Nel 1979 Aldo Patriciello inizia l’attività politica nella Democrazia Cristiana nella quale diventa responsabile del Movimento Giovanile regionale.Dal 1983 al 1992 ricopre la carica di assessore ai lavori pubblici e di vicesindaco di Venafro. Dal 1993 al 1995 è consigliere comunale, sempre nella sua città. Nel 1995 viene eletto con i Popolari al consiglio regionale dove ricopre la carica di presidente della II commissione permanente. Dall’8 agosto 1997 al 24 febbraio 1999 è assessore con varie deleghe: bilancio, patrimonio, gestione urbanistica, informatica e programmazione. Torna poi tra i banchi del consiglio regionale come componente della III commissione permanente.
Nel febbraio del 1998 i consiglieri regionali del Partito Popolare Italiano molisano, guidati da Michele Iorio, sfiduciano la giunta regionale, sostenuta da due anni dalla coalizione de L’Ulivo, provocando l’immediata reazione del segretario nazionale Franco Marini che espelle dal partito vari esponenti, tra i quali Iorio e Patriciello[12]. Successivamente Iorio, Patriciello e altri lasciano il gruppo consiliare del PPI per entrare nel gruppo misto[13].
Nel 2000 Patriciello viene eletto nuovamente al consiglio regionale dove ricopre la carica di vicepresidente del Consiglio Regionale, oltre ad essere componente della I Commissione permanente: ordinamento e organizzazione amministrativa.
Nel 2001 Patriciello diventa segretario regionale di Democrazia Europea in Molise, e nel novembre dello stesso anno il partito ottiene il 13,7% di voti alle elezioni regionali[14][15][16]. La nuova giunta regionale è presieduta da Michele Iorio, di Forza Italia, mentre Patriciello ne è il vicepresidente, con delega alle attività produttive ed alle politiche agricole. Secondo una successiva affermazione di Paolo Cirino Pomicino, in occasione di queste elezioni regionali Patriciello aiuta Italia dei Valori a raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali[17].
Avendo anche la delega all’assetto del territorio, Patriciello appena entrato in carica (nel febbraio del 2002) firma una lettera indirizzata al Servizio Sismico Nazionale della Dipartimento della Protezione Civile per portare a termine la riclassificazione sismologica di tutti i comuni della regione, già avviata dalla giunta precedente e nel luglio successivo partecipa a una riunione a Roma sull’argomento; qualche mese più tardi, quando il terremoto del 31 ottobre colpisce il Molise, non sono ancora stati presi provvedimenti e sorge una polemica tra il dipartimento e la regione[18][19][20].
Nel dicembre del 2002 Democrazia europea si scioglie per partecipare alla fondazione dell’UDC, insieme al CCD e al CDU e Patriciello diventa membro della Segreteria regionale del nuovo partito.
Nel luglio del 2003 la giunta regionale si sciolgie ma la crisi viene superata dopo alcuni giorni e Patriciello continua a far parte dell’esecutivo della Casa delle Libertà presieduto da Michele Iorio[21].
Nel settembre del 2004 Patriciello e altri assessori dell’UDC lasciano la giunta regionale, a seguito di una riforma sanitaria voluta da Forza Italia[22]. In tale periodo Patriciello è capogruppo dell’UDC nel consiglio regionale del Molise, ed entra nella Direzione nazionale come Responsabile del Dipartimento Politiche per il Mezzogiorno. Inoltre, Clemente Mastella dell’UDEUR cerca di convincerlo a passare a L’Unione[23].
Nel giugno del 2008 Patriciello lascia l’UDC per aderire al Popolo della Libertà[24][25].
Parlamentare europeo
Diventa deputato al Parlamento europeo nel maggio 2006 per la lista dell’UDC nella circoscrizione Italia meridionale, dopo la rinuncia del segretario Lorenzo Cesa, nel frattempo eletto deputato nazionale (anche Patriciello si era candidato alla Camera): si iscrive al gruppo del Partito Popolare Europeo. Alle elezioni del 2004, Patriciello aveva ottenuto quasi 68 mila preferenze.
Durante questo primo mandato Patriciello è Vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia e membro sia della Commissione per il controllo dei bilanci che della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Bulgaria; inoltre è membro sostituto della Commissione per i trasporti e il turismo e della Delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb e l’Unione del Maghreb arabo (compresa la Libia)[26].
Nell’ottobre del 2007 Patriciello è tra i parlamentari europei che approvano il rapporto di Marco Cappato per l’uso a fini terapeutici dell’oppio prodotto in Afganistan[27].
La percentuale di presenze in plenaria di Patriciello nel corso del suo primo mandato è del 58%[28], non è mai intervenuto in plenaria, ha presentato 25 interrogazioni, molte sul natio Molise, ed è uno dei pochi a cui hanno tolto l’immunità parlamentare[29].
Nell’aprile del 2009 viene inserito nella lista elettorale del PdL per la circoscrizione dell’Italia meridionale[30] e alle elezioni del 6-7 giugno viene eletto con 113924 preferenze[31].
