Le origini della Cattedrale di Venafro possono riferirsi ai primi secoli del Cristianesimo e la sua particolare collocazione con molta probabilità coincide con l’originario sito. Posta all’esterno del nucleo medievale della città, non avrebbe alcun senso pensare che la chiesa sia stata in epoca successiva spostata nella sede attuale ma più logico è pensare che sia avvenuto uno spostamento del nucleo abitato oppure che i primi costruttori si siano posti il problema di trovare un luogo naturalmente protetto com’è il colle S. Leonardo e posto nelle vicinanze di quella che era una vera e propria cava a cielo aperto di materiale lapideo e cioè i resti del teatro romano.
Pertanto, sorta intorno al V secolo sul colle S. Leonardo, nella parte opposta al colle S. Angelo, su cui si sarebbe successivamente sviluppato il nucleo longobardo, non ha mai cambiato la sua originaria collocazione.
A chi possa riferirsi la prima edificazione è alquanto difficile ma la presenza a Venafro nel V secolo di un Vescovo, Costantino, ci può far ritenere che se non fu il fondatore comunque trovò la Cattedrale agli inizi della propria edificazione.
Da un primo esame della struttura muraria della Cattedrale si ritrovano vari elementi architettonici, tra cui molti gradini del teatro romano, che sono stati riutilizzati per l’edificazione della chiesa. Evidente è la configurazione planimetrica delle absidi dettata dall’utilizzo di pietre che una volta erano parte di edifici circolari. Absidi che oltre ad avere un particolare sviluppo planimetrico costituiscono, nella parte esterna, una vera e propria raccolta epigrafica.
Osservando l’attuale impianto planimetrico della Cattedrale risulta alquanto difficile quale può essere stato il suo nucleo originario. Comunque è certo che la chiesa nei suoi primi anni non aveva le dimensioni attuali. Pertanto proseguendo nell’ipotesi che il primo nucleo coincida con l’attuale zona del presbiterio estesa alle prime due colonne della navata centrale che a differenza delle altre, nella parte inferiore, sono costituite da mattoni, ci si ritrova di fronte ad una chiesa a pianta centrale di ridotte dimensioni.
Osservando le pietre della facciata a sud si nota che anche queste sono di chiara provenienza romana e con molta probabilità sono state utilizzate al momento dell’ampliamento della chiesa ed erano collocate nelle strutture murarie del primo impianto.
Il portale centrale realizzato interamente in pietra è sormontato da una lunetta con arco a sesto acuto e all’esterno delle parti terminali dei piedritti troviamo due figure mostruose.
I portali laterali sono a sesto acuto e quello della facciata meridionale riporta altre interessanti raffigurazioni mostruose.
Il disastroso terremoto del 1349 di sicuro recò consistenti danni alla Cattedrale di Venafro.
Dopo il terremoto del 1456 fu probabilmente il Vescovo Antonio Mancini che provvide alla soprelevazione della torre campanaria. Ciò è ipotizzabile dalla presenza nel lato meridionale del campanile dell’immagine del Vescovo benedicente chiamata popolarmente Antuono o marzo con sette cappotti.
Sempre nel prospetto principale, a lato destro del portale centrale, è inserita la Porta Santa. Nella lunetta della porta è inserita una lapide sottostante lo stemma del Vescovo Orazio Caracciolo e ci ricorda la cerimonia dell’anno Santo 1576.
Con Ladislao d’Aquino vescovo iniziarono le grandi trasformazioni della chiesa. Saimo verso la fine del 1500 e la Cattedrale cominciava ad assumere le forme barocche che l’hanno caratterizzata fino al restauro iniziato negli anni sessanta.
Con il Vescovo Carlo Nicola de Masso (1690) si ebbero grandi trasformazioni e non poche critiche per la notevole spesa affrontata.
Il 4 ottobre 1804, mentre era Vescovo Donato de Liguoro, un pauroso incendio interessò gli arredi della sagrestia ed andarono distrutti arredi e suppellettili sacre. I paramenti furono rifatti così come i due confessionali che ancora oggi vediamo.
Immagini realizzate prima dei restauri degli anni sessanta ci mostrano l’interno della Cattedrale decorato con marmi e stucchi così come la facciata esterna presentava due campanili. Quello di destra fu arbitrariamente demolito. I restauri effettuati dalla Soprintendenza negli anni sessanta hanno portato all’eliminazione totale della veste barocca tra cui l’altare maggiore, commissionato nel 1764 dal Vescovo Stabile e realizzato dal napoletano Vincenzo D’Adamo.
La cappella del crocefisso
Fu fatta realizzare verso la fine del XVII dal Primicerio Antonio Rosario De bellis. La dotò di rendite per avervi fatto ricavare il suo sepolcro che prese il nome di Cimitero di Terra Santa per avervi depositato la terra di Gerusalemme. Il paliotto in marmo dell’altare può essere attribuito alla scuola di Domenico Antonio Vaccaro. Il busto in marmo del Primicerio fu collocato nel 1795 ad opera di Michele Coppa.