LE TRADIZIONI

I “favor r’ San Giuseppe” (falò di san Giuseppe)
sono i caratteristici fuochi notturni che, nella notte del 19 marzo, oltre a testimoniare la devozione al Santo, annunciano la primavera.

I Venafrani sentono molto questa tradizione, tant’è che anche i giovani si ritrovano tutti intorno al fuoco, a cantare, ballare e mangiare. E’ un momento di grande socializzazione, in cui si rinfocola lo spirito della “venafranità”.

La “corsa ri ciucc’” (corsa degli asini)
si svolge a S. Nicandro, dentro al catino del Verlascio, l’antico anfiteatro romano. Una sorta di piccolo palio, seppure vissuto in tono scherzoso.

I “carr r’ Carnval” (Carri di Carnevale)
sfilano per le strade della città per festeggiare insieme l’ultimo di carnevale (il martedì che precede le Ceneri) fra canti, balli e allegorie. Sono la gioia soprattutto dei più piccini, che sembrano ignorare del tutto il freddo pungente del periodo, al culmine dell’inverno. Un tempo il Carnevale ruotava attorno alla “follia”, la maschera venafrana impersonata da una donna che aveva il compito di coinvolgere e trascinare l’intera città nel turbine del Carnevale.

La “rotta r’ l’ p’gnat” (rotta delle pignatte) e “gl’albr r’ la cuccagna” (l’albero della cuccagna)
sono giochi popolari che si svolgono intorno al castello Pandone in occasione della festa dedicata alla Madonna delle Grazie, il 2 e 3 luglio. E’ il periodo giusto per gustare la gastronomia estiva ed i sottaceti.

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