Anziano ucciso in ospedale a Venafro, dopo un anno arrestata infermiera

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Grazie all’esame del Ris sul pigiama della vittima, svolta nelle indagini per l’assassinio di Celestino Valentino, 77enne di Pratella (Caserta): fu avvelenato con la soda caustica.

È arrivata grazie ad alcuni esami compiuti dal Ris la svolta nelle indagini per l’assassinio di un anziano in una corsia dell’ospedale di Venafro, in provincia di Isernia. A un anno dall’omicidio di Celestino Valentino, 77enne di Pratella, in provincia di Caserta, i i carabinieri hanno arrestato l’unica indagata: Anna Minchella, un’infermiera 45enne che lo avrebbe ucciso facendogli bere soda caustica. L’accusa per la donna è di omicidio volontario. L’uomo era ricoverato da diversi mesi al Santissimo Rosario per un’ischemia cerebrale che gli rendeva impossibile ogni movimento. Era il 22 giugno dell’anno scorso quando la moglie dell’anziano e la figlia, anche lei infermiera, lo trovarono in condizioni terribili per le lesioni alla bocca e alla trachea provocate dal passaggio della sostanza corrosiva che l’infermiera arrestata gli aveva fatto bere presumibilmente poco prima. Il 77enne fu trasferito all’ospedale di Isernia dove morì alcuni giorni dopo.

Le indagini del Ris sul pigiama

Le analisi del Ris di Roma su campioni del pigiama dell’anziano, corrosi dall’acido che gli aveva procurato anche ustioni a una spalla, hanno determinato la svolta nelle indagini e incastrato l’infermiera. I risultati ottenuti dai laboratori del Ris hanno infatti confermato che si trattava di acido cloridrico, lo stesso acquistato da Anna Minchella in un negozio distante cinque minuti dall’ospedale di Venafro, come emerso da un filmato delle telecamere a circuito chiuso dell’esercizio commerciale. Il video mostra l’infermiera arrestata mentre acquista soda caustica. «Vedete – ha sottolineato il procuratore Albano mostrando le immagini per ricostruire la vicenda – entra e va direttamente allo scaffale dell’acido. Lo preleva, arriva alla cassa e chiede agli altri clienti in fila di poter passare». Poi, avvalendosi di una piantina dell’ospedale e di varie testimonianze raccolte in fase di indagine, Albano ha ricostruito il percorso successivo: la donna avrebbe raggiunto la stanza dell’anziano, avrebbe chiesto alla caposala di poter prendere le cosiddette `siringhe a spruzzo´ e, al suo rifiuto, le avrebbe poi prelevate autonomamente per poter somministrare l’acido. «Celestino Valentino – ha detto il procuratore Albano – non poteva difendersi. Per la sua patologia era immobile a letto da diverso tempo e non poteva neppure gridare».

Il movente

Le indagini portarono sin da subito alla 45enne che aveva lavorato all’ospedale di Venafro e, da poco tempo, era stata trasferita al nosocomio di Isernia. Secondo gli investigatori le motivazioni erano proprio nel trasferimento toccato a lei e non alla figlia di Celestino perché, per via della malattia del padre, aveva potuto usufruire della Legge 104.

http://www.corriere.it

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