festa di S. Nicandro che quell’anno fu organizzata da Giuseppe Guarini e Gennaro Nola suo fratello.
Gennaro Nola era il bisnonno di Vittorio Nola, attuale presidente del Consorzio di Bonifica di Venafro e tenutario della documentazione originaria conservata gelosamente nel bel palazzo venafrano.

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Niccola Nola

La festa di S. Nicandro il 17 giugno 1860.

… se dunque i Venafrani Nicandro,Marciano e Daria pregano lassù nel Cielo per noi. Venafro per quanto può corrispondere a tale patrocinio oltre coll’intensa devozione , quanto per la gran festa che ogni anno nel giorno 17 Giugno in loro memoria celebra e solennizza A questa festa concorre tutto il popolo, ma da parecchi anni per cattiva amministrazione era molto decaduta , sicché l’anno passato il Sindaco , e Decurionato, e la voce pubblica  scielsero formalmente per deputati della loro festa i Sigg. D.Giuseppe Guarini, e D.Gennaro Nola mio fratello. Costoro colla loro attività maniera, e specialmente per riguardo di Papà hanno raccolta da tutti le classe del popolo una vistosa somma da 500 a 600 ducati, senza farsi la solita questa annuale colla banda.

Per ora non si sa precisamente le spese fatte ma riserbandomi di qui ricordarle quando fra breve i Deputati affigeranno al pubblico sulla parte del comune l’esatto conto dell’introito, e della spesa esito mi affretto a qui ricordare quanto qui si è fatto nei tre passati giorni Sabbato, Domenica e Lunedì.

Venerdì giunsero qui le due bande forestiere invitate con la Banda di Forlì, e la Fanfara di Castello di Sangro, fra tutti da 50 persone, per via di preghiera furono allogiati chi per le case, chi nella casa di Passatelli con i lettini raccolti dai Galantuomini alla locanda. Queste due bande insieme con la Banda di Venafro hanno formato l’anima della festa sonando continuamente bellissime sonate.

Sabbato a mattina verso 10 ore si fece la processione in cui i Galantuomini colle Bande, e con i Monaci presero la Statua di Argento dell’Annunziata e la portarono a San Nicandro: in questa processione  e in quella di ieri sera i due Deputati meritamente portarono la torcia insieme coll’autorità.

Sabbato al giorno poi Detto matutino nella Chiesa dell’Annunziata il Capitolo con Monsig.: Vescovo andarono a San Nicandro dove fu solennemente cantato il Vespro che fu concluso dalla Benedizione del Vescovo. Sabbato a sera poi fu posto S. Nicandro in mezzo al mercato: il palco fù fatto al fondo del mercato, con l’orchestra e quasi tutto il mercato era pieno di sedie per gli Spettatori, anche Monsignore dal Comune, vidde l’opera.

Questa opera fatta da D. Vincenzo Papa Venafrano, fù modificata da P. Ilario Maestro di Rettorica Del Seminario, il quale ne è stato ancora il concertatore: ma a dir la verità in molte parti l’ha guasta e più in molte parti l’ha profumata come quando fa baciare S. Daria dal Diavolo e molte parole intromesse che buttano con i tempi di Divilizione in cui successe l’azione. Ma in generale l’opera riuscì buona, e ben rappresentata dai giovani artisti Venafrani, essa fu di 4 atti, e durò fino a più di 4 ore, fu un poco lunghetto ma non già l’opera, quanto il tempo fra atto ed atto. Col trionfo dei Martiri che conclude  l’opera, si concluse la Vigilia. Ma oltre di ciò in tutte le tre sere vi è stata una bellissima illuminazione nel largo del mercato.

Vicino alla taverna vecchia fu innalzata una machina colossale di lumi tutta a trasparenti, in mezzo ci stava un gran trasparente rappresentante la pianta naturale della Città di Venafro, e sopra nel Cielo i Santi Nicandro, Marciano e Daria,  che pregavano dall’Immacolata, che stava sopra protezione per la sottoposta Città. Bella idea felicemente eseguita su quel quadro trasparente dal nostro distinto artista Giuseppe Renzi Venafrano.

Questa Macchina rappresentava come una facciata di tempio, ai lati del Trasparente vi stavano due altri trasparenti la Giustizia, la Fede, e nel quarto di sopra in mezzo stava un gran Trasparente della Immacolata, ed ai lati la fortezza, e temperanza, e finiva con una cupula di lumi, da questa gran machina partivano un filo di lumi che circondavano il mercato, dirimpetto alla machina stava il Tosello del Re e Regina,avanti alla Macchina e Tosello ci stavano due grandi orchestri in cui si posero le tre Musiche.

