Rifiuti tossici, l’inchiesta toscana si allarga anche nel Venafrano

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    Si stringe il cerchio intorno all’azienda finita nel ciclone giudiziario del Noe di Grosseto. E’ dell’area del venafrano. Per un periodo non definito ha importato rifiuti altamente tossici dalla Toscana. E’ ben identificata l’azienda molisana finita nell’operazione “Transformers”, il blitz messo a segno dai Carabinieri del Noe di Grosseto volto a bloccare un traffico illecito di rifiuti pericolosi con diramazioni in gran parte della penisola. Gli inquirenti toscani chiedono il massimo riserbo sul nome della ditta di casa nostra implicata nella vicenda. Ma si tratta di un’azienda con sede nella zona del venafrano. La vicenda è quella legata all’arresto di Antonello Pianigiani, presidente della Pianigiani Rottami e della moglie Antonietta Panarelli, nonché all’iscrizione di 126 persone nel registro degli indagati. Stando a quanto trapela dalle indagini, i rifiuti pericolosi smistati dagli arrestati, sarebbero finiti anche in Molise, dove venivano bruciati. Non si sa ancora per quanto tempo e in quale misura. Ma tonnellate di questi rifiuti pericolosi sarebbero comunque stati smaltiti proprio dall’azienda del venafrano. La stessa però sarebbe stata tratta in inganno dalle certificazioni taroccate che celavano la reale natura di questi rifiuti dovendo poi, una volta scoperta la pericolosità degli stessi, correre ai ripari interrompendo i rapporti con la ditta incriminata. Resta il fatto che per un non meglio precisato lasso di tempo, nella zona del venafrano sono stati smaltiti rifiuti nocivi per la salute pubblica e per l’ecosistema. Rifiuti provenienti dalla rottamazione di veicoli che addirittura venivano utilizzati come base per la produzione di combustibile derivato da rifiuti, il cosiddetto Cdr. Ma possibile che tali movimenti non siano stati rilevati da quello che viene chiamato dagli organi preposti un monitoraggio costante della zona? I rilevatori posizionati sugli impianti industriali, e volti a rilevare la qualità dell’aria, non hanno dunque mai appurato tali presunte anomalie? A prescindere se l’azienda sia stata consapevole o meno di tali presunte irregolarità, rimane un dato certo: i veleni industriali, di piccola, media e grande intensità, continuano ad aleggiare nel venafrano tra il silenzio delle istituzioni

    fonte: quotidianomolise.it

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