Arrivano i barbari! Al Tesoro provano a blindare i vertici

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Arrivano i barbari! Al Tesoro provano a blindare i vertici

Arrivano i barbari! Al Tesoro provano a blindare i vertici
Previdenti – Le elezioni sono incerte e, anche su pressioni della Bce è pronta la proroga per Ragioniere dello Stato e direttore generale
di Marco Palombi
Il Fatto Quotidiano 8 ottobre 2017

Al riparo dal processo elettorale. È un’espressione cara a Mario Monti, che l’ha usata almeno un paio di volte pubblicamente. S’intende, secondo il senatore a vita, la possibilità di fare la cosa giusta – o almeno quella che si ritiene giusta – senza l’assillo di ottenere il consenso dei cittadini (sottotesto: così volubili e poco saggi). Ci sono in gestazione un paio di decreti di “proroga incarico” pensati proprio per essere al riparo del processo elettorale e – si potrebbe dire non a caso – sponsorizzati entrambi dalla Bce, la banca centrale europea oggi diretta dall’ex direttore generale del Tesoro Mario Draghi: si tratta, in sostanza, di allungare di un anno o 18 mesi l’incarico delle due più importanti poltrone del fondamentale ministero del Tesoro, ovvero quella di Ragioniere generale dello Stato e quella di direttore generale del dicastero, vale a dire Daniele Franco e Vincenzo La Via.

In entrambi i casi, si potrebbe definire una sorta di “consiglio” al prossimo governo o anche un tentativo di sfruttare i primi mesi di incertezza di un eventuale esecutivo di “barbari”, gente poco avvezza ai riti dell’alta burocrazia: quelle poltrone sono, infatti, sottoposte alla legge sullo spoil system, vale a dire che tanto il Ragioniere generale che il direttore generale del Tesoro decadono entro 90 giorni dall’insediamento di un nuovo governo se non esplicitamente riconfermati.

Ma il ragionamento dietro la proroga è semplice: uno si ritrova lì due grand commis dal gran curriculum che hanno davanti solo un anno di contratto e può essere tentato di lasciarli al loro posto scegliendo con calma i sostituti. E così passa un anno e poi, si sa, il provvisorio nella burocrazia italiana è spesso definitivo. Oltre al suo valore in sé, le proroghe al Tesoro servono – come vi raccontiamo in basso – ad aprire la porta agli altri rinnovi pre-elettorali: dal capo della Polizia (che scade a fine aprile 2018) in giù.

Paradossalmente l’unico ostacolo alla firma di Sergio Mattarella sotto al decreto presidenziale di proroga è Matteo Renzi: tanto Daniele Franco che Vincenzo La Via sono legati a doppio filo a Ignazio Visco e Banca d’Italia (oltre che a Mario Draghi), dalle cui file provengono. Tutta gente che l’ex premier ritiene responsabile dei molti infortuni in materia bancaria del suo governo: dal pasticcio del mezzo bail-in su Etruria & C. all’impatto della riforma delle Popolari sulle due venete recentemente collassate, passando per Mps.
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