LA GASTRONOMIA

Il prodotto tipico più celebrato è “i v’scuott” (il tarallo). Ottenuto impastando farina, olio extravergine d’oliva (rigorosamente prodotto da olive venafrane!), sale e finocchietti, “i v’scuott” si arrotola a treccia, si lessa e successivamente si inforna. Da qui “bis cotto”.

I “v’scuott” (stessa pronuncia e stesso articolo tanto al singolare quanto al plurale -magia del dialetto!-) è buonissimo, sia inzuppato nel latte che nel vino. Una qualità senza pari che incanta chi l’assaggia. Famoso il detto venafrano: I Signor manna i “v’scuott” a chi n tè i rient (Iddio manda il biscotto -la fortuna- a chi non ha i denti –non è in condizione di godersela-). I “v’scuott” si preparavano in occasione di cresime, battesimi e feste varie, soprattutto per i matrimoni. E’ infatti assai diffuso il motto popolare: “quand c’ magnamm st’ v’scottra?” (quando mangeremo i biscotti? –un modo simpatico di dire: “quando ti sposi?”-).

Un’altra prelibatezza erano “L’nocch” (le chiacchiere napoletane). Il termine nocch’ deriva da “fiocco”, con evidente richiamo alla loro forma. Molto semplice la ricetta: farina, zucchero, uova, olio d’oliva (oggi inopportunamente sostituito dal burro) e liquore aromatico. A cottura avvenuta si cospargono di zucchero. A Venafro si usa mangiarle in particolare a Pasqua e Carnevale.

La pastiera di riso è un dolce tipico di Venafro. Realizzata con pasta frolla, riso cotto nel latte e cannella, zucchero, uova, frutta candita e ricotta, con l’aggiunta di un liquore aromatico. Servita calda è un dolce buonissimo che nel periodo pasquale è d’obbligo nelle case dei Venafrani.

I “C’ciariegl’” (piccoli ceci), devono il nome alla loro forma. Dolci tipici del capodanno si preparano con uova, farina, zucchero e buccia di limone: si friggono e si passano nel miele caldo. Ottimi da spiluccare.

I “Sciusc’” (da soffio, ad indicare la loro morbidezza) sono dei cerchietti che si impastano con infuso di rosmarino, buccia d’arancia e di mele, fico secco, cannella, chiodi di garofano e vino bianco. Il tutto si frigge nell’olio (sempre rigorosamente venafrano doc). I “sciusc’” si preparano a fine anno, a S. Silvestro.
Anticamente, a San Silvestro, si usava andare casa per casa a cantare “sciusc e p’ sciusc”, un motivetto che consentiva di ricevere in premio la “ delizia” ancora fumante, magari abbinata ad un buon bicchiere di vino.

Il baccalà “alla m’ntanara” deriva da “m’ntan” (frantoio) e non da “montanara” come sarebbe facile supporre. Piatto tipico di dicembre, il periodo della molitura delle olive, è nient’alto che baccalà lesso immerso nell’olio appena uscito dalle mole, fritto con aglio e peperoncino. Una delizia, da mangiare con il pane fatto in casa.

Anche il baccalà “ch’ì puorr” (coi porri) è un piatto tipico venafrano, caratterizzato dall’abbondanza delle verdure. Occorre friggerlo coi porri ed il pomodoro, aggiungendo del peperoncino. Un piatto invernale assai gradito, soprattutto se fumante.

Il “cuanscion” (qua nessuno) è una specialità realizzata con pasta frolla ripiena di bietole, olive ed acciughe. Erano il pasto tipico del Venerdì Santo e il nome ne sottolinea la prelibatezza: “qua nessuno” (non lo divido con nessuno).

Le “p’zzell” sono frittelle ripiene di cavolfiori, di baccalà o di alici. Anche le “p’zzell” sono una pietanza tipica del Venerdì Santo, giorno in cui assolutamente non si mangia carne.

I “Turciniegl’” (attorcigliati) sono prodotti con pasta di pane arricchita da strutto e “cicur’” (ciccioli) di maiale. Si preparano soprattutto nel periodo freddo, in cui tradizionalmente si ammazza il maiale.

La “frttata r’ Pasqua” (frittata di Pasqua) si prepara con tantissime uova, da 33 (gli anni di Cristo) in su, fino a 100. Vi si amalgamano le interiora di agnello lessate e tagliate a pezzettini e la “nptella” (specie di menta selvatica)

La “pulenta ch’ì caurigl” (polenta verde) si ottiene invece mischiandola ai cavoletti “poverelli”, che nel dialetto venafrano diventano “caurigl’”, dalla fusione delle due parole. E’ un piatto da gustare soprattutto se la polenta viene riscaldata aggiungendo olio, aglio e peperoncino.