Domenica mattina 17 giorno della festa dette le Ore Canoniche il Capitolo colla Croce andò a prendere il Vescovo nell’Episcopio dove stavano ancora il Giudice ed il Sindaco, Seminario, Banda. Preso Monsignore processionalmente si andò alla Annunziata a prendere le Reliquie di San Daria e poi a Cristo a pendere la Testa di San Nicandro quale gloriose reliquie su i piedistalli l’anno scorso indorati, erano portati da 8 seminaristi vestiti di tonacelle di seta sopra, dono di Monsignore fatto l’anno passato.

Il P. Evangelista il Quaresimalista di quest’anno tradusse in bei versi italiani il Responsorio di San Nicandro questo fu posto in musica dalla nostra Banda e cantata da 15 ragazzi Venafrani tutti vestiti da Angeli, vicino a Cristo si cantò questo Inno latino ed italiano, e poi la Processione si incamminò per la nostra Casa al mercato, dove giunti in mezzo ad una calca immensa di popolo si fece sul palco il martirio: rozza composizione, che dicono non adatta ai tempi, ma a me molto piace che fa piangere il popolo, il quale non vuol sapere di gentilezze ma vive di fede. Fatto il martirio di San Nicandro e Marciano, Mons. in carozza se ne andò a San Nicandro e la processione regolarmente anche essa giunse alla Chiesa.

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La statua era scortata da 3 soldati della dogana, perché la gendarmeria a piedi non sta più per ora a Venafro, due gendarmi a cavallo andava scorazzando e bravando ai fianchi della processione per mantenere la calca della gente, e con questo imponente accompagnamento di tutto Venafro si giunse a San Nicandro. 

Ivi giunti, dopo il tempo necessario per asciugare il suo sudore, si cominciò da Mons.re Saladino il solenne pontificale. Salzillo di Piedimonte di Alife,invitato da Guarino di cui fra breve D. Carlo sposa una Nipote,recitò l’Orazione Panegirica, che durò una mezz’ora. Più mi aspettavo dalla fama dell’Oratore, il discorso fu buono ma non straordinario, l’Esordio lo compose adattando alla circostanza quello dell’Apocalisse, et Andivì lorem interfectorum subaltare donamni clamentem Vindica Domine sunguinem nostra da cui fece nascere la proposizione che cioè i nostri Proteggitori Nicandro e Marciano e Daria offrirono a Dio un’ostia santa, ed accettevole, ostia che prese il suo valore da quella immolata sul Golgota, e che perciò Dio glorifica le reliquie dei loro corpi con una gloria quasi ingojata di quella che avanza sulla consumazione dei secoli (tema comune).

Nello sviluppo non stabilì peregrini principi, provò la prima parte col numerare bellamente le diverse terribili pene sofferte dai nostri Eroi. La seconda col mostrare Cristo rappresentante tutta l’umanità sul Golgota , ed ivi rappresentò per così dire tutte le pene dei fedeli, in quanto alla gloria dei corpi se ne venne al fatto della manna , e dai grandi prodigii che Venafro ne ha ricevuto, e ricapitolando le prove son in se concluse ripetendo la Proposizione , quasi fosse  un teorema matematico.

Ma in generale il Panegirico fu bello, con uno stile fiorito, ed animato. Monsignore ne rimase compiaciuto, ma soltanto non gli piacque giustamente la conclusione fredda, come a me dispiacque di non aver fatto alcuna menzione della Santa Daria che come Donna tanta parte ebbe nel loro martirio. Dopo il credo vi fu l’offerta delle Chiavi della Città e delle Ceri che in nome della Città fa il Sindaco, il quale in tale circostanza suole rammentare in breve scrittura tutte le grazie ricevute nell’anno dai Martiri.

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Questa parte l’ha fatto quest’anno il Sindaco D. Gabriele Del Prete ; io mi ci avvicinai per ascoltare l’offerta : in essa brevemente il Sindaco ricordò il prelato e tante grazie ricevute in quest’anno.

