La “’Nferta r’ Caprann”
(l’offerta di Capodanno: era il regalo che i bambini si aspettavano dai genitori, dai nonni e dai parenti in occasione del Capodanno. Si alzavano di buon’ora e “vrzella” (borsetta) alla mano correvano a porgere gli auguri ricevendone in cambio monetine o dolciumi.

“I Cummìt”
è la caratteristica Pasquetta che a Venafro, contrariamente a quanto accade nel resto d’Italia, non si celebra il lunedì dell’Angelo, ma il giorno successivo. Una posticipazione dettata dal fatto che il giorno seguente la Pasqua viene dedicato a “i Puntfcal” (il Pontificale), una messa in Cattedrale durante la quale il Vescovo, al termine di una lunga predica, benedice Venafro e le sue frazioni.

Dopo la messa mattutina del giovedì santo le campane delle chiese venivano “legate”, ossia smettevano di suonare fino alla vigilia di Pasqua. Dopo la messa di sabato le campane venivano “sciolte” e cominciavano a suonare tutte assieme. Allo “sciogliersi” delle campane le mamme facevano stendere i bimbi a pancia in giù, ritenendo che tale gesto li avrebbe protetti per tutto l’anno dal mal di pancia. I bambini ancora incapaci di reggersi in piedi, invece, venivano poggiati a terra nella convinzione che in tal modo avrebbero imparato a camminare più in fretta.

Un’altra insolita usanza legata alla settimana di Passione era quella di recarsi a lavare pentole, padelle e teglie alla fontana “r’ la rotta” (della grotta), una fontana in prossimità delle “quattro cannelle”.
Le donne strofinavano accuratamente le loro pentole con sabbia, cenere ed erba selvatica; dopo averle risciacquate alla fontana della grotta le lasciavano ad asciugare al sole, dove il rame brillava come nuovo.

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