«Molise in pericolo e non lo salveranno i leoni da tastiera. Paolo? Ha lavorato bene…»

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Parla e spariglia le carte. O, invece, le mette al loro posto. Aldo Patriciello sta dove stava nel 2013. «Con i molisani», dice lui. Appoggia il governatore uscente Frattura, traducono giornalisti e osservatori.
Sarà perché lontano – da anni rappresenta l’Italia nel Parlamento di Strasburgo -, sarà per il carattere schivo o perché è un personaggio politico ingombrante, di peso. Quando Patriciello interviene sulle cose molisane il rumore è forte. Ipotesi, indiscrezioni e chiacchiericcio: da mesi l’eurodeputato di Forza Italia, che per la guida della Regione ha appoggiato il candidato del Pd Paolo Frattura, viene tirato per la giacca. Sta con Paolo, lo molla, nel centrodestra ma non con Iorio. Di tutto. Dunque, l’onorevole rompe il silenzio. A ‘Conto alla rovescia’ di Pasquale Damiani su Teleregione mette in fila: quattro anni fa ho sostenuto Frattura e ritengo di aver fatto bene, lui ha operato bene. Unico difetto, non ha comunicato, o non lo ha fatto bene, quanto ha realizzato per il Molise. Poi aggiunge che per le scelte sui nomi è ancora presto, che verranno fatte fra qualche mese… Ma oggettivamente, siamo già oltre l’endorsement.
Ancora più diretto sui motivi per cui nel 2013 ha preferito il progetto di Frattura alla continuità di Iorio. «Sul piano personale Michele è un amico. Ma non condividevo più un modello di gestione che non mi apparteneva, un po’ arrogante, eccessivamente clientelare. Un modello che non portava il Molise da nessuna parte». Scelta amministrativa, quella di appoggiare il centrosinistra di Frattura, perché lui – rivendica Patriciello – dopo le regionali si è ricandidato con Forza Italia alle europee (e si confermò campione di voti). E Danilo Leva, che ha appena lasciato il Pd per Mdp e come condizione per l’alleanza pone che dalla squadra sia escluso Patriciello e sia esclusa Rialzati Molise? «Danilo Leva venne allora a casa mia, a chiedermi se condividevo un modello di risanamento del Molise. Io dissi di sì con lealtà e trasparenza». E quel sì pare proprio confermarlo ora: «Frattura ha lavorato bene in questi anni. Io ritengo abbia un grande merito, quello di aver risanato anche moralmente la regione Molise. Perché questa regione aveva un sistema un po’ troppo poggiato sul clientelismo, esasperato. Un sistema nato in altri momenti, forse era anche possibile quando le risorse nazionali erano maggiori. Oggi, con la ristrettezza economica, con i tagli di bilancio, con sempre meno risorse e sempre più servizi da garantire, credo che Frattura non aveva altra strada, seppure impopolare, di governare questa regione con maggiore efficientamento rispetto a prima». Una cosa gli contesta, «non ha comunicato o non ha saputo comunicare quello che ha fatto. Se io faccio una cosa buona e me la tengo per me stesso non serve, o non viene percepito. Se la comunico quanto meno mi lascio giudicare».
Lo strappo del 2013, raccontato da Patriciello, non è una fulminazione improvvisa. Nel 2007, c’era già la crisi dello Zuccherificio, inviò «un appunto riservato a Iorio e all’assessore Vitagliano». Sosteneva, e fu molto attaccato per questo, che bisognasse prendere la via della riconversione perché continuare sulla vecchia via invece avrebbe portato l’azienda alla morte.
Accusato di essere stato favorito dal ‘governo amico’ di Frattura per l’autorizzazione alla struttura di Salcito, e a puntargli il dito contro con veemenza sono proprio gli ex compagni di strada di allora,
anche in questo caso Patriciello risale indietro nel tempo. «Nel 2003, dalla giunta Iorio, da Vitagliano, dagli assessori dell’epoca, fu regolarmente autorizzata, accreditata e contrattualizzata con l’allora direttore generale, se non erro, Bonomolo». Poi la vicenda giudiziaria, lunga ma conclusasi positivamente. Riaperto il centro di riabilitazione dopo nove anni, la Regione ne ha impiegato altri quattro per l’autorizzazione, «per adempiere ad un ordine del Tar». In totale, «14 anni per avere un diritto. Se questo è favoritismo lo lascio giudicare ai molisani».
Il Molise, comunque, è in pericolo secondo Patriciello. Ne teme la scomparsa, in termini di autonomia, in un periodo temporale inferiore a dieci anni. Le avvisaglie sono tante: il comando Carabinieri in Abruzzo, come il compartimento Anas (in questo caso unito anche alla Puglia), le Poste dipendono da Bari, la Rai – elenca – dal 1 giugno sarà accorpata all’Abruzzo. Il rischio è di scomparire male, con il territorio smembrato in tre. «Una spirale da bloccare. Dovrebbe scattare l’orgoglio per mantenere la regione». Invece, c’è una grande rissosità che fa apparire il Molise, fuori dal Molise, un condominio: «Da noi si parla male perché si pensa male. E chi pensa male vive male. Purtroppo nel Molise di persone che hanno questa impostazione, di parlare male, ce ne sono troppe. Perché ognuno ti è amico finché trova un suo interesse. Il giorno dopo che non puoi garantire alcune cose ti diventa nemico».
Come in un condominio spesso prevale «il pecoreccio», specialmente se il condominio è quello virtuale, del web. Ultimamente Patriciello è suo malgrado protagonista su Facebook. Confessa che affida ai suoi collaboratori la cura dei rapporti ‘social’, se ne tiene distante, ma si è sentito diffamato da alcuni post. «Chi ha amministrato, qualche ex assessore o ex collaboratore di assessori: chi si nasconde dietro pseudonimi ne risponderà», sottolinea. Un sorriso, invece, quando pensa a chi, sempre su Facebook, lo tira continuamente in ballo. Qualcuno «abituato a vivere nelle segreterie politiche» e che chiede ogni giorno «Patriciello cosa fa. Patriciello sta con i molisani. E mi batterò perché il Molise continui il processo di autonomia».
Verso il 2018. Adesso i giochi sono aperti davvero. L’eurodeputato ostenta, per tranquillizzare, distacco dal palcoscenico locale dove «ognuno si vede candidato presidente». I molisani, è il verdetto senza grinze, «decideranno chi deve governare questa regione».

fonte:teleregione

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