La buona raccolta dell’anno passato a petto degli altri luoghi , la providenza ricevuta nelle tante migliaja di grano fatto venire per Venafro dal Re da remotissime contrade , standovi altri luoghi più bisognosi , la grazia ricevuta del buon tempo dopo le acque di più mesi continui , i quali facevano presagire un pessimo raccolto, mentre esso contro ogni previsione si presenta abbondante , ed infine l’ottima fioritura dell’olivo nostro principal raccolto , in ultimo pregava i SS. Martiri che sempre ci avessero conservato il nostro Pastore che tanti benefici ha portato con Monsignore a queste(…)rispose con dire che egli avrebbe presentato nel Sagrifizio i bisogni dei Venafrani a Dio pregandone il conseguimento per mezzo dei nostri Protettori, animò il Sindaco e la Città a seguire l’esempio di loro specialmente la loro fede, speranza e carità, e gli(…)loro impartendo la S. Benedizione. Compiutosi il Pontificale la Processione come era venuta ritornò a Venafro , e fermatasi in mezzo al mercato nel tempo che si martirizzò S. Daria si fermò nell’Annunziata , dopo aver lasciato a Cristo la festa di S. Nicandro.

Domenica al giorno fuvvi divertimento in mezzo al mercato. Le tre bande negli Orchestri continuamente suonavano, il popolo si divertì colle Corse  col gioco dell’acqua. La sera poi fuvvi illuminazione ed un fuoco artificiale di 120 ducati, fuoco che mai si è visto qui. Esso riuscì magnifico fu di nuovo (…) tutta vita , tutti i lumi , ecc. loro vi furono solamente da 64 granate .

A Piedimonte nella festa di S. Marcellino che ci vanno da Napoli , il fuoco non è che di 106 ducati! Dopo lo sparo finì la giornata, le bande girarono per la Città mentre una con i galantuomini andò ad accompagnare Monsignore nel proprio palazzo, accompagnamento che ricevé anche ieri sera.

Ieri mattina poi vi fu nell’Annunziata una Messa in musica, e mi si dice che la Chiesa si riempì di folla. Questa Messa mai ci è stata . Ieri al giorno poi tutte e tre la bande vennero a divertirci qui nel Seminario dove furono complimentato di vino, mettendo ogni Seminarista 5 grana. Specialmente la nostra banda di Venafro suonò egregiamente l’Aroldo  or ora imparato .

Ieri sera poi vi fu la celebre processione notturna degli Artisti, e Contadini, per cui l’Intendente Mandarini mandò un dispaccio a Papà pel permesso. Veramente è bella , giunta la Statua di S. Nicandro vicino al Commune si fermò, 15 (…)accompagnati dalla nostra banda cantavano il bell’Inno Se vogliam divoti un Cantico, o Popolo Venafrano. Agli insoliti Eroi magnanimi Nicandro e Marciano: Inno che procurerò ad avere per qui ricopiarlo.

Era veramente uno spettacolo sublime in mezzo ad una miriade di lumi stava S. Nicandro , tutto Venafro stava ivi raccolto. Anche Monsignor Vescovo si affacciò sul Commune  in mezzo alle Signore non standovi altro luogo. Il Giudice, il Sindaco ed  i due Deputati della festa stavano colle torcie dietro la statua.

La nobiltà sul Commune , il Seminario sulla Loggia e sulla Torre, insomma tutta la Città stava raccolta intorno al suo Protettore, dopo l’inno da tutto il Popolo si cantò il Responsorio con l’Oremus dal Guardiano dei Cappuccini. Dopo di ciò la Processione fece il giro della Città andando alla Cattedrale dove si canta il Te Deum e che un giorno rimbombò della voce viva di essi Martiri, finalmente si concluse nell’Annunziata. Terminata la Processione tutto il popolo si riunì sul Mercato dove vi fu un altro sparo di 40 ducati. Sparo che fu applaudito colla voce  e colle mani del popolo perché chiassoso.

E così si compì questa festa che non poteva riuscire migliore per le cose fatte, e pel tempo che l’ha accompagnato. Non serve qui dire lo straordinario concorso di forestieri che venivano a carovane dai paesi più lontani, e vicini, tutto riuscì magnificamente , e con (…)
Lode sia dunque  a Dio, e poi ai Deputati D. Giuseppe Guarini e Gennarino che tanto hanno faticato per farla così riuscire. Speriamo che i nuovi deputati si metteranno in emulazione , e così l’anno venturo i SS. Martiri avranno festa più magnifica : che questi deputati hanno fatto la parte loro , ed ora fatti i conti della spesa e dell’introito il quale specchio si affigerà al pubblico, daranno la loro rinunzia al Decurionato.

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