All’inizio della nuova legislatura, il 16 luglio, Patriciello viene eletto membro sia della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) che della Commissione per il controllo dei bilanci (CONT) e membro sostituto della Commissione per lo sviluppo regionale (REGI). Inoltre viene nominato tesoriere della delegazione italiana del gruppo del Partito Popolare Europeo[32].
Procedimenti giudiziari
Condannato definitivamente in Cassazione a quattro mesi per un finanziamento illecito: all’inizio degli anni ’90 diede 16 milioni di lire a un politico amico.
Inchiesta Piedi d’argilla
Nel dicembre del 2004 Patriciello riceve un avviso di garanzia e suo fratello Gaetano (detto Saddamm), costruttore edile, viene arrestato insieme ad altre tre persone nell’ambito una inchiesta sulla costruzione della Variante di Venafro della Autostrada A14-A1 Termoli-San Vittore del Lazio, la cosiddetta Autostrada del Molise, un’opera di nove chilometri a quattro corsie appaltata per 55.669.471,69 di euro.
L’inchiesta viene denominata «Piedi d’argilla» in quanto i piloni dei viadotti della variante sono stati costruiti con materiale scadente. Secondo l’ordinanza del gip di Campobasso, Giovanni Fiorilli, che ha accolto le quattro richieste d’arresto avanzate dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia Nicola D’Angelo, nei cantieri di Gaetano Patriciello viene aggiunto materiale vario come fango e legno al calcestruzzo e suo fratello utilizza la sua influenza per evitare che i controlli rivelino tale truffa. Inoltre, dalle indagini (condotte dal tenente dei Carabinieri Antonio Bandelli, comandante della compagnia di Venafro) e dalle intercettazioni telefoniche, risulta che i Patriciello hanno dei legami con alcuni esponenti della ’ndrangheta, appartenenti alla ’ndrina Comberiati-Garofalo diPetilia Policastro, che imperversano nella zona di Venafro e hanno sostenuto Patriciello in occasione della campagna elettorale per le elezioni del Parlamento europeo, facendogli ottenere circa seimila preferenze in Calabria. In particolare, uno di questi, Antonio Curcio, è stato messo dai Patriciello alla direzione di una loro azienda[37][38][39]. Patriciello si dimette dalla giunta regionale[40]. Successivamente viene rinviato a giudizio[41].
Nel luglio del 2006 la Direzione Investigativa Antimafia, su ordine della procura distrettuale di Campobasso, perquisisce il Comando generale dei Carabinieri nell’ambito di una indagine sulle manovre per screditare e far trasferire il tenente Bandelli e il collega capitano Fabio Moscatelli, comandante della compagnia di Termoli.
Il capitano Moscatelli ha condotto l’inchiesta «Black Hole», disposta dalla Procura di Larino, sul deputato locale Remo Di Giandomenico (UDC) e la moglie di questi Patrizia De Palma, gravemente coinvolti nella gestione illecita dell’Azienda sanitaria locale e successivamente arrestati insieme ai vertici dell ASL, ed è stato inviato in Kosovo e a Nasiriya pur non conoscendo l’inglese e infine allontanato da Termoli. La perquisizione effettuata dalla DIA vuole accertare quali «alte autorità istituzionali» sono intervenute presso il Comando generale dei Carabinieri sollecitando il trasferimento dei due ufficiali che hanno indagato sui due deputati molisani del partito di Pierferdinando Casini, allora presidente della Camera dei deputati[42].
Dopo un primo conflitto territoriale, la Cassazione assegna l’inchiesta «Piedi d’argilla» alla Procura di Isernia che nel maggio del 2008 invia gli avvisi di conclusione indagini e l’11 settembre 2008 la richiesta di rinvio a giudizio. La variante, per conto suo, viene inaugurata nell’ottobre del 2008. Nel febbraio del 2009 l’inchiesta «Piedi d’argilla» giunge in udienza preliminare al Tribunale di Isernia e il Gup Andrea Penta decide il trasferimento dell’inchiesta alla Procura di Cassino in quanto il reato di falso ideologico sarebbe stato commesso nella certificazione del calcestruzzo utilizzato nei piloni da parte della Geolab, società che ha sede a San Vittore del Lazio. Allo stato attuale gli indagati sono otto: Aldo Patriciello (che non aveva potuto partecipare alla precedente udienza del 15 gennaio per impegni istituzionali), suo fratello Gaetano, Francesco Furner, Anna Maria Pirollo, Francesco Pirollo, Cesare Di Bucci, Orlando Pallotta e Massimo Zullo. L’avvocato Arturo Messere rappresenta l’ANAS che si era costituita parte civile nella precedente udienza, lamentando un danno di sette milioni di euro. Dopo l’archiviazione di alcune accuse, i reati contestati sono: frode in pubbliche forniture, truffa e falso ideologico[43].
Il 9 aprile 2009 il giornalista Marco Travaglio nella copertina della trasmissione televisiva AnnoZero accenna a Patriciello e all’inchiesta «Piedi d’argilla» come esempio di politico pregiudicato che fa carriera; nel corso della puntata il conduttore Michele Santoro comunica alcune precisazioni fatte per telefono da Patriciello a suo discarico e contro i carabinieri che hanno indagato su di lui ma Travaglio le smentisce: i due carabinieri sono stati scagionati mentre Patriciello è imputato in udienza preliminare iniziata a gennaio, i lavori sono stati infine consegnati ma solo dopo una rilevante spesa per rinforzare i piloni dei viadotti[44].
Nel maggio del 2009 il pm di Campobasso Nicola D’Angelo, il coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Marco Dinapoli e l’ex comandante dei carabinieri di Venafro Antonio Bandelli (nel frattempo promosso capitano e trasferito a Foggia) ricevono delle lettere anonime contenenti minacce di morte in relazione all’inchiesta[45].
Calunnia all’agente Stefania Di Clemente
Nell’agosto del 2007 Patriciello si fa notare per la sua insofferenza alle multe alle auto in divieto di sosta e e la sua diffidenza verso i carabinieri[46]. Nel corso di una discussione verificatesi alla presenza di alcuni carabinieri, intervenuti in relazione ad alcune multe per accertata violazione del codice della strada emesse dall’agente della polizia municipale del comune di Pozzilli, Stefania Di Clemente, nei confronti di automobilisti che avevano parcheggiato i propri veicoli nelle vicinanze dell’Istituto neurologico Mediterraneo “Neuromed”, Patriciello afferma che l’agente ha falsificato gli orari riportati sulle multe incolpandola del reato di falso materiale in atto pubblico, mentre per i carabinieri non risultano contraffazioni penalmente rilevanti. Il pm del Tribunale di Isernia ipotizza il delitto cui all’articolo 61, n. 10 e 368 del codice penale italiano (calunnia ad un pubblico ufficiale) ma Patriciello oppone la sua immunità di parlamentare. Il 5 maggio 2009 il Parlamento europeo approvando a larghissima maggioranza la relazione della Commissione giuridica (relatore Aloyzas Sakalas) riconosce che Patriciello non ha agito per proprio interesse, non intendeva insultare l’agente e ha espresso la propria opinione sul diritto dei cittadini di accedere agli ospedali e alle cure sanitarie, svolgendo il proprio dovere di deputato[47][48].
Processo per la Fondazione Paola Pavone
Nel gennaio del 2008 Patriciello è stato rinviato a giudizio per truffa aggravata in concorso, abuso d’ufficio e malversazione ai danni dello Stato[49][50][51], insieme al cognato Mario Pietracupa e ad altre quattro persone: il prof. Erberto Melaragno, presidente della Neuromed, don Orlando di Tella, presidente della Fondazione Paola Pavone, Giovanni Di Renzo ex Direttore generale della Direzione Politiche sanitarie e sicurezza sociale della Regione Molise e Sergio Di Vico ex Direttore generale dell’ASL 3 di Campobasso.
Secondo l’ipotesi del pm del Tribunale di Campobasso, sotto la regia di Patriciello il prof. Melaragno e don Orlando di Tella hanno stipulato un contratto di comodato d’uso tra Neuromed e la Fondazione Pavone l’11 settembre del 2000 per consentire a Neuromed di gestire la casa di riposo della Fondazione, sita nel comune di Salcito, per farla diventare un centro di alta riabilitazione privato ed accreditato con la Regione, godendo di fatto di un finanziamento regionale di un miliardo e 400 milioni di lire che la Fondazione aveva ottenuto nel 1993 per realizzare la struttura a scopi assistenziali e attuando un mutamento della destinazione dell’immobile irregolare. Nel 2004, quando la struttura è pronta per iniziare l’attività riabilitativa in accreditamento con la Regione viene sequestrata dalla Procura e non entra mai in funzione. Il processo entra nel vivo nel marzo del 2009 con l’ascolto dei testimoni dell’accusa e l’acquisizione dei documenti raccolti dai Carabinieri sulla vicenda[52].
Anche in questo caso Patriciello ha invocata l’immunità ma il Parlamento europeo il 22 aprile del 2009, approvando a larghissima maggioranza la relazione della Commissione giuridica (relatore Aloyzas Sakalas), afferma che trattandosi di malversazioni di fondi pubblici e di reati urbanistici, e non di opinioni o di voti espressi nell’esercizio del mandato di deputato, l’immunità non può essere difesa[53][54].
Nel giugno 2010 è stato condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione dal Tribunale di Campobasso. Condannati alla stessa pena suo cognato Mario Pietracupa, attuale consigliere regionale nonché vicesegretario nazionale dell’Alleanza di centro, Erberto Melaragno, presidente del Neuromed e Giovanni Di Renzo, dirigente della Regione Molise. Condannato a 1 anno e 10 mesi anche don Orlando Di Tella per abuso d’ufficio e violazione di sigilli.
Fonte WIKIPEDIA VISITA IL LINK DELLA FONTE http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Patriciello



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